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Anteprima Chianti rufina. Le nostre degustazioni

I giornalisti toscani, quelli, non erano particolarmente stupiti. Ma agli altri convenuti all’Anteprima del Chianti Rufina dello scorso novembre, ben organizzata dall’omonimo Consorzio (www.chiantirufina.com), erano piacevolmente impressionati dal livello degli assaggi nelle due sessioni di degustazione, una dedicata a vecchie annate ancora in magnifico stato di forma, l’altra ai Chianti di annata 2007 e alle Riserve 2006. E’ il destino di questo comprensorio, la cui fama è davvero inversamente proporzionale alla qualità e al potenziale.


Il territorio, come alcuni autori sottolineano, è geologicamente piuttosto simile al blasonato comprensorio della "Conca d’Oro" di Panzano nel Chianti Classico, ma spesso la supera in termini di altitudine dei vigneti e differenza di temperatura tra il giorno e la notte, con relativi positivi effetti sulla maturazione delle uve.
Non sono proprio cosa di tutti giorni, specie in Italia (purtroppo), denominazioni nelle quali il carattere del vitigno principe (nella fattispecie ovviamente il Sangiovese) si esprime attraverso un’identità territoriale che lo qualifica e che ne viene esaltata. Tanto più, non solo nella fruttuosità immediata dei vini giovani, ma anche e soprattutto nella straordinaria tenuta di annate "vecchie" di venti e più anni, che ancora mostrano vitalità inaspettata, acidità croccanti, tannini di buona presenza, appagante complessità aromatica su toni non solo terziari. 


Mirabile, nella degustazione di riserve e selezioni che andavano dal 1999 al 1981 (!), il comportamento della Riserva Bucerchiale ’85 della Fattoria di Selvapiana (www.selvapiana.it): da un’annata con le rese minimizzate da una gelata, una bottiglia con il frutto ancora fragrante, un’intrigante "terrosità" varietale, una grande lunghezza al palato che corona una somma piacevolezza di beva. Rilevante anche il carattere della Riserva ’90 di Bossi Gondi (www.gondi.com): ancora compressa nei profumi, ma dalla sapidità e dall’acidità grintose che fanno presagire un futuro ancora lungo. Elegante la Riserva Poggio Gualtieri ’98 di Grignano (tel. 055 8398490), dalla variegata articolazione aromatica (quasi un Bignamino del Sangiovese: ciliegia matura, tabacco, terrosità, speziatura…). E commoventi, per la tenuta nel tempo, le Riserve ’83 di Travignoli (www.travignoli.it) e ’81 di Villa di Colognole (www.colognole.it), eloquenti prodotti dell’integrità delle uve raccolte, più che di una tecnica all’epoca ancora approssimativa.


Impressioni che hanno trovato riscontri negli assaggi del giorno successivo: il sottoscritto si è dedicato ad un’ambiziosa batteria di Chianti Rufina Riserva 2006. Non stupisce che in generale si trattasse di campioni reticenti a dispiegare da subito tutto il loro corredo aromatico: il potenziale di evoluzione può a volte penalizzare l’immediatezza espressiva di vini fatti per durare. L’immagine complessiva è stata quella di un’annata nella quale i favori del clima hanno consentito ai produttori di allungare le maturazioni, conferendo ai propri vini una tutto sommato insolita morbidezza. Se da un lato essa risultava talvolta un poco innaturale, dall’altro compensava un’estrazione tannica comunque esuberante. Certo è che con strutture di queste caratura, molte riserve risultavano (in questo primario stadio della loro evoluzione) leggermente scomposte, e una permanenza in bottiglia più lunga non potrà che giovare.

Tra gli assaggi, ancora sugli scudi il Bucerchiale di Selvapiana, più profondo e minerale dei colleghi, da questo punto di vista davvero una marcia in più. Frutto maturo già in evidenza per il Pian dei Sorbi di Bossi Gondi, per il momento caratterizzato dal tannino più aggressivo. Più morbida del solito, ma dal complessivo buon equilibrio la Riserva di Frascole (www.frascole.it), azienda responsabile di uno dei più straordinari Vinsanti in circolazione, purtroppo in poche bottiglie. Buona veracità in evidenza, per il carattere varietale del taglio di Colorino, nella Riserva Cedro della Fattoria di Lavacchio (www.fattorialavacchio.com). Il gigante Frescobaldi (www.frescobaldi.it), se esibiva un Nipozzano alla sua prima uscita come Riserva ma ancora davvero troppo indietro nello sviluppo, proponeva anche un’ambiziosa selezione Montesodi dalla fitta trama tannica, con la presenza del legno non così invadente da coprire intriganti note di confettura di prugne, humus, grafite.

Nota di merito per la piccola azienda Il Prato (055/8397885), la cui Riserva, forse per la presenza del Canaiolo in uvaggio, si distendeva in una luminosa eleganza, con minore peso estrattivo di altri campioni in assaggio, ma rimarchevole per la corrispondenza naso-bocca, l’articolazione espressiva a livello aromatico (bella nota floreale) la sapidità e il tannino di buona grana. Ed anche un plauso alla Riserva Lastricato del Castello del Trebbio (055/8364096, trebbio@centroin.it), della quale abbiamo potuto godere una piccola verticale di tre annate, ’04, ’05 e ’06: pur nella variabilità degli andamenti vendemmiali, una bella dimostrazione di coerenza e identità territoriale, in un vino nel quale il Sangiovese risaltava anche nel carattere floreale e nella sapidità superiore alla media.


Il Chianti Rufina ha offerto una degustazione nella quale era fortunatamente davvero facile evitare prodotti troppo succubi a certe tendenze "internazionaliste" del mercato (super-maturazioni, eccessi artificiosi nelle "dolcezze" derivanti dall’affinamento in legno). L’auspicio è che questo carattere così personale venga adeguatamente riconosciuto e valorizzato, e che le aziende trovino sempre più riscontri anche commerciali alla qualità e alla finezza dei vini che questo comprensorio esprime.
 

Data di pubblicazione: 19/01/2009

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