Il territorio come criterio: l’azienda Giacomo Fenocchio in Bussia
Dunque, la prima cosa che il produttore fa vedere non è un nuovo fermentatore o una moderna catena di imbottigliamento, bensì le vigne, i terreni, le piante da cui tutto nasce: è l’unico criterio di qualità del vino, che deve parlare del luogo da cui proviene e dell’uomo che, con il proprio impegno e la propria passione, lo ha prodotto. Claudio Fenocchio questo criterio lo segue; l’assaggiatore lo ritrova nei bicchieri.
La produzione dell’azienda è dedicata esclusivamente ai vini rossi tipici delle Langhe: nebbiolo, barbera, dolcetto e freisa.
Non esiste un Barolo di assemblaggio o “base”: ogni cru è valorizzato per le sue caratteristiche, ogni Barolo deve raccontare il vigneto da cui provengono le uve.
Ecco allora i tre Barolo dell’azienda: Bussia nel Comune di Monforte d’Alba; Cannubi nel Comune di Barolo; Villero nel Comune di Castiglione Falletto. Si distinguono per i differenti impasti geologici del suolo e sottosuolo: la Bussia ha terreno di origine elveziana (Arenarie di Diano), con sedimenti calcarei, arenarie compatte e rilevante presenza di argilla, che danno tannino, alcol e potenza, oltre a ricchezza di ferro e carbonato di calcio che inducono nel vino sentori minerali, complessità aromatica e buona sapidità; il Cannubi, come tutta l’area di Barolo, La Morra e Verduno, ha sottosuolo di origine tortoniana, caratterizzato dalle cosiddette Marne di Sant’Agata fossili, con molto calcare e presenza di sabbie finissime, che garantiscono asciuttezza e donano ai vini finezza, acidità, tannini morbidi e maturazione più veloce, senza perdere in longevità; la “marna”, poi, con i suoi fossili e minerali di origine marina, conferisce eleganti profumi di frutta fresca e fiori; il Villero condivide con la Bussia le caratteristiche geologiche, ma per esposizione e impasto del terreno dà vini che hanno bisogno di minore affinamento per trovare equilibrio, sono potenzialmente meno longevi.
Nei vini si ritrovano fedelmente, grazie alla vinificazione tradizionale, le caratteristiche che derivano da tali territori: tannino, potenza e mineralità nel Barolo Bussia, che, comunque, nell’interpretazione di Claudio Fenocchio non manca di eleganza e di intriganti note floreali; equilibrio, tannini dolci e piccoli frutti rossi nel Cannubi; frutta matura, spezie e maggior evoluzione nel Villero.
Dalla Bussia, poi, nelle grandi annate, si produce anche il Barolo Riserva che esce sul mercato dopo almeno 5 anni dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia: oggi, maggio 2010, è disponibile l’annata 2004, da un millesimo unanimemente riconosciuto come eccezionale per vini langaroli tipici, potenti e complessi, di grande longevità potenziale. L’assaggio della Riserva 1999, altra eccezionale annata, ha dimostrato le vette di eleganza e complessità cui il Barolo può arrivare.
Sui vini da vitigni diversi dal nebbiolo è davvero apprezzabile la scelta di Claudio Fenocchio di continuare a coltivare freisa, dolcetto, barbera nei vigneti non adatti per il nebbiolo, esposti a Nord o Nord Ovest: è noto, invece, che nell’area del Barolo negli ultimi anni si è piantato nebbiolo un po’ dappertutto, anche in zone poco adatte, espiantando barbera, dolcetto e… noccioli. Anche in questo emerge la valorizzazione del terroir: non ogni terreno è adatto al nebbiolo, ed il nebbiolo non può essere costretto a crescere in qualsiasi vigneto. In altre parole, il nebbiolo da Barolo si deve coltivare nelle migliori condizioni, con perfetta esposizione alla luce del sole, altrimenti il Barolo non si fa; nei versanti dove non si può piantare, si valorizzano al meglio le altre uve, che nella freschezza, esaltata dal pendio verso Nord, trovano la loro peculiare caratteristica.
