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VINITALY Á LA VOLÉE

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Monte Rossa è una delle aziende “storiche” della Franciacorta. I genitori dell’attuale proprietario acquistarono la tenuta nel ’72 e da allora la famiglia produce bollicine con estrema attenzione alla qualità. Durante una delle varie rincorse da un padiglione all’altro a Vinitaly 2009, l’amica e collega Rosanna Ferraro, che cura le p.r. di Monte Rossa, mi sequestra (che bel rapimento!) per un aperitivo degustazione di mezzogiorno. Momento ideale, papille gustative predisposte, oasi e momento di relax nell’inferno caotico della fiera: ma quello che mi colpisce di più è il nome dell’ultimo nato di casa MonteRossa, il Franciacorta P.R.


1) BOLLICINE

Monte Rossa è una delle aziende “storiche” della Franciacorta. I genitori dell’attuale proprietario acquistarono la tenuta nel ’72 e da allora la famiglia produce bollicine con estrema attenzione alla qualità.
Durante una delle varie rincorse da un padiglione all’altro a Vinitaly 2009, l’amica e collega Rosanna Ferraro, che cura le p.r. di Monte Rossa, mi sequestra (che bel rapimento!) per un aperitivo degustazione di mezzogiorno. Momento ideale, papille gustative predisposte, oasi e momento di relax nell’inferno caotico della fiera: ma quello che mi colpisce di più è il nome dell’ultimo nato di casa MonteRossa, il Franciacorta P.R.
Guarda caso, le stesse iniziali della P.R. Comunicare il Vino che nel cuor mi sta. Ma qui invece di Paolo (Valdastri) e Riccardo (Gabriele), le iniziali, con strana coincidenza, costituiscono un omaggio ai fondatori dell’azienda Paola Rovetta e Paolo Rabotti. Il P.R. nasce come bollicina perfetta a partire dall’aperitivo fino ad arrivare a tutto pasto, con un carattere da millesimato senza però esserlo e senza di conseguenza costare quanto un millesimato. É un blanc de blanc da uve chardonnay in purezza proveniente per il 65% dai migliori cru aziendali e per il 35% da vino riserva. Ogni cru è vinificato separatamente in acciaio e botti di rovere, con una resa contenuta al 58%. L’affinamento in bottiglia sur lie è di 24 mesi. Il perlage si rivela gioioso e persistenze e di buona finezza. Al naso predominano sentori di agrumi, limone, pompelmo e cedro fresco. Al palato è avvolgente, non aggressivo, di bella struttura. Un aperitivo perfetto, a suo agio con un buon parmigiano di 30 mesi. Mi riservo di provarlo a tutto pasto, magari dopo aver convinto il mio socio ad approvvigionarsi di un buon numero di casse da utilizzare come “vino della casa” alla P.R. Comunicare il Vino.
Ovviamente non posso lasciare MonteRossa senza una flûte di Cabochon 2004. Da molto tempo non assaggiavo questo vino: una folgorazione! Semplicemente stupendo!
Le uve (70% chardonnay, 30% pinot nero) provengono da cinque cru della collina morenica glaciale di Monte Rossa, situata a sud del lago d’Iseo in una posizione che risente delle correnti d’aria che si sviluppano tra la pianura padana e il lago. La resa in vino è del 48% e ciascun cru è vinificato in purezza. La fermentazione avviene in fusti di rovere da 250 litri, mentre la permanenza sulle fecce nobili si prolunga per oltre 40 mesi.
Ha un colore paglierino intenso con riflessi dorati di grande brillantezza e gioiosità. Bollicine microscopiche, numerose e continue. Al naso è un’esplosione di frutti tropicali maturi, crema, brioche e pasticceria secca, complesso e accattivante, una delle poche bollicine che non ci si stanca mai di annusare, come per i grandi champagne di razza. In bocca mantiene tutte le promesse: il perlage è finissimo e cremoso, la struttura è solida e sostenuta, grande sapore e tensione gustativa al massimo dei parametri. Il pinot nero recita perfettamente la sua parte, e il dosaggio non è invadente: un must per gli amanti di questo genere di bollicina. Lascio gli amici di MonteRossa, ma la persistenza del Cabochon mi accompagna fino al mio stand: grazie di esistere!


