Skip to content. Skip to navigation
Personal tools
You are here: Home commenti Guide Vini: il viaggio continua

Pubblicità su questo sito

Guide Vini: il viaggio continua

Document Actions
Continua il viaggio nel mondo delle Guide Vini d’Italia con un commento su Duemilavini (AIS Bibenda), I Vini di Veronelli e sulla newsletter di Alessandro Masnaghetti Enogea. Lo scopo di questo viaggio non vuole essere quello di fare una sterile classifica o un’arida statistica di vini o di aziende piu' premiate. Lasciamo ad altri questo compito e partiamo invece dalla fine. a cura di Paolo Valdastri.

Lo scopo di questo viaggio non vuole essere quello di fare una sterile classifica o un’arida statistica di vini o di aziende piu' premiate. Lasciamo ad altri questo compito e partiamo invece dalla fine. Alessandro Masnaghetti, erede spirituale di Veronelli e gia' suo collaboratore, pubblica un’interessante newsletter distribuita solo per abbonamento.

Mi ha colpito l’introduzione al numero 4:
Del resto questa e' la nuova Enogea: ci sono idee ma non sempre, e non per forza, soluzioni.
Perche' le soluzioni le trovi guardando al mosaico.
Al mosaico nel suo insieme. E per avere il mosaico devi avere le tessere. Tutte le tessere.
Guardo con sospetto chi ha solo certezze.
Guardo con sospetto chi nel nostro mondo (e non solo) acchiappa il particolare che piu' gli fa comodo (o meglio conosce) e lo strizza fino a tirarne fuori una conclusione altrettanto particolare e altrettanto di comodo.
Una tessera isolata ha poco senso.
Io ne voglio tante, anche in disordine. Ma tante. Il piu' possibile.
E solo quando ne avremo tante, quando il mosaico iniziera' a prendere forma, solo allora potremo cercare soluzioni concrete ai nostri problemi.
Rinunciando, magari, anche a un po’ di balle.


Parole sagge. Un’aspirazione alla completezza, alla gnosi universale, alla perfezione del sapere. Peccato che la perfezione non sia di questo mondo. Noi, che siamo poveri e tapini mortali una certezza l’abbiamo e continuiamo ad acchiappare qualche particolare, che poi tanto particolare non e'.

La certezza e' che ormai nel mondo dei degustatori, nel mare magno delle guide, nel vortice dei magazine, cartacei o web che siano, ognuno puo' dire tutto e il contrario di tutto senza alcun timore di essere poi scientificamente smentito. In parole povere l’OGGETTIVITA’ (cioe' la conoscenza perfetta, la “Verita'”) e' ben lontana dall’appartenere a questo mondo di critici del vino.
Sono inorridito, un giorno, sentendo un mio collega sommelier AIS (uno dei redattori di Duemilavini, per intenderci) asserire che la guida era il frutto di un puntuale lavoro di analisi sensoriale dei degustatori.

Si continua a fare confusione tra analisi sensoriale ed esame organolettico, tra mondo scientifico universitario, e approccio amatoriale pur regolamentato da una serie di regole di comportamento e di linguaggio.

Da una parte abbiamo (o dovremmo avere, come nelle Universita' piu' serie tipo Bordeaux 2) un team perfettamente addestrato ed affiatato, grazie anche ad attrezzature di alto livello, che giudica il vino da un punto di vista scientifico, confrontandosi continuamente con test di riferimento ed analisi chimiche.

Dall’altra abbiamo delle individualita', che restano tali anche quando lavorano in gruppo, piu' o meno attendibili a seconda delle effettive capacita' fisico-psichiche (quello che si dice “un buon palato”) della persona, capacita' che pero' sono molto difficili da oggettivare, proprio perche' ognuno puo' sostenere una tesi contraria, senza possibilita' di essere scientificamente smentito.

Per farmi capire meglio, acchiappero' il particolare che piu' mi fa comodo, o che piu' nel cuor mi sta, anche correndo il rischio che Alessandro mi rimproveri di aver preso una tessera isolata e non un mosaico. Per me e' comunque una tessera con un’immagine gia' ben delineata.

Ho gia' accennato nei precedenti Commenti al fatto che tutti (Parker compreso!!) si dichiarino un po’ stanchi dei vini “bomba”, dei rossaccioni sovraestratti e sovramaturi, dei vini costruiti in cantina. Abbiamo sentito tanti proclami, che ci hanno riempito il cuore di gioia, richiami sulla necessita' di ritornare a vini freschi, eleganti e perfettamente godibili senza bisogno di arrestarsi al primo sorso con il palato impastato di tannini. Tanto piu' importante questa presa di posizione, in un momento in cui stanno per essere liberalizzate (forse anche giustamente in termini di concorrenza) a livello europeo molte pratiche enologiche gia' in uso nel nuovo mondo, come, ad esempio, la possibilita' di usare i famigerati trucioli di legno.

Molti di noi sono rimasti,pero', sconcertati vedendo che i fatti, e cioe' i giudizi dei degustatori, non coincidevano poi tanto con questi proclami pubblici comunicati a gran voce.

Eccoci al particolare, alla “tessera”: il Sassicaia.

E’ mai possibile che un vino da solo sia capace di spaccare in due, in maniera cosi' netta, il popolo degli assaggiatori? Da un lato ci sono i difensori ad oltranza che non gli riconoscono il benche' minimo difetto quale che sia stato l’andamento dell’annata, e dall’altro ci sono i detrattori che lo classificano alla stregua di un vino da bag-in-box solo sbirciando da lontano l’etichetta. Per la verita' esistono anche alcuni (pochi) critici che riescono ad analizzare il fenomeno in maniera piu' ponderata, prendendosi i tempi necessari prima di dare un giudizio definitivo.

In buona sostanza, ci sara' pure qualcuno che sbaglia? Ma se nessuno vuole ammettere di aver sbagliato, disconoscendo anche il criterio democratico per il quale e' la maggioranza ad avere ragione, allora si conferma il teorema di cui sopra e cioe' della assoluta soggettivita' dei giudizi.

A che cosa servono allora le guide vini? E’ lecito porsi questa domanda, dovendo investire, a fine anno, una certa cifra nell’acquisto di libri che costituiscono un catalogo di verita' personali, che magari non condividiamo?
Forse servono semplicemente a questo: gli appassionati non professionisti che assaggiano al massimo un 4- 5 per cento di quello che possono assaggiare i professionisti “guidatoli” individueranno le concordanze delle poche tessere del mosaico che sono in grado di conoscere, con i giudizi dei professionisti del settore. A quel punto ogni appassionato potra' trarre le proprie conclusioni: si riconoscera' in uno stile o nell’altro e potra' decidere a chi dare retta per avere un suggerimento utile ad intravedere un mosaico che sia di suo gradimento.

L’operazione non e' cosi' semplice come potrebbe apparire, ma richiede una buona dose di pazienza, di prove e riprove e di interpretazione. Per tornare al particolare che nel cuor mi sta (Sassicaia 2002): Gambero lo premia con i tre bicchieri, Espresso gli attribuisce 17/20, non nell’eccellenza, quindi, ma buono in considerazione dell’annata, Duemilavini gli concede i cinque grappoli come vino che esprime la sua terra, su Veronelli troviamo un tre stelle e 90 punti di Brozzoni, Daniel Thomases (la Veronelli riporta il maggiore dei punteggi dei due degustatori) lo mette molto al di sotto, Masnaghetti lo relega nel limbo dei poveri di Bolgheri con un 86 punti.

Altro particolare di comodo che pero' mi spinge verso un’altra certezza: nel numero 4 di Enogea trovo le degustazioni di Savuto Vigna Mortella 2002 e di Scavigna Vigna Garrone 2002 di Odoardi (Calabria, vitigno gaglioppo e compagni, a volte 200 per cento di legno nuovo – poi vi spieghero' come si fa).
89 punti e 87 punti rispettivamente.

Potete portare le argomentazioni che volete, ma io, tra un bicchiere che mi riempie la bocca al primo sorso di uno strato incontenibile di tannino, di una polpa violentemente densa e concentrata neppure poi troppo morbida, piuttosto rozzamente amara nel finale, ed un bicchiere fresco e vivo, non troppo strutturato, ma vellutato e liscio, insomma bevibile, preferisco il secondo e magari un bis ed un tris dello stesso.

E’ vero che accanto al voto ci sono i commenti, che guidano all’interpretazione del vino, ma dal momento che molti “profani” poi guardano solo i numeri, e' proprio necessario darli questi voti, quando allo stesso piano troviamo due cose diametralmente opposte? Saranno loro le tessere che ci aiuteranno a costruire il mosaico? Ho i miei dubbi.

