GUIDE VINI 2008 - CONFRONTO DI GUIDE A BOLGHERI
Era presente Ernesto Gentili, responsabile della Guida Vini dell’Espresso e profondo conoscitore dei vini toscani. Il suo commento è stato rassicurante sia per l’interpretazione data dalle guide, sia per il valore intrinseco ed assoluto dei vini bolgheresi.
Il risultato della degustazione, confrontato con i punteggi dati in luglio e agosto per gli esami finali della guida e con i valori attribuiti dalle altre guide, vede una generale omogeneità e concordanza di pareri.
Cosa che per molte altri distretti vinicoli non si verifica. Bolgheri è una delle zone più giovani nel panorama vinicolo italiano e si sta dimostrando come uno dei comprensori più vocati al mondo per i vini a base di cabernet sauvignon, ma anche di merlot, cabenet franc, petit verdot e syrah. Ed in più possiede un outsider (per la zona) come il sangiovese. E’ un’area nella quale si ricavano vini eccellenti, ma anche facilmente comprensibili e di grande, immediata, piacevolezza, vini che appartengono all’élite mondiale, ma che sono decifrabili anche da appassionati non necessariamente specializzati.
Altre denominazioni, più antiche e conosciute, come Barolo o Brunello, sono, a volte, di difficile interpretazione anche per i cosiddetti esperti, ed, in genere, si vede dare la preferenza a vini che, rispetto alla tipologia, sono realizzati in versione “moderna” o “internazionale”.
In definitiva, pochi dubbi sui grandi Bolgheri 2004, come l’energico e vibrante Sassicaia, il perfetto e rifinito Ornellaia, un Grattamacco dal carattere scalpitante, il Castagni di Satta dalle note pepate, un dinamico e vigoroso Guado al Tasso. Ma ottimo si è rivelato anche il comportamento dei “nuovi”: possente e rifinito il Sapaio, elegante l’Argentiera, piacevole l’Arnione di Campo alla Sughera. Gentili ha riservato una menzione particolare al San Martino della Cipriana, che ha trovato molto in forma, ma unico tra i vini presenti non citato dalla sua guida, forse per un disguido.
Ma chi sono, allora, i grandi assenti? Parlando, in generale, della Costa Toscana, L’Espresso e Veronelli, per la verità, sono tra i più esaurienti nella recensione dei vini e delle aziende, pur con qualche piccola eccezione, come abbiamo visto, o qualche divergenza di parere. Dove,invece, si riscontrano grosse carenze, molte volte incomprensibili, è nelle guide del Gambero Rosso e nella Duemilavini dell’AIS.
Quest’ultima tratta la Toscana in maniera molto superficiale e con poche attenzioni ai nuovi grandi del nostro panorama enologico. Basti considerare che tutte le Guide hanno premiato in maniera pressochè simile Toscana e Piemonte, e sempre con leggera prevalenza per la Toscana. Duemilavini, invece, attribuisce alla Toscana la metà delle eccellenze rispetto al Piemonte.
I nomi dei premiati sono semplicemente quelli dei “soliti noti”, mentre manca qualsiasi riferimento alle novità ed alle zone emergenti. Forse la Toscana si merita di essere seguita in maniera più attenta e professionale.
Gambero Rosso, invece, sembra colpire all’impazzata. Accanto ad aziende che ottengono i tre bicchieri alla loro prima stagione ufficiale, ci sono dei vuoti assoluti. Montescudaio è pressochè scomparsa: aziende del calibro delle Fattorie di Sorbaiano e di Poggio Gagliardo, realtà qualitative come Ginori Lisci, Duemani di Luca D’Attoma, Pagani de’ Marchi, Poggio agli Scalzi, Fontemorsi, non hanno diritto neppure alla “scheda piccola”.
Stesso trattamento per Felciatello di Bibbona e si tratta di aziende che producono vini di livello più che discreto oltretutto con prezzi assolutamente ragionevoli. La situazione non migliora fuori dai confini pisano-livornesi. Montecarlo di Lucca è presente con una sola azienda, il Buonamico: i freschi e piacevoli bianchi, una volta definiti come piccoli Chablis, non incontrano il favore della Guida, così come non lo incontra Pietro Beconcini di san Miniato, nonostante la lunga militanza e la presentazione di un nuovo vino a base di tempranillo, uva la cui presenza in zona sembra derivare dai tempi della via Francigena.
A sud c’è una zona che, secondo me, ha tutte le potenzialità per competere con i grandi Brunello. Si tartta di Montecucco (DOC di recente creazione) che sta raggiungendo dei vertici qualitativi eccelsi, dopo un periodo di rodaggio con vini possenti, ma rustici. Sono presenti Collemassari, che sfiora (e forse li avrebbe meritati) i tre bicchieri, la Fattoria Montecucco, Parmoleto e Perazzeta, questi ultimi tre con “scheda piccola”.
Nessuna menzione per un monumentale Grotte Rosse 2005 di Salustri, veramente meritevole dei tre bicchieri, e neppure di un vino come il Rosso della Porticcia di Casale Pozzuolo o come il Poggio d’Oro 2004 de Le Calle, magari non campioni da grandi premi, ma sicuramente dei rossi succosi perfettamente godibili a prezzi più che umani.
Mi fermo qui, ma dichiaro aperta la caccia. E’ giusto che i consumatori seguano le guide, ma poi bevano ciò che più piace loro. Quindi assaggiate, assaggiate, e provate a scoprire i grandi assenti!
Paolo Valdastri
www.corrieredelvino.it