2) AZIENDA AGRICOLA BARACCHI – CORTONA

Non contenti di un elegante e raffinato Relais di campagna come il Falconiere (della prestigiosa catena Relais et Châteaux), con annesso ristorante di prestigio, di un’oasi come la Locanda del Molino, di una beauty farm come la Thesan Etrusca Spa, Silvia, Riccardo e Benedetto Baracchi hanno intrapreso anche l’avventura di produttori di vini e di oli extravergini di eccezionale qualità.
Il tutto si trova nella collina adiacente Cortona, a circa 300 m. di altitudine, con vista eccezionale sulla Valdichiana.
E’ proprio Benedetto Baracchi a coinvolgermi nel rito della sciabolatura di una bottiglia di Brut Rosé 2006, il millesimato metodo classico prodotto dall’azienda con uve sangiovese in purezza. Il vino si affina sulle fecce nobili in bottiglia, ma non subisce sboccatura (il dégorgement dello Champagne) con due conseguenze: la prima è che tanto più si tiene la bottiglia in cantina e tanto più lungo sarà l’affinamento sur lie, e quindi lo sviluppo di aromi terziari. La seconda è che la bottiglia non si può stappare normalmente, ma occorre mantenere il collo in basso per far sì che le fecce nobili fuoriescano senza intorbidire il vino, poi immediatamente risollevarla per non perdere tutto il liquido. E la sciabolatura è l’operazione più confacente per questo scopo. Dotato di grembiulone e di “sabre” prodotto dai coltellinai del Mugello, porto a termine l’operazione con discreta sicurezza, da vecchio e consumato sommelier, senza perdere troppo del prezioso liquido e mantenendo il vino perfettamente limpido. Nel bicchiere il colore è rosato buccia di cipolla, con perlage intenso e discretamente fine. Al naso il sangiovese conferisce note di frutta rossa, accompagnate dai sentori di lievito e crosta di pane. In bocca è solido e pieno, con bollicine di buona fattura, non aggressive. Un esperimento interessante, da provare in una cena estiva su di una bella grigliata di chianina.
Altro vino, altra sorpresa. L’enologo dell’azienda è Stefano Chioccioli, notoriamente progettista di grandi rossi, ma anche appassionato di bianchi “non banali”, soprattutto a base di trebbiano. L’Astore 2007 IGT Toscana è appunto un trebbiano in purezza di stile macerativo. Dopo la fermentazione e la macerazione a contatto con le bucce, il vino viene affinato per quattro mesi sulle fecce nobili in barrique con batonnage periodico. Un vino non banale, appunto, per gli amanti del genere: colore paglierino carico, naso agrumato con ricordi di erba essiccata al sole, frutta secca e albicocca, palato caldo, ma bilanciato da buona sapidità e leggero intervento del tannino. Da provare con una “merenda seria”, focaccia toscana e salumi grassi (lardo, pancetta, soppressata, salsiccia), ma anche con carni bianche o pesce azzurro.
Molto interessante anche la linea dei tre Cortona DOC, rispettivamente Sangiovese, Merlot e Syrah, tutti e tre dell’annata 2007. Vini molto giocati sul frutto fresco e profumato, su una bocca slanciata e dinamica, senza occhieggiare ad estrazioni eccessive e a tannino saturante. Vini perfettamente bevibili e godibili su grigliate, cacciagione in forno e stracotti (penso al Syrah con un peposo).
Buono anche l’Ardito 2006 IGT Toscana, a base di Syrah e Cabernet Sauvignon in dosi eguali. Qui, però carattere ed originalità segnano, al momento, un pò il passo a favore di uno stile più internazionale, con speziatura del rovere in primo piano. Forse il riassaggio di questo vino fra almeno cinque anni ci potrà dare sensazioni più complesse. Per il momento, passando da Cortona, avremo solo l’imbarazzo della scelta per un soggiorno da favola presso la famiglia Baracchi.

Paolo Valdastri

Data di pubblicazione: 14/04/2009
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