Soave: finalmente è tale di nome e di fatto
Ma, a parte l’indiscusso fraterno amore che lega pisani e livornesi, le 21 aziende partecipanti hanno messo d’accordo gli intervenuti, in gran parte ristoratori, enotecari, giornalisti e sommeliers, con la qualità dei vini presentati. Pochi, infatti, gli esemplari eseguiti nel vecchio stile anni ’70, quando nelle bottiglie bastava mettere un compitino enologico facile facile, una serie di interventi tanto per ottenere un liquido chiaro e limpido, quasi incolore, con profumi semplici di lievito appena accennati (i bravi assaggiatori li definivano “delicati”), tutto acidità e niente sapore.
Molti, invece, i vini che hanno dimostrato un bel carattere ed una vera piacevolezza di beva, ma soprattutto numerosi gli esempi evidenti di sperimentazione tesi ad ottenere quei vini che i critici amano chiamare “veri” o “naturali”. Quei vini che io amo chiamare “i vini del contadino ben fatti”, cioè quei vini che negli anni ’60 e ’70 descriveva Veronelli, i migliori che lui assaggiava e portava da esempio ai produttori “rustici”.
Fin da allora il grande Gino si scagliava contro gli “industriali” del vino a causa dei loro prodotti anonimi e banali, e contro i contadini “rustici” che sciupavano il ben d’Iddio che avevano in vigna. Assaggiando questi vini, Lui tirerebbe un gran sospiro di sollievo. Intanto noi abbiamo la fortuna di gioirne.
Un complimento particolare al Consorzio del Soave. A Pisa, infatti, è avvenuta la presentazione in anteprima assoluta della Mappa dei Grandi Cru del Soave, un progetto molto ben eseguito, veramente utile ai fini della comprensione del territorio e delle sue espressioni e che ha fatto da guida per la degustazione, condotta da Ernesto Gentili della Guida Vini de L’Espresso, dal nome sintomatico “Tutte le espressioni della Garganega”.
Ventuno i vini in degustazione, come i produttori presenti, scelti con perizia per dare un’idea dell’influenza del terroir, ma anche degli stili di vinificazione.
Puri e lineari i vini “tutto inox”, che costituiscono comunque la maggioranza assoluta nel panorama Soave. Interessanti e più complessi quelli derivati da macerazioni a freddo sulle bucce e da batonnage in tino di acciaio: sono forse quelli che danno un’idea più precisa delle potenzialità della garganega, una grande uva che sta dimostrando di non avere bisogno di spintarelle da parte del solito chardonnay, come vedremo nei commenti dei singoli vini. Tra i “legnosi”, solo un paio di esemplari mostravano una certa difficoltà di integrazione, con sensazioni alcoliche un pò sopra le righe, ma, ripeto, in questa batteria c’erano molte sperimentazioni necessarie per capire la retta via da imboccare, e, comunque, nessun vino eccessivo da stigmatizzare come non riuscito.
Vediamo da vicino le batterie divise per categorie.
VINIFICAZIONE
SOAVE DOC 2006 – CORTE FARFARINI – Garganega con un 10% di Trebbiano di Soave – suoli misti calcarei e vulcanici – inox dopo macerazione a freddo. Profumo aperto di fiori bianchi e agrumi canditi, attacco morbido, si fa subito sapido, fresco e teso su di una struttura di buon livello. Un gran bell’inizio di degustazione, un vino da bere con gradevole facilità. Se poi si considera che sullo scaffale esce sui 7-8 euro, si può correre a farne incetta.
SOAVE DOC CLASSICO TUFAIE 2006 – BOLLA – Garganega in purezza. La grande azienda effettua una selezione sul versante vulcanico dei vigneti di Monteforte – Vinificato in acciaio. Al naso rivela sentori affumicati quasi terrosi, molto originali, che risentiremo in altre garganeghe su suoli vulcanici. Profilo gustativo lineare, teso, con frutto dolce in evidenza. Piacevole.
SOAVE DOC CLASSICO STAFORTE 2006 – PRÁ – Garganega in purezza. Vinificazione in tino di acciaio da 100hl con batonnage per 12 mesi. Si avverte subito la maggiore complessità già dai profumi: è di espressione tipicamente floreale, con camomilla e verbena fresche e pulite a preparare un palato altrettanto variegato. All’attacco la tipica nota dolce dei Soave, subito resa profonda da sapidità e freschezza acida su una struttura molto slanciata. Un vino ancora giovane e che lascia intravedere una buona possibilità di invecchiamento in bottiglia.
SOAVE DOC PIEVE VECCHIA 2005 – FASOLI GINO – Garganega in purezza. Gestione del vigneto in biodinamica. Le uve di questo vino vengono vendemmiate in tre tempi: in anticipo per preservare il nerbo acido, a giusta maturazione e a maturazione spinta per accentuare la dolcezza di frutto e la struttura. L’affinamento avviene in legno grande. Pieve Vecchia è un cru della zona ovest, sul torrente di Illasi. Il terreno è a tessitura franco argilloso limosa, estremamente calcareo. Ha un naso potente, dominato da frutto maturo e dolce e dalle note vanigliate del rovere. L’attacco è dolce, si ha una sensazione quasi zuccherina. Al centro bocca acidità e sapidità restituiscono un buon equilibrio, ma il finale è sempre condotto da note cremose. Un vino di struttura da abbinare su piatti complessi.
SOAVE SUPERIORE DOCG CLASSICO ACINI SOAVI 2005 – CANTINA DEL CASTELLO – Garganega in purezza. I vigneti giacciono a Carniga, poco a nord di Soave, nei pressi di Calvarino. Il suolo ha scheletro calcareo, ma è molto vicino alla zona basaltica. La scelta produttiva vuole ottenere un vino di buona propensione all’invecchiamento e quindi non immediato. Profumo di susina gialla matura e fiori di campo estivi, poi una nota intrigante di agrumi e idrocarburi. In bocca ha una polpa piena e fruttata, splendido equilibrio e un tocco di rovere dolce molto ben fuso. Un vino molto interessante, da seguire nella sua evoluzione futura.
SOAVE SUPERIORE DOCG MONTECLETHA 2005 – CANTINA DI MONTECCHIA – Uve selezionate da vecchie vigne nella zona nord, ad altitudini fino a 450 mslm, su suoli basaltici. L’affinamento avviene in parte in barrique ed in parte in tonneaux di rovere. Al naso la maturità del frutto, sospinta dalle note vanigliate del rovere, è molto accentuata, con toni al limite dell’ossidazione. In bocca l’attacco è dolce, alcolico e ancora il legno accentua le sensazioni zuccherine. Vino importante, ma la sensazione è che si perdano un pò di vista le caratteristiche peculiari dell’uva.
I CRU
SOAVE SUPERIORE DOCG IL CASALE 2006 – VICENTINI – I vigneti sono di recente impianto e concezione moderna. Impianti fitti, taglio a guyot. Acciaio. Siamo nella zona ovest, nelle vicinanze di Pieve Vecchia. I terreni sono fertili con tessitura argilloso limosa, calcarei e moderatamente alcalini. Il profilo aromatico è variegato e complesso. Si apre con note fresche floreali, poi si espande su agrumi e susine, con un sottofondo di messi estive. In bocca è secco, sapido, deciso, ma la struttura è piena con un bel frutto dal contorno pulito. Vino di grande piacevolezza.
SOAVE DOC COLLI SCALIGERI VIGNE DELLA BRÁ 2006 – FILIPPI – Le uve provengono da vecchi vigneti di 45 anni piantati, nella zona di Castelcerino, ad altitudine di 400 m., su terrazzamenti in crinali ad accentuata pendenza, allevati a pergola veronese. Acciaio. Prima della degustazione avevo avuto qualche istante per un rapidissimo giro tra i banchi d’assaggio e questo vino, come direbbero i francesi, era stato il mio coup de cœur. Un profumo di grande freschezza, un campo di fiori in Provenza. Accanto alle erbe aromatiche si fondono note agrumate candite accattivanti. Al palato è pieno, maturo, di corpo pieno, ben dinamizzato da freschezza acida, ma soprattutto da una sapidità quasi salina. Chiusura di eccezionale freschezza e pulizia. E ancora con un prezzo molto onesto (nei dintorni di 9-10 euro sullo scaffale).
SOAVE DOC CLASSICO RONCHETTO 2006 – PORTINARI – Qui la garganega è al 95%, accompagnata dal 5% di chardonnay. Siamo in un cru di circa un ettaro e mezzo, nel versante sud di Castellaro Rugate, caratterizzato da forte ventilazione e da suoli con affioramenti basaltici. Acciaio. Un profilo classico da Soave “vero”: un naso serio e austero, dominato da sensazioni di fiori bianchi e secchi, con sfumature vegetali di erbe amare. Affascinante. In bocca è tagliente, deciso sapido con buon contrasto sul frutto. Bell’esemplare per chi ama lo stile chablis.
SOAVE DOC CLASSICO IL ROCCOLO 2006 – LE MANDOLARE – Da vigneti di sommità tra Soave e Monteforte. Le uve sono raccolte a piena maturazione, l’affinamento è in rovere. É uno dei vini di più difficile interpretazione. I toni dolci e bananosi del rovere sovrastano le sensazioni fresche sia al naso che in bocca. Come per il Montecletha viene da chiedersi se lo stile faccia l’occhiolino a qualche particolare mercato, ma certamente uva e terroir sono qui su un piano molto secondario.
SOAVE DOC CLASSICO MONTE FIORENTINE 2006 – CÁ RUGATE – Cru del versante sud della collina di Rugate a 250 mslm. Gli impianti sono di circa 35 anni su suolo basaltico. La vinificazione è fatta con molta attenzione ai processi riduttivi, ad iniziare dalla pressatura sotto azoto, al fine di preservare il patrimonio aromatico dell’uva, precursori compresi. Ed in effetti, il naso è un’esplosione di sentori floreali, un misto di fiori freschi e appassiti, con un finale di agrumi canditi tipico dei precursori di aroma. L’equilibrio è eccezionale: non guardo mai a priori il tenore alcolico, ma qui con appena 12,5° si hanno sensazioni di un vino pieno in perfetta armonia, dotato di estrema eleganza.
SOAVE SUPERIORE DOCG CLASSICO MONTE DI FICE 2006 – I STEFANINI – Vigneti in terrazze tufacee sull’estrema propaggine orientale a 120 mslm in quel di Costalunga. La vinificazione segue gli stessi criteri del Monte Fiorentine. Il buon Ernesto Gentili ha criticato l’eccessivo uso ed abuso che la critica sta facendo del termine “minerale”. In questo caso è però obbligatorio. Per dirla, comunque, con altri termini, questo vino “rieslingheggia”, con i suoi profumi intriganti di idrocarburi e fumo di carbonaia, accompagnati da frutta tropicale. In bocca è deciso, avvolgente anche se non possente, con bei sentori di nocciole tostate, fiori rossi e una nota intensa di chiodo di garofano. Fascinoso e personale: da seguirne con curiosità l’evoluzione nei prossimi anni.
SOAVE SUPERIORE DOCG CLASSICO CASTELCERINO 2006 – CANTINA DI SOAVE- Oltre alla garganega prevede un 20% di Trebbiano di Soave. Selezione di uve da vigneti dei 1500 soci della cantina, posti su suoli delle colline di Castelcerino con sasso basaltico, poco profondi con presenza di limo. Vinificazione in acciaio con macerazione prefermentativa a freddo e soggiorno sulle fecce nobili per 9 mesi. Profumi floreali e di frutta gialla, albicocca in prevalenza. In bocca è grasso e pieno, ma dinamico e con molto frutto maturo e dolce non dolce con un finale addirittura rinfrescante.
SOAVE DOC CLASSICO VIGNETI DI FOSCARINO 2006 – INAMA – Monte Foscarino è uno dei cru più famosi, così come l’azienda è una delle più in vista negli ultimi dieci anni. Suoli con scheletro basaltico abbondante in profondità, e argilla in superficie. Pendenze molto accentuate. Maturazioni molto facili e forte tendenza a concentrazione naturale. Passaggio in legno piccolo. Al naso ha intense e avvolgenti note agrumate, con rovere appena avvertibile. In bocca è pieno, dolce e possente, con frutto maturo ben delineato. Lo sviluppo è dinamico e di bella freschezza. Legno che non disturba, ben integrato e finale di buona lunghezza. Ormai un classico grande bianco.
SOAVE DOC SAN BRIZIO 2005 – LA CAPPUCCINA – Vigneti a Costalunga, zona orientale, sul fiume Alpone. Suoli basaltici, ma alluvionali di deposito con presenza di argilla. La vinificazione è in acciaio, poi passaggio in tonneaux. Carattere più pacioso rispetto agli altri vini. Frutto bianco maturo al naso e palato dolce e grasso, quasi alcolico. Il finale è di vaniglia e albicocca in confettura. Poco contrastato dalla fase acida.
SOAVE SUPERIORE DOCG VIGNETO DI CASTELLARO 2005 – CANTINA DI MONTEFORTE – La cantina sociale effettua una selezione dai vigneti di Castellaro, posti su suoli neri del vecchio cono vulcanico. La vinificazione è in acciaio, e successivo passaggio in tonneaux. Al naso presenta note boisé ancora evidenti accompagnate da albicocca, fiori secchi e sentori di fumo. In bocca è importante, pieno, con rovere ancora pronunciato, ma ha una freschezza vibrante e un finale deciso e persistente.
SOAVE DOC CLASSICO CASETTE FOSCARIN 2005 – MONTETONDO – I vigneti giacciono sul versante del Monte Foscarino che guarda verso Soave. Gli impianti sono di concezione moderna su suoli con evidenti tracce di colate laviche. Fermentazione in carati di legno grandi. All’olfatto presenta sensazioni floreali intense e dolci. In bocca è pieno, caldo e solido, ma reso molto dinamico, nonostante un pò di zucchero residuo, dalla buona vena acida e dalle sensazioni sapide. Un vino di corpo, ma nel quale l’assaggio chiama di continuo al riassaggio.
SOAVE DOC CLASSICO SALVARENZA 2005 – GINI – La zona, tra Soave e Monteforte, a 150 mslm ha pendenze poco accentuate ed è caratterizzata da una vena calcarea ricoperta da depositi tufacei provenienti dalla collina soprastante. I vigneti hanno esemplari di 90 anni di età. Vinificazione in barrique. Un naso intrigante e complesso. Il rovere è molto ben integrato e le note balsamiche richiamano comunque i profumi della garganega. Stessa situazione al palato, dove il vino si presenta di grande struttura, ma ben vivacizzato dal nerbo acido sempre teso e dinamico. La dolcezza del frutto, sempre in primo piano, non è assolutamente stucchevole, ma anzi avvolgente. Finale molto lungo.
RECIOTO DI SOAVE
RECIOTO DI SOAVE DOCG 2004 – MARCATO – Appassimento in cassette. Ha profumi di albicocca candita e gelato di nocciola. Leggermente rustico al palato, quasi tannico.
RECIOTO DI SOAVE DOCG SUAVISSIMUS 2004 – NARDELLO – Appassimento in cassette. Profumi accentuati di miele e frutta secca. Un leggero tono vegetale distrae un pò la fase olfattiva. In bocca è dolce, pieno, rotondo e zuccherino.
RECIOTO DI SOAVE DOCG CLASSICO LE SPONDE 2005 – COFFELE – Appassimento su reti fasolare. Ha un bel profumo di frutta candita, uva sultanina e agrumi canditi. In bocca ha un bell’equilibrio, con acidità che stempera il grasso e gli zuccheri. Finale lunghissimo.
IN SALA
Alcuni bicchieri che mi hanno particolarmente colpito:
SOAVE DOC CLASSICO 2006 – COFFELE – Bei profumi. Morbido, fresco slanciato, lungo. Prezzo accattivante
Ancora di Còffele buonissimo il Cà Visco 2006, selezione di garganega con 25% di trebbiano di soave, inox, molto floreale, sapido e dinamico e l’Alzari 2005, elevato in legno grande per 14 mesi.
Di CORTE FARFARIN eccezionali per rapporto qualità prezzo il semplice IGT Bastia ed il buonissimo SOAVE DOC Vigna della Corte 2006.
Molto interessanti i vini di FILIPPI. Il Castelcerino 2006 è una quintessenza di garganega, floreale, balsamica, fresca e sapida. Il Monteseroni 2006 ha un naso balsamico e floreale con note di erbe di bosco, agrumi. Pieno ed elegante. L’IGT Trebiana, da uve trebbiano di soave in purezza, è molto particolare, ma interessante per i suoi sentori austeri secchi ed amarognoli, quasi salini.
IN DEFINITIVA
Soave: un vigneto frazionato in tantissime (3000 e più) aziende e frastagliato, dove convivono vecchie tradizioni (tante le pergole) e innovazione. 500.000 hl a DOC e prima DOC in Italia per produzione di bianchi. Suoli vulcanici dove la garganega è ormai perfettamente acclimatata. 7.000 ettari su 10.000 attualmente vitati, presenti sul territorio da più di cento anni. Un paesaggio fortemente influenzato dall’uomo, ma con perfetti equilibri con la natura. E finalmente un indirizzo produttivo che non guarda più solo alla quantità, ma soprattutto, ora, all’ottenimento di grandi bianchi, anche da invecchiamento, cosa di cui in Italia c’è un grandissimo bisogno. Complimenti!


