Skip to content. Skip to navigation
Personal tools
You are here: Home commenti COSA PREFERISCONO LE DONNE (AMERICANE) ovvero: “Territorio alla riscossa!”

Pubblicità su questo sito

COSA PREFERISCONO LE DONNE (AMERICANE) ovvero: “Territorio alla riscossa!”

Document Actions
Su Wine Spectator di luglio c’è un interessante articolo relativo ad un’inchiesta, ripresa da un’altra analoga a più largo spettro di Vinexpo, dedicata alle preferenze delle donne americane in materia di vino. Interessante perché il mercato statunitense è da sempre il primo punto di riferimento per i vini di Bolgheri, ma anche perché l’opinione femminile sul vino, quando la donna si intende di vino, è autorevole e rispettata. Alla domanda “Perchè bevi vino?” il 92,3% ha risposto “perché mi piace il suo gusto”, mentre il 70,9% si preoccupa dell’abbinamento con il cibo, e solo il 2% ne fa una questione di moda. (Le percentuali totali delle risposte possono eccedere il 100% perché il questionario consente risposte multiple).


Già qui i responsabili marketing delle aziende hanno di che riflettere: il vino continua ad essere percepito, anche in un paese “giovane” come gli Stati Uniti, come una sostanza viva che crea emozioni, da sola o ancora meglio per rendere perfetto un buon pasto. Il messaggio comunicativo dovrà dunque basarsi sul perfezionamento delle conoscenze su questa bevanda, sul radicamento dell’abitudine a consumarla,  evitando di enfatizzare il lato “fenomeno di moda” che, in quanto tale, può anche essere del tutto effimero.
Altra domanda: “quando scegliete di consumare vino, di preferenza?”.
Il 93% beve vino almeno una volta alla settimana.
La maggioranza (79,8%) ribadisce il concetto della preferenza “abbinamento con il cibo”, e quindi di regola ai pasti. Lo stereotipo secondo il quale gli americani prediligono vini muscolari, corpulenti, alcolici e carichi di legno perché il consumo avviene a piccole dosi fuori pasto, si sta piano piano modificando. Anche qui i produttori sono avvisati: giocare sull’abbinamento con il cibo significa ampliare di molto la gamma di tipologie sulle quali operare e quindi da poter offrire a quel mercato. Si tratta solo di fare una buona comunicazione formativa per spiegare al consumatore finale il migliore impiego di ogni prodotto. Ed a questo scopo l’interazione con la ristorazione locale appare sempre di più importante, anche se non semplice come investimento.
Il 67% beve vino alla fine della giornata per rilassarsi, ed il concetto di relax è molto personale. Possibile comunque utilizzare anche questa leva per insinuare quale può essere un buon vino rilassante, anche in base alla situazione ed alla stagione. Ad esempio solo il 5,8% beve vino come aperitivo: il coktail rimane il must per il pubblico statunitense, ma anche qui una dose di sana formazione ed indirizzo verso prodotti meno alcolici non potrebbe che portare giovamento al settore dei bianchi e delle bollicine.
Ancora: “nella scelta di un vino vi basate su precedenti esperienze o cercate qualcosa di nuovo?”.
Dietro un confortante 35% che si dichiara fedele a prodotti già conosciuti, c’è un bel 65% che dichiara di voler sperimentare qualcosa di nuovo. Considerando che il mondo del vino negli USA ruota in maggioranza intorno ai vini varietali, e vedremo nel prossimo quesito che un 68% sceglie il vino proprio in base al varietale, una risposta di questo tipo fa sperare che prima o poi questa tendenza si inverta. In effetti ormai tutti conoscono ed hanno degustato centinaia di etichette di vanilla and chocolate (americano per indicare lo chardonnay e il cabernet sauvignon pieni di legno). Syrah, Zinfandel, Viognier e Sauvignon Blanc imperano nelle carte dei vini. Ma la curiosità è femmina: cosa di meglio dunque che insinuare il dubbio che esista un mondo infinito di nuove sensazioni dietro il vino di territorio? Che esista qualche altro angolo di mondo, oltre a Bordeaux, dove si fanno grandissimi vini?
L’ultimo quesito recita: “quali fattori sono più importanti quando scegliete un vino?”
Dicevamo dello zoccolo duro del 68% che predilige il varietale. Probabilmente nessuno ancora ha spiegato a questi irriducibili, che il vino è un qualcosa di più complesso. Ma oltre ad agire sull’educazione del consumatore, è forse necessario sfatare un altro dei tabu dei consumatori (di qualsiasi oggetto di consumo) a stelle e strisce: il tabu del brand.
In un mercato così vasto ed influenzabile dai media, è ovvio che il messaggio proveniente dalla singola grande azienda sia percepibile in maniera molto più chiara e diretta. Siamo però in un mercato globale, un mercato che finora nessuno ha allenato a percepire le differenze. Un mercato che ritiene di aver inventato la pizza, non si mette di propria iniziativa a cercare di approfondire con che cosa sarebbe meglio farla, la pizza. No, basta che sia Pizza Hut, poi va tutto bene. E se le aziende di casa nostra non comprendono queste sfumature, se non si convincono che è l’ora di fare rete tra vicini di casa (o di territorio), i loro competitors naturali saranno le grandi multinazionali del tipo Diageo o Constellation Brand: auguri! E se si considera che il secondo motivo di scelta è il prezzo, auguri doppi!
Per fortuna, però, ci sono altre risposte molto confortanti e che ci fanno sperare in un futuro migliore: la terza ragione di scelta è proprio il luogo d’origine del vino. Ben il 38,5% si preoccupa della provenienza, ed è un dato da non trascurare. Significa che un seme di cultura vinicola è stato piantato e sta germogliando: sta a noi (europei, italiani, toscani, bolgheresi)  innaffiarlo e concimarlo adeguatamente concentrando le forze su di una campagna di comunicazione formativa
mirata a fidelizzare il consumatore attraverso la sua conoscenza approfondita del bene di consumo.
Ricordiamoci che solo il 4% ha indicato nel packaging e nell’etichetta il motivo di scelta.


Paolo Valdastri
www.corrieredelvino.it

Data di pubblicazione: 13/07/2009
La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
Scegli Pr-Vino per la tua consulenza nel settore VINO!

Htt consulting - Emmeci program

 
     

This site conforms to the following standards: