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Verticale storica di Lupicaia

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Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

 

In effetti la tenuta gode di un clima ideale, soprattutto per la produzione di grandi rossi, grazie ad una grande variabilità dei suoli, fattore, questo, che consente di scegliere le migliori posizioni per l’impianto della vigna in base al risultato che si vuole ottenere.

Per le uve a bacca rossa vengono scelti terreni a tessitura argillosa e sabbiosa. Le argille sono rosse grazie alla ricchezza di rame e di ferro, minerali provenienti dalle colline dove esistevano le miniere etrusche. Troviamo poi zone calcaree caratterizzate dal galestro. 

La vinificazione è quella tradizionale “bordolese”, con un soggiorno medio in barrique in maggioranza nuove di circa 18 mesi.


Il Dr. Rossi di Medelana ha voluto ripercorrere la storia di questo vino in una splendida degustazione al Rome Cavalieri, con la collaborazione del Club Bibenda AIS Roma di Franco Ricci. Alla presentazione, insieme al Dr. Rossi, hanno collaborato l’enologo Dr. Carlo Ferrini, Gelasio Gaetani d’Aragona Lovatelli, mentre le note tecniche sono state a cura della bravissima Daniela Scrobogna, responsabile di Duemilavini Bibenda.

 

LUPICAIA 1993 – VDT 

Nella sua prima versione è composto da Cabernet (Sauvignon e Franc) e da un pizzico di Merlot.

Le barrique sono nuove di zecca e guardate con grande sospetto dal fattore Vittorio Ballini.

La veste è quella di un vino ancora perfettamente in forma: un bel granato denso e luminoso. Il naso ha prevalenze terziarie, ma giocate su note fresche di tabacco, di delicato vegetale, di frutto rosso ancora presente. La speziatura è fine e ricorda il caffè appena torrefatto. Al palato è un vino di quegli anni in cui i problemi di eccessiva maturazione e concentrazione non esistevano ancora. Non è muscolare, ma fine e slanciato, di grande freschezza. Unico freno è nel tannino che si fa sentire nel finale, forse effetto del legno completamente nuovo dell’inizio produzione. Finale caratterizzato da un ricordo muschiato persistente.

 

LUPICAIA 1994 – VDT

Un’annata decisamente più calda della precedente, in generale non memorabile per la costa toscana.

Il colore è leggermente più denso, ma il profilo olfattivo è piuttosto restio ad aprirsi. Si avvertono le note terziarie di cuoio e caffè. In bocca ha un impatto decisamente caldo, con frutto e confettura presenti e note di cacao. Ha polpa e potenza, ma meno dinamica del precedente.

 

LUPICAIA 1995 – IGT TOSCANA ROSSO

Bella annata, con in più l’aiuto di un primo assestamento in vigna: entrano in produzione nuovi cloni di Cabernet, ed aumenta la percentuale di Merlot.

Colore rubino granato di bella intensità. Il naso è di grande complessità e profondità. Sulle note speziate e di cioccolato, sulla frutta amarascata, comincia a farsi sentire la dominante mentolata di eucalipto che caratterizzerà questo vino fino ai primi anni del nuovo millennio. Al palato l’ingresso è morbido e polposo e si avvertono ancora il ribes  e le note di sottobosco del cabernet. Un vino dal piglio decisamente internazionale.

LUPICAIA 1996 – IGT TOSCANA ROSSO IN MAGNUM

Un’annata inizialmente non molto apprezzata, ma che sta rivelandosi superiore alle aspettative.

Il rubino è ancora presente al centro del bicchiere. I profumi non sono esplosivi, ma il profilo è complesso: la nota di eucalipto riveste un fruttato di prugna e un ricordo di catrame (goudron), poi tostatura, tabacco e legno di cedro. In bocca il vino si espande prorompente con sentori speziati, cacao amaro, muschio, che avvolgono un frutto polposo vivo e dinamico, di bella freschezza e sapidità. Un vino molto elegante e godibile.

 

LUPICAIA 1997 – IGT TOSCANA ROSSO IN MAGNUM

Un’annata con estate molto calda e asciutta ed anticipo di maturazione.

Colore rubino granato cupo. Al naso si percepisce un leggero sentore vegetale balsamico quasi iodato, accompagnato da confettura di prugna, cioccolato, sottobosco, grafite. Dopo un attacco morbido il vino trova slancio grazie ad una bella sapidità, ad un frutto maturo e ad una trama tannica vellutata e dolce. Nel finale emerge una nota amaricante di liquirizia e mentolo. Ha ancora lunga vita davanti a sé.

