IL VINO DI BOLGHERI DI NUOVO PROTAGONISTA DEL PALCOSCENICO ROMANO AL ROMA VINO EXCELLENCE & MERANO WINE FESTIVAL
Il Cabernet franc è un vitigno che si è adattato in maniera splendida al territorio di Bolgheri, dopo essere stato per anni sottovalutato in Italia, forse per la confusione creatasi nel Nord per la presenza di Carmenère erroneamente scambiato per Cabernet franc, ma di gran lunga meno qualitativo.
Jean-Claude Berrouet, responsabile di Château Petrus, ne ha ripercorso le origini, dalla Navarra e Paesi Baschi quindi alla zona di Bordeaux e ancora nel centro della Francia e sulla Loira. Geneticamente risulta essere il padre di Cabernet sauvignon e Merlot. Sia Berrouet che Vincent Dupuch, ampelologo della stazione viticultura della Gironda, hanno lamentato la scarsa ed incompleta selezione clonale eseguita sul Cabernet franc con conseguente impoverimento della diversità genetica. Per il futuro auspicano un impegno nella selezione massale, o meglio ancora nella selezione privata aziendale. Il Cabernet franc richiede molta pazienza in vigna, con una viticoltura di grande precisione, a causa della sua ristretta adattabilità, ma, come il Merlot, quando trova terreni e condizioni particolari, offre delle espressioni di assoluta eccellenza. E questo soprattutto quando la vigna ha già un’età matura ed il vino è altrettanto invecchiato in cantina. In questi casi apporta al vino grande complessità aromatica ed eleganza olfattiva.
Sebastiano Rosa della Tenuta San Guido ha parlato della grande importanza del Cabernet franc nell’uvaggio del Sassicaia, al quale apporta eleganza e finezza, mentre Luca D’Attoma ha ripercorso le esperienze in campo che hanno portato il famoso Paleo de Le Macchiole ad essere prodotto con solo Cabernet franc.
È seguita una degustazione-tavola rotonda di 12 vini basati su questa varietà.
Interessante il Carmenero 2001 di Ca’ del Bosco dagli spiccati sentori di peperone ma molto fresco ed elegante. D’Attoma ha presentato due annate di Duemani, il vino della sua azienda di Riparbella, la 2007 di bell’equilibrio e con un intervento del legno meno marcato, e la 2005 di grande concentrazione e struttura massiccia nonostante l’annata più fredda. Paolo De Marchi, noto vigneron di Isole e Olena, possiede a Lessona, Piemonte, l’azienda Sperino che produce una piccola quantità di cabernet franc in purezza, in origine destinato al blend con il nebbiolo. Un naso piacevolissimo con frutti di bosco, fragole, lampone complessato da note terrose ed animali. Ma soprattutto un palato sottile fresco slanciato di grande piacevolezza. Presente anche Caiarossa di Riparbella e Château du Tertre della stessa proprietà di Bordeaux. Dominique Génot ha portato in assaggio due campioni di Cabernet franc dei due territori: ampio maturo e generoso il toscano, fine succoso e persistente il bordolese. Per finire, dopo due originali campioni del Nuovo Messico e della zona del Niagara, Kees van Leeuwen e Alessandro Franchetti hanno presentato due campioni di Cabernet franc dei vigneti di Cheval Blanc e della Tenuta di Trinoro.
Degustazione, insomma, molto tecnica, ma importantissima per capire le potenzialità di questo vitigno.
In due momenti successivi si sono tenute due eccezionali verticali, entrambe ovviamente con “tutto esaurito”: Nicolò Incisa della Rocchetta e il Sassicaia, dieci grandi annate dal 2007 (in anteprima) al 1998 e Cinzia Campolmi Paleo Le Macchiole, il miglior Cabernet franc d’Italia in purezza, dal 2007 (in anteprima) al 2000
PAOLO VALDASTRI


