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LA COSTA DEL VINO. UN CAVALIERE SENZA MACCHIA E SENZA PAURA

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Niente di meglio che partecipare ad una simpatica serata di degustazione tra amici e fare contemporaneamente del bene. Giovedi' 15 marzo, presso l'Enoteca Tognoni di Bolgheri, dieci appassionati di grandi vini si sono ritrovati su iniziativa di Michele Satta per stappare sette grandi bottiglie e per devolvere il ricavato all'iniziativa “Le Tende” dell'AVSI, fondazione non governativa senza scopo di lucro impegnata, secondo le iniziali indicazioni di Don Giussani, a raccogliere fondi a favore dei bambini delle popolazioni piu' fragili. di Paolo Valdastri

Il filo conduttore scelto da Michele Satta era basato sul confronto di due vitigni particolari come il Sangiovese ed il Pinot Nero.

Protagonisti il Brunello di Montalcino Case Basse di Soldera, nei tre millesimi '81, '87 e ‘96, il Cepparello '98 di Isole e Olena, il Cavaliere '98 di Satta, e due grandi Borgogna, il Richebourg '88 di Jean Gros ed il Grand Echezeaux '97 di Gros Fre're et Sœure.

Un'impresa da far tremare i polsi al sangiovese di Bolgheri, forse il vino piu' amato da Michele Satta, vino che, da sempre, e' stato da lui difeso strenuamente nei confronti dell'impero dei Cabernet e Merlot. Ed il buon Cavaliere, di nome e di fatto, ha risposto con una bella prestazione al confronto con le blasonate etichette.

Sangiovese e Pinot Nero: un altro confronto non facile. Molto diversi i caratteri dei due vitigni. Tutto finezza ed eleganza, profumi e persistenza aromatica il Pinot, tutto nervi, forte struttura tannica, freschezza e vigore il sangiovese.

A ben vedere, una similitudine l'abbiamo riscontrata tra il Brunello '96 ed il Richebourg ‘88: entrambi hanno un comportamento poderoso nella parte centrale dell'assaggio e nel finale. Il vino si espande in bocca con una progressione impressionante, aprendosi, come dicono i francesi, a coda di pavone, con un assetto a tre dimensione che ricopre totalmente il palato e non lo abbandona che dopo lunghissimi minuti dalla deglutizione.

Per il resto, le similitudini sono, casomai, esistenziali, nel senso che i due vitigni danno il meglio di se' solo in poche zone del mondo: Borgogna per il Pinot e Toscana-Italia centrale per il Sangiovese. Sono dunque vitigni baluardo contro il rischio omologazione nei confronti delle uve “internazionali”.

Ma vediamo i dettagli della degustazione.
Si comincia con i tre Brunello di Montalcino di Soldera:

CASE BASSE '81, annata media. Colore granato intenso tendente all'aranciato, impiega un po' di tempo ad aprirsi all'olfatto e conserva comunque una nota animale evidente. Austero nei profumi, non si smentisce in bocca. L'acidita' e' ancora notevole e rende il vino vivo, pur mantenendosi in buon equilibrio con il tannino. Il finale e' lungo. Grande “vecchio”!

CASE BASSE '87, annata non tra le migliori, ma il nostro non e' personaggio che si scoraggia. Granato cupo, al naso rivela prevalenza di profumi terziari, cuoio, grafite e spezie fini. L'ingresso in bocca e' solido, deciso, pieno, sempre ben sostenuto dalla freschezza acida. Bella struttura con massa tannica croccante e piacevole.

CASE BASSE '96, favoloso! Un millesimo poco valutato, che sta rivelandosi superiore alle aspettative. Bel naso fragrante, floreale, quasi balsamico, con note cioccolatose. L'attacco vellutato e' seguito da sensazioni setose, poi si fa pieno succoso e si espande nel finale con sensazioni di fiori, frutto nero e spezie. Lunghissimo il finale.
Abbandoniamo Montalcino per il Chianti:

ISOLE E OLENA CEPPARELLO '98, bel colore rubino-granata intenso e brillante. Ha profumi di cuoio e scatola di sigaro che si fondono con un fruttato di ciliegia nera ancora integro. Pieno, denso e morbido, ha un finale di aristocratica eleganza e piacevolezza. Un sangiovese molto ben domato, nonostante un millesimo che nell'interno della Toscana non e' stato fra i piu' facili.

Ed eccoci a Bolgheri, dove invece il '98 si e' comportato molto bene, grazie al particolare microclima della zona.

MICHELE SATTA CAVALIERE '98, colore ancora vivo granato intenso. Naso complesso e austero, sensazioni di caffe', cuoio, frutto nero e rabarbaro. Ha una bella freschezza, bilanciata nel calore alcolico, polpa fruttata e succosita' che nel finale ritorna austera con sentori di terra bagnata. Sangiovese di
carattere “costiero”, caldo, ma complesso.

E finiamo in bellezza con la Borgogna.

JEAN GROS RICHEBOURG GRAND CRU '88, da un vigneto di soli 0,4 ha, uso di barriques nuove a forte tostatura per evitare tannino verde da legno. Annata controversa: Anthony Hanson prevedeva, giustamente, sorprese con l'invecchiamento. Il colore e' di un rubino trasparente eccezionalmente brillante. La “giovinezza” di questo vino si conferma al naso: ha profumi puliti e netti di piccoli frutti rossi, fragoline di bosco, ciliege selvatiche, spezie dolci. In bocca e' velluto puro, ma accompagnato da freschezza acida che lo rende succulento, poi si apre ricoprendo il palato di note fruttate, tannino delicato e finissimo, dolcezza interminabile. Grande vino ancora all'inizio del suo cammino, nonostante i suoi quasi venti anni.

GROS FRERE ET SŒURE GRAND ECHEZEAUX GRAND CRU'97, da un vigeto di 0,37 ha. Colore rubino di buona  intensita'. Al naso manifesta una certa austerita' in cui note di « griottes », ciliegine selvatiche, si accompagnano a cioccolato amaro. In bocca ha un bell'impatto acido, vivo, scalpitante. Buono l'estratto e finale di grande eleganza e persistenza.
Speriamo che la beneficenza fatta ci eviti il terzo girone dei golosi!


Data di pubblicazione: 19/03/2007
Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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