Croce di Febo e Fattoria Palazzo Vecchio: tradizione e innovazione insieme per il presente e il futuro di Montepulciano
Due realtà accomunate dal medesimo consulente (il gentilissimo enologo Andrea Mazzoni, mio personale Virgilio in queste visite), con diverse impostazioni nelle proprie scelte in termini di impianto di vitigni, ma certamente sorelle nel comune obiettivo di perseguire una qualità legata al rispetto del territorio, all’espressione dei rispettivi terroir (diversi ma entrambi parte integrante dell’identità di Montepulciano) e delle sfaccettature che il Sangiovese (o meglio il Prugnolo Gentile) può assumervi.
Croce di Febo (www.crocedifebo.com) condivide la propria storia con altre realtà del mondo poliziano e ilcinese: dopo un primo pionieristico imbottigliamento nella grande annata ’99, la passione del giovane Maurizio Comitini ha condotto al grande salto dalla vendita delle uve alla Cantina Sociale alla produzione del Vino Nobile in proprio (prima uscita: 2005). Più d’una le opportunità da sfruttare: una esposizione strepitosa sulle pendici che digradano dal colle di Montepulciano in direzione Est – Sud Est; la disponibilità di diverse parcelle di vigneto situate a quote diverse (fino a un massimo di 480 mt. slm) per incrociare e differenziare le curve di maturazione delle uve; terreni poveri che inducono automaticamente una produzione limitata (non più di 30 q.li/ha per le vigne più vecchie – di oltre 40 anni –, che comunque diventano solo 50 q.li/ha su quelle di più recente impianto); un mesoclima con belle escursioni termiche giorno/notte e soprattutto particolarmente ventilato, così da contenere gli effetti degli eccessi sia di temperatura sia di piovosità.
Ne è scaturito un progetto coerente, culminato nella realizzazione di una nuova cantina dove si lavora per gravità (cioè con un minimo uso di pompe, al fine di limitare la presenza di impurità nel vino), e soprattutto con la decisione di piantare vitigni internazionali in quelle posizioni in cui il Sangiovese fatica a maturare: ecco quindi, oltre ai tradizionali Mammolo e Colorino (e al meno consueto, in zona, Ciliegiolo) arrivare il Syrah e il Merlot, oltre all’interessante esperimento dell’Arine Arnois (incrocio tra Merlot e Petit Verdot); ma non il Cabernet Sauvignon, ché il Prugnolo Gentile poliziano ha tutta la struttura di cui ci possa essere bisogno, e la sua purezza fruttata deve essere salvaguardata dalle contaminazioni vegetali del grande bordolese. In cantina, spazio alla tradizione rivisitata, con fermentazione in tini tronco-conici di rovere francese e di Slavonia ma anche batonnage sulle fecce nobili, non solo proprie delle uve ma anche appositamente acquistate per la bisogna (per un tino di Sangiovese).
E questa originalità si giustifica nell’assaggio dei campioni in affinamento: dove il Prugnolo Gentile 2009 fatto riposare sulle fecce “tecnologiche” ha un frutto più contratto (ovviamente, c’è tutto il tempo di distenderlo compiutamente), ma tannino di superiore dolcezza e impeccabile pulizia finale, in confronto al confratello per il quale sono state usate le fecce autoctone, più “fragoloso”, ma per il momento dalla struttura tannica nettamente più aggressiva, e con un un’impressione di minore profondità al palato. Interessante anche l’assaggio di un blend 2009 75% Syrah e 25% Sangiovese, necessariamente ancora ruvido ma ben sapido, con netta riconoscibilità della componente varietale di pepe nero del Syrah e bella espansione fruttata in bocca. E forse più ancora, in prospettiva, tra gli altri campioni, spicca quello che diventerà il Vino Nobile Riserva 2009: tannino importante ma educato, frutto già ben focalizzato e largo, sapidità territoriale (ancora) intrigante.
E’ questa la cifra stilistica comune che percorre anche i vini già imbottigliati: In effetti, l’aggiunta dei vitigni internazionali è intelligentemente tesa a smorzare le asperità iniziali di un Sangiovese fatto per durare nel tempo, ma non a creare un “altro” vino, che si distingua per colori impenetrabili o morbidezze al di sopra della media. Specie il Syrah aggiunge qualcosa a livello aromatico, ma la spina dorsale del vino è sempre (come deve essere) il Prugnolo Gentile. E così il Vino Nobile 2007 è coerentemente figlio di un annata calda e forse è più largo che profondo, ma l’acidità non manca, il tannino (ancora appena sgranato) non si secca nel finale di estrema pulizia, il pepe del Syrah ben si combina con il carattere terroso del Sangiovese. La Riserva 2006 è per il momento più dura, ma il frutto (anche una bella mora matura) è più naturalmente disteso, e l’equilibrio generale invita a versarsi un altro bicchiere per godere di questa piacevole succosità.
Per finire, una sorta di divertissement con un rosato (ottenuto tramite salasso) prelevato direttamente dal tino di acciaio, intenso al naso di note di fragola e lampone, di un certo volume al palato, anche per una gradazione alcolica esuberante. Per conseguire le maturità fenoliche necessarie ai vini di spessore, con i mutamenti climatici in atto occorre infatti purtroppo spingersi fino a gradazioni alcoliche notevoli, mettendo a rischio l’acidità. Sarà questo il problema enologico da risolvere nel prossimo futuro, anche se a Croce di Febo sembra ci siano le idee sufficientemente chiare per risolvere queste e altre difficoltà.


