Vendemmia la Riserva di Carmignano
Del colore si valuta solo la maggiore o minore intensità e
carica cromatica. Per quanto riguarda i profumi, invece, è bene astenersi da
ogni giudizio, essendo la caratteristica più soggetta a fasi alterne durante la
permanenza in botte.
L’attenzione si concentra tutta nel palato, dove si possono valutare la consistenza estrattiva, la maturità del tannino, l’equilibrio acido-alcol, la componente vegetale oppure fruttata.
Il giudizio complessivo emerso dai campioni degustati ha confermato quelle che erano state le previsioni teoriche sull’andamento dell’annata.
I vini hanno in generale una bella carica cromatica, indice di buona maturità delle uve e quindi di facilità di estrazione degli antociani (sostanze responsabili del colore rosso).
Il naso, in molti casi, si è rivelato privo delle riduzione tipiche di questa fase di affinamento, mostrando note intensamente e piacevolmente fruttate.
In bocca si è notata una buona materia estrattiva, dei tannini generalmente molto docili e maturi, una notevole freschezza acida, che unita ad un buon grado alcolico e alla pienezza del corpo conferisce ai vini notevole equilibrio, bella personalità ed eleganza fuori dal comune.
2006: per Carmignano è un millesimo di cui sentiremo parlare in termini altamente positivi. Conviene, sin da ora, annotare sull’agenda la data di uscita in commercio di questi vini per non perdere l’occasione di rifornire di buone e convenienti bottiglie la propria cantina.
I migliori assaggi:
Annata 2006 VINI ATTI A DIVENIRE CARMIGNANO
Molto convincenti i campioni presentati da Piaggia, dinamico nella pur grande morbidezza e rotondità, pieno e succoso, da Capezzana, grande materia estrattiva ma slanciato con un tannino di grande finezza, da Le Farnete, bel vigore alcolico equilibrato da tensione acida e sapidità.
Ottimi anche Bacchereto, con un bel frutto maturo e tannino dolce e gustoso, Sassolo, caratterizzato da un’eccezionale freschezza, e Allocco, dalla bella grana tannica e polpa tornita.
Annata 2005 CARMIGNANO DOCG
Un’annata a corrente alternata. Alcune ottime prestazioni affiancate da risultati pressoché deludenti. In effetti non è stato un millesimo tra i più facili, soprattutto per la Toscana interna. La piovosità relativamente elevata, soprattutto in fase vendemmiale, e temperature al di sotto della media, hanno premiato solo chi ha lavorato in vigna con grandissima attenzione ed ha fatto le giuste scelte nei tempi di raccolta.
In questo quadro spiccano Capezzana con il Villa di Capezzana, profondo, pieno, polposo, con affascinanti note speziate e di liquirizia e mora, il Piaggia, tornato finalmente a concentrazioni più umane e meno parkerizzate, frutto morbido e rotondo, pieno, sapido con piacevoli note di spezie fini, e la novità del Sassolo, dal bel naso di frutto rosso, palato complesso e rotondo, solo lievemente astringente nel finale.
Molto bene il Montefortini di Ambra, slanciato e gradevole, Le Farnete, ancora molto giovane e scalpitante, da domare con qualche altro mese di bottiglia, ma la cui materia lascia prevedere una grande evoluzione, e il Pratesi, di grande potenza e slancio al palato, ma disturbato da una nota imprecisa al naso.
Annata 2004 CARMIGNANO RISERVA DOCG
Ancora una grande prestazione di Piaggia, dal naso intrigante di frutto nero, merlottoso, e spezie, grafite e liquirizia. Denso e sfaccettato, ma elegante e per niente stucchevole. Bello anche il Riserva de Le Farnete, con piacevoli note floreali di garofano e viola, frutto nero maturo e leggero cuoio, pastoso e slanciato.
Convincono anche il Vigne Alte di Montalbiolo di Ambra, dal naso fresco, quasi balsamico, con sentori di alloro, molto preciso ed invitante in bocca, ed il Riserva Villa Medicea di Artimino, molto levigato e succoso.
IGT
La migliore valutazione in assoluto dell’intera degustazione va ad uno strepitoso Ghiaie della Furba 2004 della Tenuta di Capezzana. L’azienda dimostra, con i campioni presentati, di essere ritornata su livelli complessivi di grande eccellenza, come la sua storia imponeva. Il Ghiaie si apre con un colore cupo ed un naso di grande complessità, bella speziatura di cioccolato, caffè, legno tropicale, e un piacevolissimo ribes maturo. In bocca ha un tessuto di straordinaria finezza, morbido suadente e vellutato, con un finale slanciato e lunghissimo. Un assaggio che invita ad essere ripetuto e ripetuto.
Molto buono il Poggio de’ Colli 2005, cabernet franc in purezza di Piaggia: un vino diverso dallo stile consueto dell’azienda. Dietro un’apparente semplicità, si nasconde un bicchiere estremamente piacevole, sfaccettato e di grande bevibilità.


