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LA COSTA DEL VINO.MENO BOTTIGLIE E PIÙ BUONE, MA BEVIAMO VERAMENTE MEGLIO?

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Nel corso dell’ultimo Vinitaly, Iri-Infoscan per conto di Veronafiere ha presentato una ricerca sul consumo di vino nella grande distribuzione organizzata. I risultati parlano di un notevole calo in volume del consumo di vini confezionati di fascia bassa, mentre i vini con prezzo maggiore o uguale a 5 euro (19% del fatturato di vini in bottiglia da 0,75l) sarebbero in ascesa di un buon 16% in valore. Il calo in volume sarebbe più marcato per i “vini da tavola”, quelli venduti in dame da 5l, in bottiglioni o in brik, e per questo la ricerca conclude affermando che esisterebbe una tendenza dei consumatori a prediligere un consumo sempre più attento alla qualità. Lo studio dice anche che i tre vini più venduti sono Chianti, Lambrusco e Barbera, mentre sono in crescita gli emergenti Negroamaro, Aglianico e Traminer.


Non voglio contraddire i dotti relatori, dal prestigioso Lamberto Vallarino Gancia in giù, ma la mia sensazione è che le cose stiano andando in maniera leggermente diversa: il consumo di vino a basso prezzo è tutt’altro che in calo.
Non ho le possibilità economiche di lanciare una ricerca approfondita su piazze di altre regioni, e quindi sono costretto ad utilizzare le mie osservazioni personali e locali, ma ho la profonda convinzione che quanto dico sia ragionevolmente estensibile a livello generale.
Intanto è facilmente verificabile da ognuno che i punti vendita di vino sfuso sono aumentati vertiginosamente negli ultimi tempi. Inizialmente ha cominciato qualche “vinaio” (le enoteche di una volta, con fiaschi e bottiglie in genere meno pretenziose) ad introdurre, dopo le dame ed i fiaschi, i tini da qualche ettolitro contenenti vino sfuso bianco e rosso. Poi anche alcuni piccoli minimarket si sono attrezzati alla stessa maniera. Dopo mesi di crisi, alla fine anche qualche enoteca ha ceduto alla tentazione, confortata magari da alcune aziende produttrici ( e neanche tanto piccole) che hanno aperto propri punti vendita sotto il nome rassicurante “La Cantina di....”
Nelle città più grandi della Costa, come Livorno, Pisa e Lucca, questi punti vendita sono già qualche decina, ma ormai anche nei piccoli centri turistici il fenomeno si è diffuso a favore soprattutto di un turismo balneare all’aria aperta molto attento ai costi.
Ma che cosa si trova in questi negozi, qual’è il contenuto dei tini inox impenetrabili, a differenza del vetro delle bottiglie, alla vista del consumatore? Vini di pessima qualità, ovvero vecchio stile “vino del contadino”, oppure qualcosa di perfettamente bevibile, magari con piacere?
Bene: certamente dimenticatevi i grandi vini. Ma, udite, udite, con un po’ di pazienza e con qualche esperimento, le sorprese gradite non mancano, anzi...
Sarà colpa della crisi, sarà che alcuni produttori trovandosi i tini pieni prima della vendemmia sono costretti a liberarsi del vino senza guardare tanto per il sottile al prezzo, ma, a volte, il risultato è di completa soddisfazione, e questo soprattutto con i vini rossi.
Cosa viene venduto? Alcune DOC, Bolgheri come Brunello, ad esempio, proibiscono la vendita di vino sfuso, per cui se trovate un bel tino con il cartello “Bolgheri DOC”, beati voi, ma il gestore del locale rischia una denuncia ai NAS da parte del Consorzio di Tutela. In genere i cartelli apposti sui tini dicono e non dicono: un vino venduto come vino da tavola può essere tranquillamente lo stesso che, imbottigliato, avrebbe dignità di IGT o addirittura di DOC. La fiducia e la conoscenza diretta del commerciante, così come il palato del consumatore, alla fine, sono i fattori essenziali per la scelta.
E i prezzi? Molto variabili, in genere, ma in una fascia decisamente ristretta. Si va dagli 80 centesimi ai 3, massimo 3,5 euro. Oltre questa soglia si entra nel campo dell’imbottigliato, anche se generalmente lo sfuso da 3 euro è superiore all’imbottigliato di uguale prezzo. Lo sfuso non ha il costo di vetro, tappo, capsula ed etichetta. Nella zona tra 1,5 e 2,5 euro si possono trovare i prodotti più “bevibili”.
Tornando alla grande distribuzione: il calo di vendite sugli scaffali dei supermercati rilevato da Iri-Infoscan per i prodotti base (dame, bottiglione, brik) è giusto e naturale. Il prodotto, a parità di prezzo con lo sfuso, è decisamente più scadente e non competitivo. Colpa del confezionamento e dei ricarichi applicati dalla GDO, comunque alti in relazione a queste categorie di prodotto. Una bella rivincita per il venditore di sfuso. Una volta tanto ha il coltello dalla parte del manico nei confronti della grande distribuzione: sempreché il consumatore finale abbia un minimo di discernimento.

Paolo Valdastri
www.corrieredelvino.it

Data di pubblicazione: 04/05/2009
Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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