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Quale futuro per il vino siciliano?

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l Corriere del vino ha deciso di seguire da vicino il Forum sul futuro delle Doc e Docg in Sicilia - che si e' tenuto nell'ambito della manifestazione Degustivina - , tema ricorrente in diverse tavole rotonde e di estrema attualità se si considera il momento di crisi che sta attraversando il vino italiano e sotto certi aspetti anche quello prodotto in Sicilia. di Enrico Olivieri

Perché un’affermazione del genere se si fa un gran parlare dei vini siciliani e il Nero d’Avola è di gran moda?

Il vino siciliano viaggia assolutamente a due velocità, da un lato ci sono le aziende che si sono distinte per le loro produzioni di qualità e per aver veicolato i propri prodotti utilizzando delle strategie di marketing evolute, dall’altro le cantine sociali che, a parte rare eccezioni, hanno prodotto quantità rilevanti di vino prestando scarsa attenzione al mercato
.

Il risultato è che ci sono ben due milioni di ettolitri di vino sfuso invenduti su un totale di sette milioni di ettolitri prodotti; di questi ultimi solo un milione viene imbottigliato ed i restanti quattro cercano diverse strade per approdare al mercato.
 
Il problema più grave ed urgente, ma potremmo dire ricorrente perché puntualmente si ripresenta ogni anno, sono i due milioni di invenduto per i quali è stata invocata la distillazione di crisi, quasi fosse la panacea di tutti i mali.

Questo è emerso chiaramente durante il dibattito al quale hanno preso parte il Conte Paolo Marzotto in qualità di Presidente della Cantina Baglio di Panetto, Salvatore D’Agostino, Direttore dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino, Franco Pisa, Consigliere delegato dell’Assovini, i quali sebbene su posizioni diverse, si sono interrogati sul futuro del vino siciliano.

Il consigliere di Assovini Pisa (e non è chiaro se sia una posizione isolata all’interno dell’associazione) è stato l’unico a sostenere l’opportunità di una Doc Sicilia, considerando che attualmente solo il 2,5-3% del totale della produzione è Doc e che questa unitamente alla Docg sono dei codici di riconoscimento, delle chiavi interpretative necessarie per una corretta valutazione da parte del mercato.

Su una posizione completamente diversa il Conte Marzotto, il quale non solo è contrario ad una Doc regionale, ma ritiene che sia importante la qualità e non rincorrere il dogmatismo insito nelle definizioni Doc e Docg.
 Per di più, sostiene sempre Marzotto, in Sicilia non si è rispettata la zonazione per il Nero d’Avola (tra l’altro, a dispetto del nome, vitigno non siciliano), del quale esistono circa 860 cloni.

A rafforzare questo messaggio è intervenuto Daniele Cernilli del Gambero Rosso il quale, nel suo intervento, ha lanciato un’invettiva contro l’ipotesi di una Doc Sicilia per le difficoltà oggettive che si hanno nell’effettuare dei controlli a causa della carenza di strutture e personale qualificato, parlando delle normative che regolano le Doc come di “leggi svedesi in paesi da terzo mondo”.

In più, sempre Cernilli, ha posto l’accento sulle differenze tra la cooperazione del nord Italia e quella siciliana, la quale necessita di essere organizzata e gestita secondo logiche manageriali e sull’esigenza di “sdoganare il vino sfuso”.

E’ senz’altro condivisibile il pensiero di chi non crede nel potere risolutivo di una normativa, quella sulle Doc, che non è di per sé sinonimo di qualità ritenendo che vada premiato chi lavora autonomamente sulla qualità in modo originale e con uno sguardo sempre attento a cogliere segnali dal mercato.
A margine del dibattito si è svolta una degustazione in anteprima di due Nero d’Avola passiti, entrambi prodotti da aziende provenienti dalla zona di Licata (Agrigento).

Data di pubblicazione: 14/01/2006
La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
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