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Verticale di Corbezzolo

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E’ veramente divertente vedere due grandi personaggi confrontarsi su materie di attualità e su argomenti a volte spinosi. Così succede di sentir chiedere da Daniele Cernilli se, tutto sommato, Luca D’Attoma non si sia pentito di aver introdotto il merlot, dopo aver constatato la grandezza, la freschezza e l’assoluta vitalità del ’96 solo sangiovese. di Paolo Valdastri


 
Il bravissimo Luca ha portato argomenti, a favore della sua scelta, professionalmente corretti, parlando di una certa durezza, coriaceamente resistente, nel sangiovese di San Donato, durezza mitigata dall’intervento del dolce merlot, particolarmente a suo agio in quella zona, tanto da dare il mitico Cantico.

Ma i dubbi si sono dissolti con l’assaggio.

E’ vero che il ’96 è un vino dai profumi intriganti, con note di caffè fresco, cuoio, cioccolato e con un palato dominato da un’acidità vibrante che conferisce un gusto quasi salino, saporito. Ma questo carattere “sangiovese”, a mio parere, non va assolutamente perso nei millesimi successivi. Il Corbezzolo è e resta un vero prodotto di terroir, senza cedimenti a facili tentazioni “concentrazioniste”, un vino dal profilo sempre personale e dal carattere vivo ed autorevole. E’ vero che il merlot smorza alcune punte, ma questo non toglie originalità al vino, anzi contribuisce a dare maggiore complessità. E, cosa importantissima, l’andamento climatico delle varie annate è sempre evidente nel vino, com’è giusto e naturale che sia, ma come non sempre avviene.

Ecco che troviamo un ’97, annata calda, dotato di una trama tannica densa e fitta, con un’acidità meno marcata, morbido e suadente. Il ’98, annata non molto equilibrata in Chianti, rivela una minore tensione gustativa e una presenza alcolica notevole. Grandissimo il ’99, figlio di un’annata molto equilibrata. E’ di una precisione olfattiva impressionante, complesso di frutto ancora presente, bella speziatura e note di caramella d’orzo. Il palato rivela un tannino dolce e fitto sostenuto da bella acidità, con un fruttato di prugna fresco e profondo che lo rende godevolissimo.

Il 2000 è la prima della serie di annate con eccesso di calore che ci stanno accompagnando ad un probabile mutamento climatico. Ed è stato, per D’Attoma, un millesimo di nuove esperienze per riuscire a gestire queste emergenze climatiche. C’è molto meno merlot, ma le note olfattive rivelano la presenza di sentori caramellati e canditi. Molto caldo al palato, non ha la finezza delle annate precedenti. Con il 2001 si ritorna ad un’annata dal clima regolare. Il vino è molto buono, con un naso personale caratterizzato da una nota fumè, quasi di liquirizia. Molto pulito e nitido in bocca, è caldo elegante e dolce. Il tropicale millesimo 2003 non coglie più Luca impreparato ed in effetti il frutto non ha sentori di surmaturità, ma si avverte un impiego molto equilibrato del rovere.

Conclude in grandezza un 2004 ancora molto giovane, ma che sotto l’immaturità adolescenziale rivela un equilibrio da manuale, un palato di grande freschezza, bella struttura, con una progressione che avvolge il palato e lo lascia solo dopo un tempo lunghissimo. Mettetene in cantina un pianale e fra dieci anni ne riparleremo.

Insomma: senza merlot, forse avremmo trovato altrettanto grandi motivi di soddisfazione, ma quelli provati con i vini proposti non fanno rimpiangere proprio niente. Intendiamoci: qui il discorso ha funzionato bene per meriti condivisi tra produttore, enologo e soprattutto terroir. In moltissimi altri casi i dubbi di Cernilli sono effettivamente più che leciti.



Annate in degustazione
Dal Corbezzolo ‘96, 100% sangiovese, per passare a ’97, ’98, ‘99, ’00, ’01, ’03 e ’04 che prevedono una piccola percentuale (10-15%) di merlot nell’uvaggio.

Podere La Cappella

San Donato in Poggio

50028 Tavarnelle Val di Pesa

Data di pubblicazione: 12/03/2007
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