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L’Italie: c’est aussi une question de prix. (Italia : e' anche una questione di prezzo). Ovvero:meditate bolgheresi, meditate!

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Raoul Salama e' un capo redattore della Revue du Vin de France ed uno dei responsabili delle degustazioni e critico molto autorevole nel panorama vinicolo mondiale La Strada del Vino Costa degli Etruschi lo aveva accolto, la scorsa estate, per un giro di degustazioni nelle prestigiose aziende della zona e ne era scaturito un sostanzioso articolo sui nostri grandi rossi, rafforzato da un’inserzione sullo speciale “Les Grands Vins d’Italie: une selection de la RVF”. di Paolo Valdastri

In barba a chi sostiene che i cugini francesi, da buoni sciovinisti, hanno in mente solo i loro vini, l’articolo ha avuto notevoli riscontri, dimostrando “un interesse crescente per i cru transalpini” e toscani in particolare, ma ha anche provocato alcune reazioni che sono state riportate nella pagina della posta del mese di settembre 2005.

E questa e' la piu' significativa:

“Ho letto con attenzione il vostro numero speciale dedicato ai vigneti italiani. Ho programmato di trascorrere le mie vacanze nel Chianti, in Toscana, ed ho accuratamente annotato i buoni indirizzi dei migliori viticoltori. Pero' non veniva indicato alcun prezzo ed alcuni crus venivano paragonati a Cheval Blanc o a Petrus: immagino gia' il budget che bisogna predisporre… Vorrei quindi chiedervi di trasmettermi alcuni indirizzi di buoni viticoltori toscani che abbiano bottiglie inferiori ai 15 euro.” alexisquelqueger@yahoo.fr

La risposta di Raoul Salama: “In pratica i chianti classico sono molto piu' abbordabili dei vini di Bolgheri (ai quali sembra che Lei alluda) e quindi potra' trovare senza troppe difficolta' dei vini intorno ai 15 euro nelle aziende da noi indicate con “1 stella”…

Qual’e' la morale da trarre da questo episodio? Ci sono dei segnali di cui forse e' il caso di tenere conto?

Prima considerazione

Bolgheri, ed a maggior ragione, tutti i vini della costa, sono generalmente confusi con il Chianti. E questo accade non solo con i cugini d’oltralpe, ma anche con molti enofili di cultura anglosassone. Ne hanno esperienza alla Strada del Vino, dove giungono molto frequentemente richieste di informazioni su quali Chianti o quanti Brunello sono prodotti in zona (oltre a spassose richieste di informazioni sul Sassicaia bianco).

Seconda considerazione

Lo stesso Raoul Salama, che pure e' un grandissimo conoscitore di vini internazionali, pensa a Bolgheri solo in termini di grandi cru e a prezzi che si collocano di conseguenza nel settore alta gamma.
Quanto c’e' di corretto in tutto questo? E quanto influiscono su tutto cio' le scelte delle singole aziende o piuttosto dei vari Consorzi di Tutela locali che danno solo deboli segni di vita?
A questo proposito sarebbe molto interessante sentire il parere degli interessati ed aprire un costruttivo dibattito, anche in vista di azioni future da intraprendere.

Nell’attesa di questo vediamo di anticipare qualche considerazione.
Il posizionamento geografico di una DOC e' sempre un’operazione piuttosto complessa anche per gli addetti ai lavori.
Quanti sarebbero in grado, senza ricorrere a Google, di collocare la Saale Unstrut, oppure un Getariako Txakolina? Ma anche per denominazioni piu' famose vale lo stesso discorso: ho testimonianze di richieste di quotazione di Barolo prodotto da aziende toscane.

Non e' molto tempo che sulle piu' importanti riviste di settore internazionali, la DOC Bolgheri ha cominciato ad essere regolarmente indicata sulle carte vitivinicole della Toscana, accanto a Chianti, Brunello e Nobile e solo recentissima e' la comparsa di Carmignano, che pure vanta una DOCG.

Con questo voglio dire che a livello globale ed anche considerando solo una fascia di popolazione di cultura media, e' gia' difficile riuscire a far collocare correttamente l’Italia in Europa, poi forse ci puo' essere qualche speranza per la Toscana, ma, al di la' di questo, per trovare chi conosce Bolgheri, e' necessario entrare in contatto con una minoranza veramente esigua di persone con cultura molto approfondita o molto specializzata.

E’ possibile migliorare questa situazione? E’ pensabile per una piccola DOC (Montescudaio, Val di Cornia, ma anche per la piu' famosa Bolgheri) farsi conoscere in un mondo globalizzato dove imperano i colossi alla Constellation Brand, i guru del marketing, i fenomeni Yellow Tail?

