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Maurigi Sicilia

In un numero dedicato a Vinitaly, selezionare un'azienda di cui parlare tra le oltre 4mila presenti sembrerebbe una contraddizione. Ma cosi' non deve essere letta, perche' la scelta di parlare di questa azienda siciliana e' nata prima di Verona e cogliamo l'occasione anche per far conoscere qualcosa di nuovo che anche noi del Corriere abbiamo scoperto recentemente (la prima volta siciliana e' stata giusto la settimana antecedente alla kermesse veronese).

Stiamo parlando della Tenuta di Budonetto dei conti Maurigi, nel territorio dell'archeologicamente famosa Piazza Armerina, citta' che conobbe la gloria nel Medioevo sotto il regno normanno del conte Ruggero, quando raggiunse un enorme sviluppo nella produzione e nel commercio del grano. Oggi, di questa storia, che sembra lontana, rimane il monastero del 400 restaurato da Francesco Maurigi. Il territorio fino alla fine degli anni '90 non era stato pensato come possibile produttore di vini, tanto che le coltivazioni presenti erano suddivise tra frutteti e oliveti con una parte dedicata ai pascoli. Proprio nel 1996, Francesco Maurigi decide di scommettere su una coltivazione innovativa che renda questa parte di Sicilia zona di produzione per un'alta qualita' della vite. Maurigi lavora per la realizzazione di una cantina e impianta 40 ettari. Una scelta chiara che guarda al futuro rappresentato dalle tre figlie, Maria, Sofia e Ottavia, a cui Maurigi dedica tre vigneti. Un obiettivo preciso che si fonda su un terreno fatto di colline scoscese, con un'altitudine che varia dai 550 ai 700 metri sul livello del mare, con forti escursioni termiche, suoli alluvionali, permeabili ricchi di falde acquifere.
Secondo il dettame di Francesco Maurigi, lo staff lavora per fare i vini in vigna per la creazione di vini che abbiamo una qualita' che riscontri nel metodo classico. Le peculiarita' dei terreni variano a seconda della microzona. Il terrori di quelli esposti a nord-nordovest e' di medio impasti tendente al sabbioso, mentre quello esposto a sud ha una prevalenza di ciottoli.
La densita' dei vigneti e' di 4850 piante per ettaro ad una disposizione di 2,3 metri fra le fila e 90 centimetri sulla fila, con pali in testa di legno alti fuori terra 1,8 metri per formare una parete fogliare di 2 metri circa.
L'azienda effettua una potatura del verde e diradatone dei grappoli che limitano la produzione massima a 50 quintali medi per ettaro, con una resa per pianta di un chilo: l'uva e' raccolta a mano in cassette da otto chili cosa che permette una prima cernita che viene proseguita in cantina. La barriccaia, con oltre 1500 barrique e tonneaux, e' a temperatura e umidita' regolabile.
Un lungo lavoro che porta alla produzione di nove etichette, tutte Igt, tra la piu' svariate con, per noi, una bella perla quale e' il pinot nero.

Bacca Bianca 2005
Bianco Igt Sicilia
Inzolia 40 per cento
Grecanico 35 per cento
Chardonnay 35 per cento
Un vino che si presenta con un bel paglierino con riflessi dorati. Al naso molto profumato con toni frambois e fiori bianchi. Discretamente morbido nel complesso con un centro bocca peino sui toni “frambolosi” e bianchi percepiti al naso. Discreta persistenza.

Le Chiare 2005
Bianco Igt Sicilia
Viogner 100 per cento
Paglierino scarico
Al naso una bella complessita' di fiori bianchi ed una tipicita' del viogner legata al glicine. Si percepiscono anche sentori di pesca gialla e banana.
Una bella bocca con un centro che ricorda i sentori della pesca e di frutti a polpa gialla con una bella acidita' complessiva. Ha forse un finale leggermente su toni caldi.

Coste all'Ombra 2004
Bianco Igt Sicilia
Sauvignon Blanc 100 per cento
Un paglierino scarico in cui emerge un olfatto pieno di miniralita' e la banana e dove il tipico pipi' di gatto resta leggermente sotto senza essere troppo invasivo. Morbido e pieno in bocca, ha una discreta sapidita' con un finale su note dolci.

Coste all'Ombra 2005
Bianco Igt Sicilia
Sauvignon blanc in purezza
Paglierino scarico nel quale si sente forte il sentore di banana con un buon ingresso. Interessante il centro bocca dove prevalgono sentori di florealita' bianca e rosata. Sul finale una graduale trasformazione del dolce banonoso in amarognolo.

Terre di Sofia 2003
Bianco Igt Sicilia
Chardonnay in purezza
Un paglierino intenso e limpido. Note di burro e legno. Morbido al palato con centro bocca pieno che ricorda il burro fuso e punte di dolcezza. Lungo

Bacca Rossa 2004
Rosso Igt Sicilia
Nero d'Avola 60 per cento
Syrah 20 per cento
Cabernet Sauvignon 20 per cento
Rosso rubino intenso con riflessi violacei. Al naso sentori di frutta rossa e spezie. In bocca toni speziati ben presenti e finale un po' caldo.
Leggera punta vegetale.


 


 

     
94015 Piazza Armerina (EN)
Tel e Fax 0935.85.24.0 0935. 680.760
info@maurigi.it
http://www.maurigi.it

Data di pubblicazione: 22/02/2008

Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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