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Casale Pozzuolo. La Maremma che si fonde nel Montecucco

Borgo Santa Rita. A due passi da Cinigiano e uno dall'Orcia. Sullo sfondo si staglia maestoso il Castello delle Mura, simbolo della Banfi. In questo contesto geografico di grande importanza si colloca un'azienda molto particolare: Casale Pozzuolo. Molto particolare perche' si tratta di un piccolo gioiello che produce due ottime etichette, tra le quali una Riserva che fara' parlare di se'. Insieme al sottoscritto il mio valido commentatore - notista e sempre piu' anima del Corriere, Paolo Valdastri.

Il primo impatto con il Casale lo abbiamo dai vigneti: filari curati e cullati fanno bela mostra di se' quasi a fornire il biglietto da visita di questa azienda al visitatore che li osserva. a poco a poco si scopre anche il corpo aziendale. Si tratta di una serie di casolari dai quali e' stato ricavato un agriturismo (che abbiamo avuto il piacere di sperimentare) che si meriterebbe un articolo a parte solo per la cura dei parti che lo circondano. Una bella opera di ristrutturazione elegante che ben si amalgama con i suoi vigneti e che mostra la mano del curatore: Daniele Galluzzi. Proprio Galluzzi ci viene incontro e ci introduce la nella sua azienda. Galluzzi e' un giovane imprenditore motivato, appassionato, quasi travolgente quando parla del suo vino e delle sue vigne. Grossetano, si divide tra l'impresa e questo bell'angolo di Maremma dal quale si vedono quasi a toccarli, Banfi e Argiano. Siamo nel territorio della Doc di Montecucco...

Mentre il collega si occupa di "torchiare" Galuzzi sulle specifiche tecniche del Casale (vedi sezione vino nella quale troverete le degustazioni del Rosso e l'assaggio da botte della Riserva con le note curate dall'amico Paolo) osservo Galluzzi (in effetti, l'essere in due e dividerci i compiti mi permette di osservare cose che, lavorando da solo, non potrei). Entusiasta, carico, vulcanico.. parla delle sue vigne con amore e rispetto, mentre ci inonda di dati numerici conosciuti alla perfezione.

Paolo mi passa la palla ed allora cerco di ricostruire l'avventura di questo giovane viticoltore. La storia del Casale risale alla meta' del 1400. Le avverse vicende che lo vedono passare dai Piccolomini ai senesi e agli assegnatari servono per fare da prodromo all'arrivo della prima generazione dei Galluzzi su questo colle. Dopo cinque generazioni la famiglia e' sempre li' nella sua terra rimanendo strettamente legata al mondo del vino che il nonno di Daniele vendeva sfuso. Ma il nonno di Daniele aveva un grande sogno: ristrutturare tutto il Casale e le vigne che non erano nelle condizioni ottimali. "Un giorno sotto una ficaia promisi a mio nonno che avrei ristrutturato la ficaia e reimpiantato le vigne", dice Galluzzi con grande commozione. Forte di questa promessa fatta al nonno, Galluzzi investe fortemente nel Casale, grazie ai successi della sua impresa principale. Circondato da collaboratori che lo aiutano e dai consigli del padre arriva a produrre la sua prima etichetta della vendemmia del 2003. Attende, infatti, quattro anni dalla prima vigna piantata per ottenere il suo prodotto. Ad oggi il Casale produce circa 13mila bottiglie tra Rosso e Riserva e nell'intenzione ci sara' di entrare a regime con un altro ettaro di vigna senza, pero', la volonta' di produrre numeri alti, magari acquistando uve. Galluzzi, infatti, ha selezionato i terreni migliori della sua proprieta' e non intende forzare su altre zone per la produzione di un quantitativo maggiore o di altre etichette... anche se un altro nome, proveniente dalla storia del luogo, e' stato registrato...

Obiettivi chiari anche per quanto riguarda il mercato. "Vendiamo soprattutto nel Nord Italia e in Belgio. Bene anche l'Austria che mi ha richiesto addirittura tutta la produzione della Riserva, ma ho preferito diversificare l'invio del mio vino". Mentre parliamo di prodotto i suoi collaboratori - che ci hanno raggiunto nella sala che funziona come luogo multifunzionale in un'ambiente in cui anticamente era una stalla - si adoperano per preparare l'apparecchiatura e la cena. Ma a proposito di mercati, lei dove si orienterebbe? Risposta precisa: "Mi piacerebbe andare in Giappone". E delle nuove realta' emergenti nel panorama mondiale del vino? "Non vedo di buon occhio le produzioni del Nuovo mondo perche' credo si debba tenere ben presente un fattore: quello della cultura del vino. A differenza loro, noi vantiamo una tradizione nel settore di grande spessore. Loro importano, invece, vino che non ha questa tradizione e lo mettono sul mercato a prezzi molto bassi..." In sostanza a dire che si porta sul mercato italiano, ricco di cultura, prodotti fatti anche bene, ma che non hanno quello che i francesi sintetizzano divinamente con il termine terroir, e a prezzi non concorrenziali. Per quanto riguarda l'export, invece? "Credo sia necessario portare i nostri prodotti in zone ben qualificate dove possano essere apprezzati e collocarli bene, altrimenti potrebbero sorgere problemi".

Sintetico, ma chiaro... e nel vostro futuro? "Sicuramente l'ampliamento della cantina che arrivera' a 800 metri quadri".

Il tempo e' passato ed e' l'ora di mettersi a tavola. Un brindisi insieme (sembra di essere una famiglia che si ritrova per un giorno di festa, davvero una bella sensazione) e poi tutti a tavola a scoprire leccornie che arrivano dalla cucina del Casale. Voglio essere buono e non farvi venire l'acquolina in bocca citandovi tutti i vari passaggi culinari che ci hanno allietato nello spirito e nel corpo. Vi dico solo che il Rosso della Porticcia stava d'incanto.

La sera poi, prima di cadere nella braccia di Morfeo, la sicurezza di avere il Castello delle Mura a protezione e a ricordarci che questo territorio, puo' diventare grande... mentre l'Orcia nell'immedita vicinanza, scorre placido...


 

Cinigiano Grosseto
telefono cellulare: 335 6252517 oppure 328 4197587
fax: 0564/902019
info@casalepozzuolo.it http://www.casalepozzuolo.it
Data di pubblicazione: 18/02/2008

Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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