Ma, mentre comprendo l’interpretazione di Masnaghetti, tra l’altro notoriamente non molto appassionato di vini di stile Borgogna, mi restano meno chiare altre interpretazioni. Sulla Veronelli trovo un Thomases che assegna un 94 al Bolgheri Rosso Campo al Mare 2003 (che peraltro avevo giudicato molto bene tra i primi, nella presentazione di Castagneto a Tavola 2005, anche se non in questa scala). Poi un 90 al Poggio Querciolo 2003 di Casa di Terra, 89 al Mosaico e al Maronea dello stesso produttore, un 96 al Dedicato a Walter di Poggio al Tesoro, 90 al Montepergoli 2003 di Santini, un 93 al Piastraia 2003 ed un 94 al Castagni 2003, entrambi di Satta che devono ancora uscire e quindi un anno fa, al tempo delle degustazioni, erano ancora nel grembo della madre, un 88 all’Acciderba 2003 di Serni.

Voglio ribadire: tutti ottimi vini, per carita', grandi e piacevoli bolgheresi degni di successo nel mercato. Ma Sassicaia, Ornellaia, Grattamacco, Guado al Tasso dove stanno nella scala Thomases? Che razza di mosaico tiriamo fuori da questi valori? Qual e' il suo credo, il suo filo conduttore, la sua verita'
 “Il particolare che piu' mi fa comodo o meglio conosco”, ribadira' Alessandro.

 Ma no, potrei continuare sull’intero territorio nazionale e riprendere il discorso dei vini di territorio, dei vini “veri”, degli autoctoni (guarda guarda: certi sangiovese da 95 punti nell’area fiorentina e che sangiovese!!) e della battaglia per sostenere questo stile, questi vini, contro le omologazioni di chi (australiani?, cileni?, … o addirittura vicini di casa?) il vino lo condiziona in cantina a forza di tannini, glicerine, trucioli, concentratori, cisterne e chi piu' ne ha piu' ne metta.

Mi accorgo di aver parlato di tutto, tranne che del contenuto generale delle due guide della premessa. Che poi sono le piu' “democratiche” nel panorama nazionale, per il fatto di recensire e premiare un numero di vini molto elevato. Ben 286 i premiati con i cinque grappoli di Duemilavini Bibenda che prevede un’impostazione grafica del tipo “una pagina un’azienda”, superando cosi' le 1600 pagine. Per forza di cose, non sono molti i nuovi ingressi, ci si adagia magari sull’esistente e molte giovani aziende non trovano spazio nella guida, anche se, spesso, varrebbe la pena fare qualche sforzo in piu' per scoprire e valorizzare future certezze.

Non sfuggono invece nuove tendenze, come, ad esempio, quella dei bianchi condotti sulle bucce (Cerdeña di Argiolas) o addirittura fermentati e maturati per 7 mesi nelle anfore di coccio caucasico (Breg Anfora di Gravner). Magari sarei piu' prudente con la valutazione di quest’ultimo vino e con i riconoscimenti dei profumi, ma si tratta comunque di qualcosa che vale la pena di discutere e che in effetti avremo modo di riprendere in una delle nostre prossime degustazioni. E gia' che siamo in argomento, peccato che manchi parola del Dettori bianco, uno dei miei vini “coup de coeur”, oltretutto con un ottimo rapporto qualita' prezzo.

Altra piacevole caratteristica della guida e' la presenza di citazioni sulle manifestazioni delle singole zone, dei Ristoranti Cantine d’Attrazione e della Storia dei Prodotti Tradizionali.

Con “I Vini di Veronelli” tocchiamo il massimo della democrazia: sono 906 i vini premiati come “migliori assaggi”, cioe' i vini che hanno superato una valutazione di 90/100 da parte di Thomases oppure di Brozzoni.
La guida e' sintetica, ma esauriente: riporta i dati salienti di ogni azienda e commenti stringati, ma che permettono di avere una prima idea dell’impostazione aziendale.

Le omissioni sono poche (alcune anche immeritate) e dalla lettura generale si evince un certo distacco nei confronti dei bianchi. L’alto Adige, ad esempio avrebbe meritato un’attenzione maggiore. La guida comunque consente a tutti di avere una prima panoramica esauriente su cui basare una successiva ricerca personale. Se letta nell’ottica di cui parlavamo sopra. In vino veritas.

Data di pubblicazione: 07/03/2006
La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
Scegli Pr-Vino per la tua consulenza nel settore VINO!

Htt consulting - Emmeci program

 
     

This site conforms to the following standards: