XXIX SETTIMANA ENOLGICA DI MONTEFALCO SAGRANTINO WINE FESTIVAL
E proprio nella “Fabbrica”, perfettamente recuperata da un attento restauro conservativo, abbiamo partecipato ad una degustazione verticale di Sagrantino, guidata dalla giovane Liù Pambuffetti, fresca di studi enologici alla facoltà di enologia di Bordeaux 2.
Da segnalare, oltre alla produzione classica di Montefalco Rosso, Sagrantino Passito e Grechetto dell’Umbria, l’ingresso dell’azienda nel settore della spumantizzazione. Dopo alcune sperimentazioni sullo chardonnay vinificato con il metodo tradizionale, da quest’anno Scacciadiavoli propone uno spumante metodo classico ricavato dall’uva sagrantino. Lo proveremo, magari in parallelo con il nebbiolo brut Et Voilà di Cascina Baricchi.
SAGRANTINO DI MONTEFALCO DOCG 1998. Prodotto prima del rinnovamento enologico occorso con l’avvento di Stefano Chioccioli, ancora con metodi e materiali “tradizionali”: tini di cemento per la fermentazione e vecchie botti grandi per l’invecchiamento. Il colore è un granato vivo e brillante. Ha profumi profondi e austeri che ricordano la grafite ma con una residua presenza di frutto nero ed una nota piccante di alcol. L’attacco è solido e vigoroso. La massa tannica, lungi dall’essere domata, è però in equilibrio con alcol e freschezza acida. Il profilo è austero, un pò rustico, ma di notevole carattere.
SAGRANTINO DI MONTEFALCO DOCG 2001. Colore rubino cupo con bordo granata. Al naso predomina una nota alcolica, frutto rosso ancora vivo ed un tocco di iodio e goudron. L’ingresso morbido cede subito il passo alla potenza tannica con un frutto nero, prugna e mora, molto presente. Buona la dinamica con un finale ruvido ma di bella lunghezza.
SAGRANTINO DI MONTEFALCO DOCG 2002. Colore rubino carico vivo con bordo granata. Il profumo ha delle sfumature erbacee e vegetali, subito dominate da frutto nero, mora e sentori di cuoio. Al palato la difficile annata si manifesta con una struttura di media densità, ma il vino è ben equilibrato con un tannino di buona fattura. Un Sagrantino sottile, da non invecchiare molto a lungo, ma perfettamente godibile e piacevole anche su piatti di un certo impegno.
SAGRANTINO DI MONTEFALCO DOCG 2003. Per me è il meno convincente della batteria. L’annata torrida si riflette in un colore impenetrabile ed in sentori di frutta cotta e confettura, con una bella nota di pepe nero. In bocca prevale la morbidezza alcolica ed un frutto surmaturo di grande densità, ma poca eleganza.
SAGRANTINO DI MONTEFALCO DOCG 2004. Colore rubino cupo. Ha un naso di grande eleganza: note fresche e floreali accompagnate da profumi speziati, mentolati e da un bel frutto nero fresco. Come nel ’98, a dimostrazione che il terroir si fa sentire in questi vini, ritornano delle note marine e minerali molto intriganti. Bella freschezza anche in bocca con presenza di frutto. Il tannino è ovviamente solido e presente, così come è ovvio che questo grande vino ha bisogno del suo giusto tempo di affinamento in bottiglia, ovvero ancora un anno come minimo.
SAGRANTINO DI MONTEFALCO DOCG 2005. L’annata 2005 ha avuto un andamento climatico più regolare rispetto al 2004 ed i risultati sono generalmente più soddisfacenti ed omogenei. Ha colore rubino carico e cupo. Il profumo è ancora restio ad aprirsi, ma fa intravedere le stesse belle note balsamiche del 2004, accompagnate da mora mirtillo e una nota austera di inchiostro. L’attacco è morbido e caldo con una buona progressione su frutto succoso. Tannino maturo possente che avvolge una polpa matura che deve ancora rendersi complessa in bottiglia. Gran bel Sagrantino.
L’abbinamento ideale per questi vini è ovviamente costituito da piatti strutturati a base di carni rosse o selvaggina cotta nella sua marinatura e accompagnata dal tartufo nero di Norcia. Nella scelta del pezzo si dovrà aver cura di scegliere un taglio con buona presenza di grasso e la cottura dovrà lasciare una buona succulenza, al fine di tamponare l’importante struttura tannica e alcolica di questi vini.


