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Birrificio Artigiano Toscano a Montescudaio (PI), dove la Birra è più Italiana

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I tre della BAT I tre della BAT
Giorgio con un titolare Giorgio con un titolare
Una delle bevande più antiche dell’Umanità è la Birra, le prime tracce ci giungono da scritti della Mesopotamia e dell’Antico Egitto di circa 5.000 anni fa, ma dalle prove chimiche fatte su alcuni resti di antichissime ceramiche, si può azzardare a dargli un luogo e una data di nascita: in un Territorio che corrisponde, a grandi linee, all’attuale Stato dell’Iran, più di 7.000 anni fa. Questa antichissima bevanda è nata grazie al fatto che il primo cereale coltivato dall’uomo è stato l’orzo, grazie al suo facile metodo di coltivazione, e questo tipo di coltura ha modificato anche profondamente il modo di vivere dei nostri antenati, trasformandoli da cacciatori nomadi ad agricoltori stanziali, favorendo anche la nascita dei primi villaggi

. L’ingegno dell’uomo incominciò ad elaborare le prime tecniche agrarie, creando un surplus di alimenti che dovevano essere conservati, la conseguenza fu, che tutto ciò, andava preservato dal deperimento e dall’assalto dei roditori, una delle soluzioni, che dava maggiori garanzie, fu quella di mettere i grani del raccolto in recipienti colmi di acqua. L’orzo immerso dava inizio al processo della fermentazione trasformando l’acqua  in una rudimentale birra. I primitivi che la bevevano, si sentivano più forti e felici, pronti ad affrontare la vita terribile di allora e ritenendo che, in tutto ciò, ci fosse un qualche intervento divino. Il nome della bevanda fu Birra o Ale, il primo, molto probabilmente, deriva dal Latino “bibere” (bere), mentre il secondo appellativo era usato dai  popoli nordici e  dagli Inglesi. Attraverso i Millenni la Birra fu perfezionata e, in tutte le epoche, ebbe grande importanza, fino a raggiungere i nostri giorni in cui ha una posizione di grande prestigio tra le bevande alcoliche. Il mercato mondiale è in mano alle grandi multinazionali e a migliaia di piccoli produttori, ultimamente molti degli appassionati homebrewers (in Inglese coloro che si dedicano alla homebrewing, arte di produrre birra in casa) e in italiano definiti domozimurghi (dal latino domo = casa e zimurgo = colui che pratica la zimurgia o scienza della fermentazione) si sono messi in gioco, anche da noi, commercializzando le loro preparazioni artigianali. Tra le novità più interessanti vi voglio segnalare, l’appena nato, B.A.T. (Birrificio Artigiano Toscano) a Montescudaio, in Provincia di Pisa. La paternità di questa nuova realtà è da attribuire ai tre soci fondatori, Nicola Parrini, Luca Sabatino e Vittorio Cotronei. Nicola, nato a Livorno nel 1966, cresciuto in una famiglia dove la gastronomia è arte, è titolare con il fratello Enrico, del famoso ristorante Perbacco, proprio a Montescudaio, dove la sua mamma in cucina realizza degli straordinari piatti del territorio e della tradizione, ha una grande passione per i Vini e la Birra. Nel 1996 si diploma Sommelier  A.I.S., e per molti anni si è specializzato nella produzione “casalinga”, per uso personale di ottima Birra.  Luca è nato nel 1983 a Magenta in Provincia di Milano,  ha alle spalle un passato di ciclista professionista, è Sommelier A.I.S., è stato negli Stati Uniti d’America, precisamente in California a Los Angeles, ad occuparsi della diffusione e dell’importazione, in quello straordinario spicchio di mondo, dei Vini di Bolgheri (LI); anche lui si è dilettato nella produzione di Birra per uso domestico. Vittorio Cotronei è “autoctono”, nasce infatti a Montescudaio nel 1977, è laureato in Giurisprudenza, ha trascorso cinque anni della sua vita in Spagna a Madrid, di questa sua esperienza ne ha fatto un Libro: “Meseta”. Quando ha visto che, davanti a casa sua, si stavano facendo dei lavori e ha scoperto che si stava per aprire un Birrificio, da cultore, ha bussato alla porta, si è presentato e ha detto:- “Se volete un socio, partecipo anche io”. La mia visita al Birrificio è stata molto interessante: due locali, nel primo, il più grande, delle celle frigorifere, tre tini in acciaio,  le scorte di produzione e del prodotto finito pronto per la spedizione, da