A proposito di vinificazione, Claudio segue la tradizione: del resto, a casa Fenocchio si fa Barolo da cinque generazioni. La macerazione del mosto sulle bucce dura 8-10 giorni per dolcetto, barbera, freisa e nebbiolo (per Langhe Nebbiolo), ma si spinge fino a 30 giorni per il nebbiolo da Barolo. Per l’affinamento l’azienda utilizza solo botti di rovere di Slavonia di grandi dimensioni, anche vecchie di parecchi anni (fino a quaranta); per evitare odori indesiderati l’importante è tenerle sempre pulite – dice Claudio -, entrandoci dentro e, con tanta forza e pazienza, lavarle bene.
La cantina è nuovissima, ma semplice, con architettura tradizionale langarola. L’area dove sono collocate le botti di affinamento è seminterrata, ed ha una temperatura che d’estate non supera i 18/19°C e d’inverno non scende mai sotto i 6/7°C, senza necessità, quindi, di dispendiosi sistemi di condizionamento.
Da tutto ciò nascono prodotti deliziosi, eleganti e tipici, che si segnalano anche per un ottimo rapporto tra la elevata qualità ed il prezzo contenuto: un’attenzione in più per il consumatore. Peccato che delle 80.000 bottiglie di vino prodotte ogni anno soltanto 2000 o 3000 restino in Italia…
I VINI DEGUSTATI
Dolcetto d’Alba 2009 (da vasca inox) – Frutto molto fragrante, buon tannino, pulito. Il Dolcetto è vendemmiato verso metà settembre, non è condotto a maturazione “spinta”, così da mantenere freschezza.
Barbera d’Alba 2009 (da vasca inox) – Frutta fresca e spezie, grande freschezza in bocca, piacevolissimo. Da notare che successivamente il vino farà un passaggio in legno grande.
Langhe Nebbiolo 2009 (da botte grande) – Naso tipicissimo, leggera nota affumicata piacevole, molte erbe aromatiche e medicinali; grande carica tannica.
Una notazione scontata, ma sempre opportuna, accomuna questi tre assaggi: il percorso dei vini, al momento dell’assaggio, era il medesimo, per cui sono emerse con immediatezza le differenti caratteristiche proprie dei vitigni, con il fruttato e il tannino morbido del Dolcetto, la frutta, le spezie e la elevata acidità della Barbera, le erbe aromatiche ed il gran tannino del Nebbiolo.
Barolo Bussia 2008 (vino atto a divenire Barolo; da tino tronco-conico di legno) – Bellissimo naso, elegante, di fiori, fieno, ciliegia matura, lampone; tannino che “tira” tantissimo, bocca potente, ma fine e lunghissima.
Barolo Bussia 2007 (da botte) – Molto minerale al naso (grafite), poi balsamico, noce fresca, elegante e complesso; bel tannino, tanto ma già non aggressivo, fresco, pulito e molto lungo.
Barolo Cannubi 2007 (da botte) – Piccoli frutti rossi e neri maturi, cioccolato dolce, abbastanza complesso; tannino finissimo, con grande equilibrio gustativo; più pronto del Bussia.
Barolo Villero 2007 (da botte) – Molte spezie, sentori minerali, frutta matura (prugna) al naso; tannini dolci, tanti, bella morbidezza, è il più pronto dei tre cru, con finale meno persistente.
Anche in questo caso l’assaggio dalla botte ha consentito di percepire con evidenza le differenze dei territori di provenienza delle uve: è la vigna che parla e distingue.
Barolo Bussia 2005 (bottiglia) – Naso non molto complesso, ma finissimo su note di fiori secchi, frutti di bosco e bella mineralità; bocca splendida, di grande equilibrio, sia pure con tannini giovani, tanti ma dolcissimi; finale pulito e lungo.
Barolo Bussia 2006 (bottiglia, in commercio da settembre 2010) – Naso particolarmente intenso, un po’ contratto a causa del recente imbottigliamento; in bocca è grande, ha tantissimo tannino (più del 2007) e grande materia; colpisce la elevatissima persistenza.
Barolo Bussia Riserva 1999 (bottiglia) – Eccezionale complessità olfattiva: oltre a bei frutti rossi maturi, è un catalogo di aromi terziari piacevolissimi, con tabacco dolce, liquirizia, cacao, canfora, balsamico; tannino ancora molto giovane, grande equilibrio; lunghissimo.
Langhe Freisa 2008 (assaggio successivo alla visita) – Semplice ma tipicissimo al naso, con frutta rossa fresca e spezie (pepe bianco); tannino presente, fresco e pulito il finale, molto piacevole.