Il mio pensiero in proposito e' fondamentalmente negativo. E’ vero che non c’e' niente d’impossibile: forse se si trovasse un mecenate con il portafogli di Bill Gates, improvvisamente impazzito per i nostri vini, sarebbe possibile attuare una campagna di comunicazione miliardaria sufficiente a raggiungere il target prefissato e a far conoscere la DOC piuttosto che il brand aziendale.

Ma i miracoli accadono di rado. Questo non vuol dire, badate bene, rifugiarsi in un atteggiamento rinunciatario: la mia opinione e' che sia comunque possibile farsi sentire, ma pensare di ottenere un risultato correndo da soli, senza far sistema con chi ha affinita' di caratteri ed obiettivi, e' solo indice di un atteggiamento velleitario e molto lontano dalla realta' dei fatti.

In soldoni: attuare una campagna di marketing, sostenuta dalle istituzioni, per un sistema Costa Toscana, prestando grande attenzione a preservare le singole micro identita', pensare ad una IGT che racchiuda tutti i vini della Costa fuori disciplinare, sono operazioni che possono avere un senso.

Pensare alla stessa cosa attuata con le sole forze di un manipolo di trenta-quaranta produttori puo' rivelarsi un suicidio, quando, oltretutto, nella zona, sussistono problematiche quali la presenza di brand gia' famosi di per se' e magari con interessi in piu' aree geografiche, e quali la mancata rivendicazione delle DOC, vuoi per motivi d’immagine, vuoi per inadeguatezza dei disciplinari. (Questi due problemi sarebbero meritevoli, gia' da soli, di essere al centro di un ampio dibattito)

E passiamo al problema piu' spinoso: quello dei prezzi.

Purtroppo, e questo e' un dato di fatto incontestabile, testimoniato dai continui contatti con gli utenti finali, in occasione di fiere e di manifestazioni o anche per via telefonica diretta, l’immagine percepita dal consumatore e' quella di una zona, e parlo soprattutto del bolgherese, con prezzi al di sopra di un corretto rapporto qualita'/prezzo.

Non mi riferisco qui ai grandi cru, ai nomi storici, a vini che hanno il privilegio di essere quotati nelle aste internazionali. Il paragone che fa il lettore e condiviso e ribadito da Salama, tra i cru bolgheresi e Cheval Blanc e Petrus e' corretto, prestigioso e ci riempie d’orgoglio. E nessuno al mondo, francese o americano che sia, contesta i prezzi (peraltro molto piu' alti) di un Petrus o di un Romane'e Conti, cosi' come non discute del costo di un Sassicaia o di un Masseto.

Qui siamo a livello di griffe che godono di un solido posizionamento e di un’incrollabile domanda di mercato internazionale, ed e' giusto che ogni bottiglia venga pagata anche per la storia che si porta dietro.

Mi riferisco piuttosto ad errori compiuti in momenti di euforia di mercato, quando tutto pareva possibile, anche il non avere rispetto per i lunghi tempi che il vino richiede, tempi di dimensioni “storiche” (Nicolas Joly ricorda sempre che le sue vigne sono li' da 500 anni), tempi molto, molto difficili da bypassare, ma forzosamente violentati da esigenze di bilancio e criteri “industriali” di profitto.

La funzione fondamentale di un Consorzio di tutela consiste, lo dice il nome stesso, nel tutelare il prodotto e questo non significa soltanto limitarsi a controllarne l’origine (e sarebbe gia' un grande passo), la qualita' e lo stile, ma anche negoziare un ragionevole range di prezzi per ogni tipologia di prodotto, stabilito con un forte accordo di filiera, ovvero con regole che coinvolgano non solo i produttori, ma anche tutto il settore distributivo e della ristorazione.

In altre parole, considerando quella che e' l’immagine percepita dell’attuale prodotto Bolgheri, un’immagine di vini di qualita', ma poco “abbordabili” dai piu', e' indispensabile una rapida reazione che metta in campo un’operazione “simpatia”, ribadendo, da un lato, che l’opzione qualita' e' una missione primaria, ma che questa qualita' si realizza a tutti i livelli, rossi base, bianchi e, perche' no, rosati, compresi.

Riconquistare la simpatia dei clienti non e' mai un’azione semplice, ma richiede tempi lunghi ed un sistema di comunicazione efficace.

L’obiettivo attuale di Bolgheri, sembra invece essere quello di rafforzare l’immagine della zona, ma solo per quanto concerne i vini di alta gamma e questo, nell’attuale situazione di mercato, non e' piu' sufficiente: la comunicazione dovrebbe parlare di grandi vini per ogni fascia di prezzo e per ogni tipologia, senza scadere troppo in basso per i prodotti base e senza voli pindarici e velleitarismi per i prodotti di prestigio prima ancora che quel prestigio sia raggiunto.

E, per concludere, stando molto attenti a non incorrere in atteggiamenti di superiorita' e di presa di distanza dal contorno: a volte la simpatia si conquista anche con un po' di umilta'.

Data di pubblicazione: 27/01/2006
La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
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