una parte un grande tavolo dai mille usi. Nel secondo due grosse caldaie e l’attrezzatura per raffreddare il mosto e trasportarlo ai tini con un sistema innovativo, di loro progettazione, che ha il vantaggio di far risparmiare una quantità incredibile di acqua. Grazie a questi macchinari e a una selezionata e personalizzata mistura di maltati di orzo, sorgo, riso e farro, (il “malto” non è altro che la “cariosside = chicco secco” di un cereale che ha subito la germinazione, almeno che non si specifichi, il nome “malto” si riferisce normalmente al “malto di orzo”), insieme a grani crudi etruschi e luppolo, il trio produce, attualmente, tre tipi di Birre ad alta fermentazione metodo classico (rifermentazione in bottiglia), dai nomi forti e Toscani.  “Càrma”, colore dorato, carbonica leggera non pungente, schiuma media, nei profumi prevalgono le spezie, gli agrumi e il malto, dal gusto persistente ed intenso, buona l’acidità, molto fresca e sapida, sicuramente equilibrata, alcool 6% (la gradazione, per tutte e tre le Birre, può variare leggermente vista la lavorazione assolutamente artigianale).  Una Birra che ha una temperatura di servizio di 8/10 gradi, e che si può abbinare a piatti di pesce, crostacei, ai piatti estivi di verdure e ai vari formaggi freschi. “Tegola”, rossa ambrata (come una tegola), carbonica leggera, schiuma abbastanza intensa, nei profumi note di spezie, albicocca secca, rosmarino e rabarbaro, oltre al malto, dal gusto intenso, fresco e persistente, equilibratissima, si evolve nel bicchiere nei profumi e nei sapori al crescere della temperatura, alcool 6,5%. La temperatura di servizio è intorno ai 10/12 gradi, l’abbinamento sicuramente predilige piatti di pesce in salsa, arrosti e grigliate di carne, formaggi di media stagionatura. “Ticcia” (robusta), dal colore nero, anche qui la carbonica è leggera e non pungente, schiuma media, dai profumi intensi di caffè, liquirizia, legno esotico e mandorle tostate, dal gusto persistente ma assolutamente non pesante, equilibrata, sul finire leggermente secca, alcool 5,5%. Deve essere servita intorno ai 12/16 gradi, da abbinare a tutti i tipi di carni, ideale per brasati e arrosti. In preparazione  anche una grossa novità, una Birra specifica per formaggi morbidi e erborinati, che, grazie ad una piccola percentuale di porto, si chiamerà “Ex-port” Vintage 2010, per ricordare i sentori di barrique sono stati usati delle chips di varie tipologie di legni e avrà un invecchiamento di sei mesi. Tutta la loro produzione ha il grande vantaggio di non avere una scadenza ravvicinata, al contrario di molte Birre Artigianali. Gradevole anche la presentazione, sulle bottiglie da 0,75 spicca la bella etichetta, fatta appositamente per loro, con raffinato talento artistico, dal Maestro Stefano Tonelli. Prodotti interessanti, che appena usciti hanno riscosso già il gradimento presso molti importanti Ristoranti ed Enoteche della zona. La filosofia di Nicola, Luca e Vittorio, si riassume nella loro volontà di fare una tipologia di Birre che siano specificatamente Italiane, fatte su misura per gli italici palati, con la possibilità di abbinamento perfetto con i piatti della nostra grande Cucina Mediterranea, un tentativo, visto i primi risultati, sicuramente riuscito.

B.A.T. 

Birrificio Artigiano Toscano

Via Guerrini,  1/B   

Montescudaio  (PI)

info@birrabat.com

 

www.birrabat.com 

Data di pubblicazione: 28/06/2010
Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Basta dire Provincia di Siena e la mente corre subito attraverso ogni genere di meraviglie, culturali, paesaggistiche e gastronomiche. Questo magnifico Territorio è attraversato dalla Via Cassia, una delle più importanti Vie Consolari Romane, che congiunge Roma a Firenze. In Epoca Medievale, a causa dell’impantanamento della Valdichiana (valle di origine alluvionale, che si estende tra le Provincie di Arezzo e Siena per poi proseguire in Umbria), il percorso originale fu modificato, e dopo il 774, quando i Franchi sconfissero i Longobardi, la strada divenne il percorso preferito dei numerosi pellegrini che si recavano a Roma. Un lungo tratto della Cassia coincise con la famosa Via Francigena, anticamente detta Via Francesca o Romea
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