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ANTEPRIME CHIANTI CLASSICO, NOBILE DI MONTEPULCIANO, BRUNELLO DI MONTALCINO

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L'opinione sulle Anteprime che hanno caratterizzato la Toscana in questa settimana di febbraio. Tra i chianti classico, Montepulciano e Brunelli. di Paolo Valdastri




CHIANTI CLASSICO

Ovvero la scoperta che il vero Chianti Classico, quello buono, intendo, quello che ci deve essere in cantina, quello che se con la fiorentina non c'e', non e' neppure una fiorentina, insomma il chianti che emoziona esiste ancora ed e' vivo e vegeto. E annate come 2004, 2005 (in parte) e 2006 stanno li' a dimostrare che con un minimo di clemenza di Giove pluvio e con un tocco di saggezza del produttore si possono conseguire risultati di tutto rispetto.
Il caro amico e presidente Marco Pallanti ha parlato del Chianti Classico come una zona vasta dalle caratteristiche variegate, cosa che favorisce le diversita' di carattere di questi vini. Detto cosi', per me questo dato di fatto piu' che un vantaggio e' un limite dal punto di vista della comunicazione.
Mi sono divertito ad assaggiare i 2005 cercando di non guardare etichette e soprattutto zone di provenienza, provando a risalire a queste dall'assaggio.
A un esercizio cosi' fatto, ne ho aggiunto un altro piu' “anglosassone”, ovvero ho cercato di classificare i vini in base alla loro “classicita'”, in parole semplici alla loro rispondenza a quello che dovrebbe essere un vino a base sangiovese, oppure in base alla ricerca di uno stile piu' “moderno” o “internazionale” che dir si voglia (tanto e' comunque una triste definizione per significare che il vino risulta cabernettizzato o merlottizzato o syrahato).
Bene, con un millesimo come il 2005, devo dire che non e' stato difficile  riuscire a determinare con buona precisione le zone di provenienza, conoscendone le caratteristiche a priori.
Ho registrato vini concentrati fruttolosi e moderni, vini pretenziosi in cui il vitigno migliorativo era piuttosto peggiorativo, vini tradizionali rigidi, magri ed asciuganti, e grazziaddio grandissimi classici, succosi e armoniosi da desiderio sfrenato.  Lo stesso esercizio compiuto da altri meno accostumati ai vini toscani, puo' dare un risultato sconfortante. Una sequenza di vini in cui si trovano alcuni esemplari aspri e scontrosi con tannini ruvidi e verdi accanto ad altri profumati di mora e decisamente morbidi e pieni, poi, finalmente, esemplari dai profumi intriganti, fragranze floreali, freschezza ed eleganza di frutto e spezie, una sequenza siffatta, dicevamo, puo' lasciare molto perplesso un appassionato medio del Tagikistan orientale  (faccio questo esempio perche' Pallanti mi obbiettera' che non esiste persona che non conosca perfettamente il Chianti).
A favore del nostro isolato Tagiko, io avrei un desiderio da girare al bravissimo enologo, viticoltore, presidente: una suddivisione in sottozone, o un processo del genere, che precisi meglio quelle che sono le caratteristiche profondamente diverse di un territorio benedetto come quello del Classico, un qualcosa, insomma, che individui Panzano o Dudda nel mare magno Chianti, cosi' come Pauillac e Margaux individuano delle isole incantate nell'oceano indistinto del Bordeaux.

NOBILE DI MONTEPULCIANO


Decido di concentrare l'attenzione sui 2004, una buona annata, come il 2005, anche se sembra che il 2006 abbia delle prospettive ancor piu' interessanti.

Ritrovo lo stile classico del Nobile, ma con una determinazione nell'ottenere sempre un prodotto di grande concentrazione, austerita' e con speziature molto accentuate. Il sangiovese (o prugnolo) e' profondamente diverso da quello di Chianti e Brunello, grazie al terroir, e  l'intervento degli autoctoni minori contribuisce alla personalizzazione del carattere. Non c'e' che dire, il Nobile, nel mondo del sangiovese ha una fisionomia inconfondibile ed assolutamente autorevole. Molte sono le conferme delle grandi firme, mentre si cominciano ad intravedere nuovi nomi con prodotti interessanti, piacevoli e, cosa che non guasta, molto convenienti.
Unico neo: l'intervento delle tecniche piu' moderne, a volte male interpretate, rischia di dare risultati caricaturali ed eccessivi, concentrando anche il meno buono. Parlo di quelle note di caffe' presenti in piu' di un esemplare, delle dolcezze eccessive o quasi stucchevoli, di concentrazioni a volte innaturali e forzate.
Per fortuna si tratta di qualche eccezione. Per il resto un buon Nobile resta una delle migliori opzioni per avere in cantina un grande sangiovese, complesso nei profumi e nei sapori, elegante e pieno nello stesso tempo, grande compagno di preparazioni di carni nobili della cucina toscana e non solo.


BRUNELLO DI MONTALCINO

L'attenzione va, questa volta, ai Brunello Riserva 2001, quindi alla contestata annata 2002, contestata soprattutto per i prezzi rimasti pressoche' immutati, nonostante l'incidenza di una stagione climatica tra le peggiori del secolo.

