Arriva la Barbera d'Asti senza solfiti di Rabino
Marco Rabino invece, giovane vitivinicoltore di Montaldo Scarampi, ha accettato la sfida di arrivare a un prodotto garantito come privo di solfiti, ovvero sotto la soglia dei 10 mg.: la conferma del laboratorio è arrivata il 24 giugno. “Non nego che la prova tecnica come enologo mi ha coinvolto: molti infatti ritengono che l’ausilio dell’anidride solforosa sia basilare e insostituibile. Io ho provato il contrario. Inoltre ho cercato di venire incontro alle esigenze del consumatore, sempre più esigente in tema di prodotti privi di additivi”.
In effetti i solfiti sono presenti in molti alimenti, non soltanto nel vino, e sono utili a prevenire l’ossidazione dei prodotti, la formazione di muffe e lo sviluppo di batteri. Come fare dunque a lavorare l’uva senza l’utilizzo di questa sostanza? “Essendo la mia una piccola azienda, riesco a seguire la vendemmia in maniera capillare e utilizzo così una materia prima perfetta. Scelgo solo uva integra, scartando i grappoli non adeguati, e riponendola in cassette da 20 kg. In questo modo non ci sono processi di fermentazione che iniziano in vigna e che richiedono l’utilizzo di solfiti. Per il resto, basta conoscere quelle che si rivelano fasi delicate della lavorazione del vino e utilizzare gas inerti nei momenti critici, essendo consapevoli che gli stadi in cui il vino ha dei difetti olfattivi vengono superati da successivi step”. Niente solfiti aggiunti dunque, ma Castlé 2009 non ha neppure la presenza di solfiti come prodotto di trasformazione dei lieviti, ecco perché questa Barbera avrà una fascetta aggiuntiva che la garantirà come senza solfiti in assoluto.
Dal punto di vista del gusto, com’è? “È molto diverso dagli altri vini, ha poi un’acidità discretamente pronunciata, che si sa è uno dei fattori di longevità in questo prodotto”.
Castlé 2009 è stata prodotta in versione senza solfiti in sole 2000 bottiglie, per il resto ci sarà anche la variante tradizionale. “Un giorno, se l’annata lo permetterà, tutto questo cru potrebbe essere senza solfiti” aggiunge Marco, che comunque, pur non essendo un produttore biologico, professa di aderire strettamente alle misure ambientali indicate per legge “perché – dice – con la natura io ci lavoro e per questo cerco di usare i prodotti meno impattanti possibili”. Questo anche il motivo per cui si è recentemente convertito al fotovoltaico, costruendo un tetto che dovrebbe alimentare per intero i fabbisogni energetici della cantina.


