Degustando il Chianti Rufina e non solo
Rufina: un nome da rilanciare
Premesse e promesse
La terza edizione dell’anteprima del Chianti Rufina ha avuto come prologo una degustazione nelle magnifiche sale del Grand Hotel di Firenze. Stucchi ed affreschi non hanno distratto i molti giornalisti ed addetti al settore impegnati venerdì 13 novembre in un confronto tra alcune delle più celebrate etichette del Barbaresco con il Chianti Rufina. Difficile trovare assonanze tra le due tipologie, se non una oramai conclamata parentela tra il nebbiolo ed il sangiovese (quello, però, di zone fresche ed alte) sul piano dell’eleganza e della finezza. Cuore dell’anteprima come al solito rappresentata dagli assaggi del sabato a Villa Poggio Reale, sede del Consorzio, a Rufina; di scena le annate 2008 e riserva 2007. Tra i banchi emerge chiara la volontà di un gruppo sempre più compatto di produttori di affermare l’identità unica del vino Rufina, spesso confuso nel marasma del Chianti più generico. Aspirazione lodevole e più che comprensibile viste le caratteristiche di indubbio pregio del sangiovese di queste zone. La strada imboccata è sicuramente quella giusta ma impervia e lunga, per cui è importante non sentirsi “già arrivati” e serrare le file, specie sul piano dello stile. Tante sono infatti le bottiglie che ancora oggi strizzano l’occhio alla eccessiva concentrazione e morbidezza, poco consona al DNA del territorio di provenienza.
La Degustazione
Difficile dare un giudizio definitivo su vini ancora molto giovani, confortane è però la correttezza della stragrande maggioranze dei campioni presentati, esenti da problemi di cantina. Il caldo non spaventa troppo i produttori della Rufina, che nella maggior parte dei casi sono riusciti ben a gestire le recenti annate torride e siccitose. Tra i Rufina d’annata, fragrante e di bella beva Colognole così come dotata di una buona dose di eleganza è la bottiglia de I Veroni. Si conferma, come suo solito, strutturato e pieno il 2008 di Selvapiana che reclama al naso una maggior sosta in bottiglia. Interessanti progressi per i vini della Fattoria il Lago che pur non rinnegando uno stile dolce e “piacione” hanno stoffa. Muscolare e molto colorata l’annata di Basciano: l’impressione è quella di una vino in divenire con tannini ancora piuttosto taglienti nel centro della bocca. Tra le riserve, svetta (non è la prima volta) la selezione Montesodi del Castello d Nipozzano; vino indubbiamente moderno (tracce evidenti di legno) e di gusto internazionale ma impeccabile nella sua esecuzione. Seguono il Lastricato del Castello del Trebbio (ancora piuttosto contratta su palato ma molto elegante), Colognole (giovane e reattiva, da attendere) e Frascole (caratterizzata da note di erbe medicinali ed una bella tipicità). Ispirata ad uno stile moderno la riserva di Basciano, densa e piena sin nel colore, che non difetta di struttura ma sacrifica un po’ troppo l’eleganza. Stranamente piuttosto evoluta nei profumi ed in bocca la riserva Bucerchiale di Selapiana: assaggio rimandato ad altro campione. Legno in via di smaltimento nel naso della riserva de I Veroni, peccato veniale considerata la gioventù.
Daniele Bartolozzi