Riserva 2001 con moltissimi esemplari esaltanti. In grande spolvero nomi noti e diverse cantine di recente nobilta'. Scelte per tutti i gusti. Personalmente non amo i Brunello “nuovo mondo”. Intendiamoci, grandissimi vini che, bevuti astraendosi dal territorio, danno un grandissimo piacere, fruttati, speziati, complessi, setosi, impeccabili sotto ogni punto di vista, ma che con il Brunello hanno veramente poco da spartire. E non concordo con chi, pur sostenendo di preferire i vini veri di territorio, poi li premia con il massimo dei riconoscimenti. Puo' anche darsi che tutto questo derivi da un lavoro certosino e faticosissimo in cantina ed in vigna. Ma per me e' tempo sprecato. Opinione personalissima, ripeto, perche' i risultati di mercato danno, magari, ragione a chi sceglie questa strada.
Fortunatamente i grandi Brunello “veri” non mancano e mi sono dilettato con vini dagli olfatti intriganti, complessi, originali, succosi in bocca, con bei tannini croccanti e vivi, ma allo stesso tempo maturi e setosi.

Per il 2002 il discorso e' breve. Venti o trenta etichette sicuramente al disopra della soglia media, con vini piacevoli, ma che non lasciano intravedere grandi prospettive di lunga vita, sono senz'altro poche per poter salvare la reputazione di un millesimo notoriamente difficile.


LE ORGANIZZAZIONI


Complimenti a tutti e tre i Consorzi.
Signorile e raffinata l'accoglienza del Chianti Classico, con la Leopolda ormai cornice collaudata, comoda e con un suo fascino particolare per questo tipo di manifestazioni.
Bravi i sommeliers Fisar, giovani e precisi (occhio AIS !!)
Unico neo: un po' artificioso il catalogo e l'individuazione dei vini. Come detto sopra, mi piacerebbe poter degustare (magari alla cieca), per zone o, meglio di niente, per comuni di provenienza.

Affettuosa, calda e amichevole l'accoglienza a Montepulciano. Ammirevoli i ragazzi del servizio, che dopo un attimo di panico per l'enorme affluenza, hanno compiuto dei veri miracoli, con i loro slalom giganti tra la gente portando in equilibrio enormi vassoi con un numero incredibile di calici pieni.

Molto professionale, veloce e preciso il servizio a Montalcino. (Rivincita dell'AIS, numero impressionante di sommeliers presenti).
Non amo i gazebo (penso che nessuno li ami): la soluzione, spesso inevitabile, comporta sempre difficolta' superiori, ben risolte, in questo caso, dalla professionalita' di produttori ed organizzatori.

ALCUNI VINI.


Premetto di non aver potuto, per motivi di tempo tiranno, assaggiare tutto. Non vorrei parlare neppure dei soliti noti: e' inutile che vi venga a consigliare Ama o Donatella Cinelli Colombini. Mi limito a segnalare qualche emozione che, abbinata, in seguito, alle caratteristiche del produttore ed al prezzo, ho registrato in memoria come foriera di un futuro acquisto di vini per la mia cantina.

CHIANTI CLASSICO 2005

CASTELLARE DI CASTELLINA: non e' un classico, ma fu lui, nei lontani anni '70, inizio '80, a farmi decidere di non comprare piu' Chianti. Quei tempi, fortunatamente sono ormai solo un ricordo, ed oggi il Nostro e' un vino dal naso scattante, quasi balsamico e terroso, dinamico e succoso in bocca, con finale piacevolissimo. Ed e' solo il base.
ORMANNI: altro tradizionale di nome e di fatto. Un vero Classico:  profumo da sangiovese puro e maturo con fragranze floreali e di ciliegia rossa con un buon intervento di spezie fini. Teso al palato, lineare, non potentissimo, ma elegante dolce e fine.
SPADAIO E PIECORTO – PIECORTO: non sara' un vino da eccellenza assoluta, ma mi e' molto piaciuto. Bel floreale al naso con frutta rossa matura, bocca viva, dolce con tannino ben domato, finale minerale.

NOBILE DI MONTEPULCIANO 2004

LUNADORO – QUERCIONE: Dario Cappelli e Gigliola Cardinali, con l'aiuto di Fabrizio Ciufoli hanno esordito nella loro nuova impresa con il Nobile 2003. Il naso deve ancora assorbire il timbro del rovere, ma il sottofondo di frutto maturo e' ben avvertibile. In bocca e' pieno e sostenuto con bello sviluppo di frutto succoso, tannino maturo e buon finale.
ICARIO: profumi di ciliegia nera con fondo di liquirizia. In bocca e' fresco e succoso, buona polpa fruttata, con tannini piccanti, molto piacevole. Discreta anche la selezione VITAROCCIA, molto classica.
ROMEO: un bel floreale all'olfatto coronato da frutto rosso e spezie. Deciso all'attacco, saporito ben fatto, solo leggermente astringente in chiusura.

BRUNELLO DI MONTALCINO RISERVA 2001

CANALICCHIO DI SOPRA: tradizionale nel migliore senso della parola, fragrante di frutto rosso, quasi balsamico e minerale, in bocca e' morbido e levigato, fresco, non ha struttura possente, ma e' di una beva molto piacevole.

LA FORTUNA: un frutto integro con note minerali di terra ed incenso. Piacevolmente sapido, ripete in bocca il frutto maturo con note di liquirizia, ha tannino morbido e dolce e un bel finale.

FRANCO PACENTI – CANALICCHIO: un sangiovese dei piu' puri, pulito al naso con dolci note di carne cruda e frutto rosso. E' preciso e dinamico, succoso con tannino croccante e levigato, finale fresco e lungo. Grande Brunello.

SOLARIA: da sempre uno dei miei preferiti. Un naso intrigante tra un leggero e piacevole sentore animale e minerale ed un frutto di ciliegia con solo una nota burrosa di legno di troppo. In bocca e' cicciuto ma armonico, vivo ed elegante, setoso e dinamico.

Buone le prestazioni di queste aziende anche nel Brunello 2002.

Data di pubblicazione: 26/02/2007
La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
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