 

LUPICAIA 1998 – IGT TOSCANA ROSSO IN MAGNUM

Ha profumi intriganti con note floreali di garofano e un delicato vegetale su tabacco, cuoio, terra bagnata. L’ingresso è caldo e prelude ad un centro bocca solido e pastoso, che però nel finale non riesce a trovare un giusto contrasto nella freschezza acida. 

 

LUPICAIA 1999 – IGT TOSCANA ROSSO

Una vendemmia poco valutata in Toscana, che sta rivelandosi però superiore alle previsioni, grazie soprattutto ad un’eccellente maturazione del Cabernet.

Il colore ha una bella tonalità rubino cupo. I profumi sono complessi e profondi, ricordano frutti neri maturi e prugna californiana, sono esaltati da un lato minerale ferroso e dal balsamico di eucalipto. Bella presa al palato, gustoso e saporito, con un tannino raffinato e liscio, grande freschezza e finale scalpitante. Uno tra i migliori assaggi, il mio preferito insieme al 2006.

 

LUPICAIA 2000 – IGT TOSCANA ROSSO

Il nuovo millennio porta con sé annate calde e forti anticipi di maturazione. Il 2000 è la prima di questa serie, che avrà un’eccezione solo nel 2002.

I colori da qui in poi sono tutti su tonalità rubino intenso e cupo, con sfumature più violacee procedendo verso il 2006.

I profumi hanno una decisa impronta di frutto maturo avvolto da note balsamiche, che predominano su tutto, poi tostatura e cacao amaro. 

Bocca morbida rotonda ma un po’ frenata da un tannino vigoroso e robusto. Una buona sapidità migliora la chiusura gustativa nel fine bocca.

 

LUPICAIA 2001 – IGT TOSCANA ROSSO

Ottima annata, con maturazioni molto regolari grazie ad un settembre soleggiato ma fresco.

Un profilo olfattivo complesso in cui spiccano il balsamico, la prugna e le note minerali di inchiostro, grafite, tabacco da sigaro, cuoio. Attacco morbido, si slancia subito in un centro bocca polposo di frutto e vivo, con bella trama tannica e freschezza nel finale. Un vino di grande equilibrio ed armonia e di notevoli prospettive.

 

Il 2002 non è stato prodotto a causa dell’annata estremamente fredda e piovosa. Gli intenditori, a suo tempo, hanno dato la caccia al Tassinaia 2002.

 

 

 

LUPICAIA 2003 – IGT TOSCANA ROSSO

Altra annata difficilissima per l’eccessivo calore perdurato da primavera ad autunno inoltrato, con estate torrida.

Già al naso si avverte la tonalità matura del frutto che sbocca in note di confettura, senza grande articolazione di profumi. In bocca riesce comunque a trovare una piacevolezza che pochi sono riusciti a raggiungere in una simile annata: è rotondo e caldo, ma non sovra estratto. É stato compiuto un ottimo lavoro per mantenere una freschezza accettabile. Il finale è balsamico, di liquirizia.

 

LUPICAIA 2004 – IGT TOSCANA ROSSO

Al naso non si ritrova, al pari del 2003, la nota mentolata caratteristica che ci aveva accompagnato fino al 2001. Ha però bei sentori floreali di violetta e fruttati di piccole bacche nere, con un fondo di sottobosco. Palato di grande eleganza con tannino raffinato e dolce, morbidezza di frutto armonizzata da una sferzante acidità. Molto godibile.

 

LUPICAIA 2005 – IGT TOSCANA ROSSO

Ritorna una nota vegetale leggermente balsamica, ma non ancora il pieno eucalipto. Il rovere è in evidenza con note grigliate, il frutto resta in secondo piano. Ha piena materia, buona rotondità con tannino solido e discreto slancio. Anche se il finale non è lunghissimo, ha la solita piacevolezza di beva e incontaminata eleganza.

 

LUPICAIA 2006 – IGT TOSCANA ROSSO

Ottima annata. Troviamo una dose ridotta di Merlot ed un quid in più di Petit Verdot.

Colore ancora rubino porpora di estrema giovinezza. Ha un naso di grande complessità, sfaccettato e multiforme, con piccole bacche nere, more, confettura di mirtillo, poi ferro, terra bagnata, tabacco e finalmente ritorna l’eucalipto.

Bocca energica e profonda, dinamica e vibrante con frutto maturo, macchia mediterranea, tannino levigato e solido con finale di bella lunghezza. Ancora un neonato, sempre scontroso, un po’ rustico ma dalle prospettive da grande campione dopo il dovuto affinamento.  Chiude in bellezza questa indimenticabile degustazione.

 

Paolo Valdastri

 
Data di pubblicazione: 15/06/2010
La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
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