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LA COSTA DEL VINO. GRANDI CRU DELLA COSTA TOSCANA. L'ANNATA 2000: LA LUCE DELLA COSTA

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Ai confini della realtà, a Castiglioncello di Bolgheri, il 29 aprile 2007 sono stati degustati 23 vini annata 2000 dei produttori dei Grandi Cru della Costa. Presenti 20 giornalisti specializzati nazionali ed internazionali. Il critico maligno potrebbe insinuare che la bellezza e l’incanto del luogo abbiano contribuito ad influenzare i risultati di questa importante degustazione verso valori di assoluta eccellenza. Sta di fatto che tra il primo e l’ultimo classificato ci sono soltanto 6 centesimi di differenza: 88/100 il punteggio del vino più gradito, e 82 il punteggio di quel vino destinato a chiudere la classifica, ma al quale non si può proprio attribuire lo stigma della maglia nera.

Una classifica cortissima, a dimostrazione del fatto che il 2000, al di là dell’enfatizzazione dovuta al millennio, è stata un’annata di eccellente fattura. Un’annata calda, addirittura torrida in agosto, alleggerita poi qua e là da qualche pioggia settembrina. Si potevano paventare vini con sentori marmellatosi e cotti ed invece la degustazione ha rivelato grandi strutture, ma anche belle freschezze acide, con molti vini eleganti e fini, con potenziali d’invecchiamento ancora intatti.

Un vincitore c’è, comunque, ed è una vera e piacevole sorpresa: si tratta del Petra 2000, prodotto dall’omonima cantina dei Moretti (quelli del Bellavista di Franciacorta), con uve merlot e cabernet sauvignon dei vigneti di San Lorenzo in Suvereto. Le precedenti annate, 97, 98 e 99 non avevano convinto i critici: con il 2000 il passo è cambiato e questo fa presagire un futuro più disteso per chi ha tanto creduto ed investito nel territorio della Val di Cornia.

Detto questo, nella fascia alta della classifica, tra gli 87 e gli 86 punti troviamo vecchie conoscenza come il Paleo de Le Macchiole, il Tenuta di Valgiano a braccetto con il Sassicaia, un bel Saffredi de Le Pupille. Poi il syrah delle Colline Lucchesi Nero della Spinosa di Colleverde, sensuale ed elegante, il robusto ma setoso maremmano della Tenuta Marsiliana, il N’Antia della Badia di Morrona in quel di Terricciola.

Nella seconda fascia troviamo I’rennero di Gualdo del Re, seguito dal montecarlino Il Fortino del Buonamico, dallo speziato e peposo ciliegiolo San Lorenzo di Sassotondo, dal Nambrot di Ghizzano. In forma La Regola, in quel millesimo ancora basato sul sangiovese, il Lupicaia del Castello del Terriccio ed il solare Capatosta di Poggio Argentiera.

Last but not least, il terzo gruppo è composto dal Grotte Rosse di Salustri, dal Sabiniano di Casanuova del Podere La Chiesa, dal Dulcamara de I Giusti e Zanza, dal Cavaliere sangiovese di Michele Satta, dal Rosso delle Miniere di Sorbaiano, dal Grattamacco, dall’Avvoltore di Moris Farm e dall’Ultimo Sole di Poggio Gagliardo.

 

Per quanto mi riguarda, avrei posizionato nell’alta classifica il Capatosta di Poggioargentiera accompagnato da un maschio e ancor giovane Grattamacco, dall’Avvoltore di Moris e dal Nambrot di Ghizzano.  Vini che hanno diviso i giudizi dei degustatori, se di divisione si può parlare in così pochi punti di differenza.

Agli ottimi vini è seguita un’altrettanto grande degustazione di prodotti particolari: dall’uovo ammandorlato di gallina livornese alimentata da latte di capra di Paolo Parisi, al pane a lievitazione naturale de La Madia di Rosignano, ai saporiti prodotti garfagnini dell’Antica Macelleria di Castelnuovo: formentone di grano ottofile, prosciutto bazzone, manzo di pozza e biroldo da peccato di gola.

Che duro lavoro quello del critico enogastronomico!

Paolo Valdastri


Data di pubblicazione: 02/05/2007
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