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LA COSTA DEL VINO GUIDA VINI D’ITALIA 2009 GAMBERO ROSSO SLOWFOOD EDITORE

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Bagno di sangue quest’anno per i vini toscani. Solo 49 i “tre bicchieri”, l’ambito riconoscimento di eccellenza della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso SlowFood. Pochi se rapportati ai 71 del Piemonte, ma sempre abbastanza se si considera che la torrida annata 2003 ha trascinato nel baratro Montalcino, con Biondi-Santi solo vino premiato, e che l’annata 2005, ovvero quella con la quale sono usciti i vini superiori della costa toscana, non è certo stata facile ed omogenea dal punto di vista della qualità. Nonostante questo, troviamo una discreta pattuglia di vini di grande eleganza, non certo muscolari, ma di bello slancio e freschezza acida, con corredo tannico civile e maturo, vini da conservare, ma anche da bere un bicchiere via l’altro senza stancarsi.



La versione 2005 del Sassicaia viene addirittura definita “magistrale” dalla guida, mentre, sempre per la costa, vengono citati tra i migliori il Nambrot della Tenuta di Ghizzano e il Tenuta di Valgiano, dell’omonima azienda di Moreno Petrini.


A Bolgheri, oltre al Sassicaia, ricevono il massimo riconoscimento tre Bolgheri Superiore 2005:  il Grattamacco di Collemassari, snello, succoso e caratteriale come sempre, poi l’Ornellaia dell’omonima tenuta, dai profumi di frutto nero maturo, tabacco e fieno, struttura compatta e tannino vigoroso, ed infine l’Argentiera della tenuta di proprietà dei Fratini e Piero Antinori, dal “naso con note vegetali di peperone al forno, bocca avvolgente e tesa”.


Il mitico Masseto si ferma a due bicchieri rossi (riconoscimento dato a quei vini che sono comunque approdati alle “finali” per i tre bicchieri), a causa di un legno ancora invadente. E la questione del legno viene allo scoperto per molti altri vini bolgheresi, vedi l’Alberello di Grattamacco Collemassari, che invece ha entusiasmato il sottoscritto, oppure per i vini de Le Macchiole.  Sembra che la critica si sia decisa ad abbandonare al suo destino lo stile Parker-americano dei vini tutti muscoli e legno, dimostrativi e da “conversazione” piuttosto che da accompagnare al cibo. E su questo non possiamo che essere d’accordo. Ma non vorremmo che potenza e legno fossero semplicemente sopravvalutati a causa di una troppo precoce presentazione dei vini alle degustazioni guidaiole. Questo argomento sarà oggetto di un opportuno prossimo approfondimento.


Concludendo con Bolgheri, troviamo tra i due bicchieri rossi, cioè tra i finalisti, il Paleo 2005 de Le Macchiole, il Ca’Marcanda 2005 di Angelo Gaja, il Guidalberto 2006 della Tenuta San Guido, il Bolgheri Superiore Sapaio 2005, e, finalmente, un ottimo Bolgheri Superiore San Martino 2005 de La Cipriana.
Più a nord, grande prestazione del Castello del Terriccio con i tre bicchieri del Lupicaia 2005 ed i due bicchieri rossi del Castello 2005. Un Lupicaia setoso e vellutato come nelle migliori annate, con i suoi caratteristici sentori balsamici di eucalipto di nuovo in evidenza. Lungo la Val di Cecina, bel risultato per il Podere l’Aione di Montecatini che ottiene una coppia di due bicchieri rossi con Etico 2005 (merlot in prevalenza) e con il Salve 2005 (sangiovese). 


Suvereto salva la performance veramente opaca della Val di Cornia con i tre bicchieri del Redigaffi 2006 di Tua Rita, un merlot che nasce sui terreni ad altissima vocazione di Notri, dai quali speriamo di veder risorgere, il prossimo anno, i vini di Gualdo del Re e quelli di Montepeloso.
Tua Rita ottiene anche  i due bicchieri rossi con Giusto di Notri e Syrah 2006, così come Petra, l’azienda dei Moretti di Bellavista, con il merlot Quercegobbe 2005.


La Costa Toscana porta a casa altri quattro tre bicchieri: il Montecucco Sangiovese Riserva Lombrone 2004 di Collemassari, l’Avvoltore 2006 di Moris Farms di Massa Marittima, il Saffredi 2005 della grossetana Le Pupille, ed il Rocca di Frassinello 2006 di Gavorrano, azienda  joint venture tra Castellare di Castellina e Lafite-Rothschild. Un totale di dieci eccellenze sulle 49 toscane, ovvero un 20% che consolida la Costa quale polo di riferimento dei grandi vini toscani.

Paolo Valdastri

Data di pubblicazione: 03/11/2008
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