LA COSTA DEL VINO.MENO BOTTIGLIE E PIÙ BUONE, MA BEVIAMO VERAMENTE MEGLIO?
Non voglio contraddire i dotti relatori, dal prestigioso Lamberto Vallarino Gancia in giù, ma la mia sensazione è che le cose stiano andando in maniera leggermente diversa: il consumo di vino a basso prezzo è tutt’altro che in calo.
Non ho le possibilità economiche di lanciare una ricerca approfondita su piazze di altre regioni, e quindi sono costretto ad utilizzare le mie osservazioni personali e locali, ma ho la profonda convinzione che quanto dico sia ragionevolmente estensibile a livello generale.
Intanto è facilmente verificabile da ognuno che i punti vendita di vino sfuso sono aumentati vertiginosamente negli ultimi tempi. Inizialmente ha cominciato qualche “vinaio” (le enoteche di una volta, con fiaschi e bottiglie in genere meno pretenziose) ad introdurre, dopo le dame ed i fiaschi, i tini da qualche ettolitro contenenti vino sfuso bianco e rosso. Poi anche alcuni piccoli minimarket si sono attrezzati alla stessa maniera. Dopo mesi di crisi, alla fine anche qualche enoteca ha ceduto alla tentazione, confortata magari da alcune aziende produttrici ( e neanche tanto piccole) che hanno aperto propri punti vendita sotto il nome rassicurante “La Cantina di....”
Nelle città più grandi della Costa, come Livorno, Pisa e Lucca, questi punti vendita sono già qualche decina, ma ormai anche nei piccoli centri turistici il fenomeno si è diffuso a favore soprattutto di un turismo balneare all’aria aperta molto attento ai costi.
Ma che cosa si trova in questi negozi, qual’è il contenuto dei tini inox impenetrabili, a differenza del vetro delle bottiglie, alla vista del consumatore? Vini di pessima qualità, ovvero vecchio stile “vino del contadino”, oppure qualcosa di perfettamente bevibile, magari con piacere?
Bene: certamente dimenticatevi i grandi vini. Ma, udite, udite, con un po’ di pazienza e con qualche esperimento, le sorprese gradite non mancano, anzi...
Sarà colpa della crisi, sarà che alcuni produttori trovandosi i tini pieni prima della vendemmia sono costretti a liberarsi del vino senza guardare tanto per il sottile al prezzo, ma, a volte, il risultato è di completa soddisfazione, e questo soprattutto con i vini rossi.
Cosa viene venduto? Alcune DOC, Bolgheri come Brunello, ad esempio, proibiscono la vendita di vino sfuso, per cui se trovate un bel tino con il cartello “Bolgheri DOC”, beati voi, ma il gestore del locale rischia una denuncia ai NAS da parte del Consorzio di Tutela. In genere i cartelli apposti sui tini dicono e non dicono: un vino venduto come vino da tavola può essere tranquillamente lo stesso che, imbottigliato, avrebbe dignità di IGT o addirittura di DOC. La fiducia e la conoscenza diretta del commerciante, così come il palato del consumatore, alla fine, sono i fattori essenziali per la scelta.
E i prezzi? Molto variabili, in genere, ma in una fascia decisamente ristretta. Si va dagli 80 centesimi ai 3, massimo 3,5 euro. Oltre questa soglia si entra nel campo dell’imbottigliato, anche se generalmente lo sfuso da 3 euro è superiore all’imbottigliato di uguale prezzo. Lo sfuso non ha il costo di vetro, tappo, capsula ed etichetta. Nella zona tra 1,5 e 2,5 euro si possono trovare i prodotti più “bevibili”.
Tornando alla grande distribuzione: il calo di vendite sugli scaffali dei supermercati rilevato da Iri-Infoscan per i prodotti base (dame, bottiglione, brik) è giusto e naturale. Il prodotto, a parità di prezzo con lo sfuso, è decisamente più scadente e non competitivo. Colpa del confezionamento e dei ricarichi applicati dalla GDO, comunque alti in relazione a queste categorie di prodotto. Una bella rivincita per il venditore di sfuso. Una volta tanto ha il coltello dalla parte del manico nei confronti della grande distribuzione: sempreché il consumatore finale abbia un minimo di discernimento.
Paolo Valdastri
www.corrieredelvino.it


