BOLGHERI DOC PARLA DI OCM E DI CONTROLLI
La DOP comprenderà le vecchie dizioni italiane DOC e DOCG che potranno essere ancora utilizzate come denominazioni tradizionali. La IGP comprenderà le vecchie IGT, mentre i vini comuni da tavola, nella nuova categoria di vini varietali, avranno la possibilità di indicare le uve con le quali sono prodotti e l’annata di produzione. Quest’ultima regola è una delle più preoccupanti, in quanto potremo trovare sugli scaffali dei merlot o dei cabernet millesimati ottenuti da uve prodotte chissà dove e chissà come. E qui entra in gioco la problematica della tutela del consumatore che dovrebbe essere garantita dal sistema dei controlli. La legge cosiddetta Erga Omnes, che affidava ai Consorzi il controllo del prodotto, varata nel 2001, è già superata. Le nuove normative comunitarie prevedono che sia un ente terzo ed imparziale, dotato di risorse proprie e di un organigramma trasparente, ad occuparsi della materia. Ed ecco sorgere i nuovi enti creati appositamente per la bisogna. “Valore Italia” è la società che si propone come ente terzo ed è partecipata per il 51% da Federdoc e per il 49% dall’ente di certificazione italiano Csqa, già accreditato a livello internazionale per il settore agroalimentare. Nella nostra regione, invece, le possibilità di scelta sono maggiori, in quanto l’associazione dei Consorzi più importanti (Chianti classico, Nobile, Brunello) ha creato “Toscana Certificazione Agroalimentare”, mentre le Camere di Commercio si sono attrezzate con una propria struttura. Per la provincia di Livorno il piano di controllo della Camera, con relativi costi, sarà presentato a breve scadenza, tranquillizzando i produttori sugli adempimenti burocratici della prossima vendemmia. Non mancheranno, però, le polemiche: Assoutenti ha già fatto notare che Valore Italia è controllata da Federdoc e quindi dagli stessi consorzi, il che permette di mantenere la vecchia situazione dove controllori e controllati coincidono.
Dal primo agosto diventerà anche molto più difficile ottenere nuove DOC o modificare i vecchi disciplinari: Armenti parla addirittura di un periodo di fermo di dieci anni. In effetti la Comunità pretenderà un’accurata verifica sui concetti di originalità e specificità di una nuova Denominazione, mancando i quali si potrebbe configurare il reato di concorrenza sleale.
In tutto l’impianto della legge si intravede la profonda dicotomia che esiste nella Comunità Europea. Da un lato abbiamo i paesi nordici per i quali il concetto di qualità coincide solo ed esclusivamente con la sicurezza alimentare. Per questi, il pane cotto a legna, il formaggio a latte crudo e via dicendo, dovrebbero scomparire per sempre. Dall’altro, troviamo i paesi mediterranei che fanno dell’origine del prodotto e delle tradizioni locali il fattore più importante per la qualità.
Viva l’Europa, ma speriamo che la ragione prevalga!
Paolo Valdastri


