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Castiglion del Bosco

Castiglion del Bosco e' una realta' decisamente interessante dal punto di vista enoico. Una montalcinese che guarda a tutto tondo per farsi conoscere nel mondo con prodotti di qualita'. Detto cosi' potrebbe sembrare la descrizione di una delle tante aziende del panormaa vinicolo italiano, ma bisogna sicuramente leggere tra le righe.

Arrivo, infatti, in questa azienda di buon mattino. Diverse le cose che mi colpiscono: l'impegno profumo dalla proprietà (Massimo Ferragamo con socio statunitense) per ristrutturare quelle che era un borgo di origine medioevale è importante. Due corpi con altri casolari immersi nel bosco che fanno da cornice a quello che presto sarà uno splendido resort con annesso campo da golf per creare un perfetto connubio tra sport e enogastronomia. La cantina, poi, sapientemente restaurata su una costruzione preesistente è nello stile di una struttura che coniuga funzionalità e innovazione.

Ma Castiglion del Bosco è anche passionalità ed amore per il vino. Lo dimostra il vigneto del cru aziendale posto su una sommità che guarda oltre l’orizzonte che l’occhio umano può scorgere, ma che i profumi che si espandono nelle colline toscane portano raccontando di un mare che comunque non è molto lontano e di una terra che sotto i nostri piedi e ricca di storia.

Un vista a trecentosessanta gradi: girarsi introno e vedere vigne e natura perfettamente armonizzati per creare un vino di territorio.

Un’azienda che ha anche numeri interessanti: 1756 ettari complessivi di cui 56 a vite suddivisi in due aree delle quali la parte alta che descrivevo attira il focus qualitativo migliore.

Una prospettiva di crescita in mente per questa cantina di 4mila metri quadri che solo recentemente è passata nell’attuale proprietà (aprile del 2003) e che è già al lavoro per i prossimi anni e che guarda, inoltre, con grande interesse il mercato Usa che da solo rappresenta il 40 per cento del fatturato.

Ma lasciamo gli aridi numeri per tuffarci nello scorrere del nettare di bacco che riempie i nostri sensi. Ad oggi quattro le etichette prodotte, oltre alla grappa ed all’olio, con un igt, un rosso, Brunello e selezione.

Il Rosso di Montalcino DOC 2005 è un bel vino che si presenta con un rosso rubino ed una gamma di sentori che vanno dalla piccola frutta a bacca nera alla viola con una netta piacevolezza la palato dove una bella acidità ed una buona sapidità costruiscono un bicchiere di vino che si beve con gradevolezza e con piacere.

Brunello di Montalcino DOCG

2002

Un colore rosso con punte di tendenza all’aranciato, ma ancora vivace nei toni centrali, sono il biglietto da visita di questo Brunello. Note balsamiche accompagnate da sentori di cuoio e pelle animale in un mix di frutta rossa decisamente intensa formano, invece, il bouquet del vino. In bocca si presenta con una discreta eleganza e sentori che ricordano le sensazioni olfattive. Buona anche la sensazione di freschezza e la lunghezza.

2003

Un vino dalla discreta complessità olfattiva di un rosso rubino vivace. Piccoli frutti rossi emergono al naso accompagnati da note di viola che ben si riconoscono anche in bocca dove una buona acidità sostiene bene il bicchiere.

2004

Lo degusto quando non ha ancora due mesi di bottiglia e, quindi, decisamente, si scorgono note che devono essere interpretate. Un bel rosso rubino intenso  con bella frutta e fiori freschi vivi, decisi. In bocca ha già una discreta eleganza con un tannino ancora da affinare, ma sulla buona strada. Ancora giovane, ma ha buone prospettive.

Campo del Drago Brunello di Montalcino DOCG

2001

Un bel rubino intenso e vivace fa da prodromo al un naso elegante con note di piccoli frutti neri e rossi propri del sottobosco ed una nota di rosa invitante. Interessante anche in bocca con il ripetersi di eleganza e sentori percepiti al naso ed una bella acidità con un finale lungo e persistente su note floreali che ricordano ancora la viola. Buona la sapidità.

2003

Sicuramente questo Campo del Drago ha risentito dell’annata non proprio favorevole ed anche alla degustazione si intravede un prodotto corretto, ma, confrontato alle altre due annate, un gradino sotto. Piacevole e di fresco.

2004

Rosso intenso pieno con sentori importanti di frutta rossa, ciliegia, amalgamati con sottobosco e note quasi dolci. Discreta intensità e bella piacevolezza la anso così come nel palato dove spiccano anche una bella acidità ed una buona profondità.

Abbiamo lasciato ad una prossima visita la degustazione dell’Igt Toscana Dai nero - blend al 90 per cento di merlot con rimanente sangiovese -: una “giusta causa”  per ritornare a vedere questa bella azienda ci voleva…


Castiglion del Bosco e' una realta' decisamente interessante dal punto di vista enoico. Una montalcinese che guarda a tutto tondo per farsi conoscere nel mondo con prodotti di qualita'. Detto cosi' potrebbe sembrare la descrizione di una delle tante aziende del panormaa vinicolo italiano, ma bisogna sicuramente leggere tra le righe.

Tel. 0577/807078
info@castigliondelbosco.it
http://www.castigliondelbosco.it

Data di pubblicazione: 18/02/2008

Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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