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WINE ADVOCATE: BOLGHERI SUGLI SCUDI

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Robert Parker è l’uomo più influente al mondo per il mercato dei vini con uvaggio cabernet e merlot, capace di influenzare, con i suoi giudizi, il prezzo dei vini di Bordeaux. I vini di Bolgheri appartengono a questa categoria e riscuotono quest’anno un riconoscimento di assoluta eccellenza da parte del critico americano e del suo consulente italiano Antonio Galloni. Con la complicità di un’annata come il 2006, calda e soleggiata, i vini sono risultati strutturati, esuberanti ma armonizzati e resi eleganti, setosi e lisci da un terroir eccezionale come è quello di Bolgheri. Sulla vetta più alta troviamo il Masseto , il grande merlot della Tenuta dell’Ornellaia con 99 punti su 100: la perfezione quasi assoluta. A seguire, con 98/100 un vino della intrepida Cinzia Merli Campolmi, il Messorio de Le Macchiole, altro grande merlot del bolgherese.




Ma anche i blend si comportano stupendamente: un bel 97/100 è assegnato al 2006 del  mitico Sassicaia, affiancato in classifica dalla stessa annata dell’Ornellaia.
Numerosi i risultati superiori ai 90/100: Le Serre Nuove ’06 dell’Ornellaia (94), il Paleo Rosso ’06 de Le Macchiole (93), il Guidalberto ’07 della Tenuta San Guido (92), il Grattamacco e l’Alberello ‘06, entrambi con 92, il Magari ’06 di Ca’Marcanda (92), il Guado al Tasso ’06 (91).
Michele Satta sarà particolrmente soddisfatto per il 92 attribuito al 2006 de I Castagni, ma soprattutto per lo stesso voto ottenuto dal suo vino del cuore, il Cavaliere 2004, sangiovese in purezza.
Bene anche le nuove aziende (vengono classificate solo quelle che esportano negli USA): Poggio al Tesoro ottiene un 92+ per il Dedicato a Walter e 92 per il Sondraia, mentre Aia Vecchia ottiene un 91 per il Sor Ugo.
Grande raccolta di riconoscimenti di prestigio a dimostrazione del fatto che il bolgherese non è un fenomeno ristretto a poche firme, ma è una terra di grande vocazione vinicola e di produttori che la interpretano nella migliore e nella più seria delle maniere.

Paolo Valdastri



Data di pubblicazione: 22/09/2009
Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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