E finalmente il vino del contadino
Fine anni ’80: ricordo le feroci discussioni con l’amico ristoratore Alessandro detto “Il Ciglieri”, discussioni riprese poi da me, in quei tempi, con alcuni produttori, enologi e critici. Motivo della vertenza: l’eccessiva ingerenza dell’enologia nei vini da bottiglia.
Sosteneva il
Ciglieri l’impossibilità di ottenere grandi vini con mezzi artigianali
e senza l’intervento della chimica, dei lieviti selezionati, del legno,
della filtrazione. Sostenevo io che in quella maniera si ricavavano sì
alcune mitiche bottiglie, grazie a pochi illuminati produttori, ma che
per il resto si andava verso la banalizzazione più assoluta del vino,
fino alla perdita stessa del gusto di bere.
Tempi eroici, con il
Sassicaia conosciuto da pochi ed il fenomeno Bolgheri di là da venire.
Prime aggregazioni tra appassionati, e prime degustazioni di Mouton,
Lafite, Romanée ed Yquem, dividendo le spese. E prime difficoltà a
tornare indietro su vini banali o, peggio, ai vini del contadino.
2007:
è passata un pò d’acqua sotto i ponti. Il Vinitaly è appena terminato
con i suoi fiumi di vini piccoli e grandi, di nuove etichette o di nomi
famosi, di packaging swarowskiani o bottiglie minimaliste, ma tutti in
cerca di un momento di gloria, con l’ansia pienamente percettibile di
catturare l’attenzione del consumatore finale. Il quale, nel frattempo,
si dimostra sempre più ossessionato dai vini fotocopia, dai chianti che
sembrano merlot, dai nebbiolo che ricordano i nero d’avola, dai syrah e
cabernet marmellatosi, dagli autoctoni che solo perchè tali devono
essere buoni per forza. E soprattutto dai concentrati di tannino
enologico, dagli eccessi di legno nuovo, dal vino al cucchiaio.
Ed ecco allora che qualcosa si muove! Di nuovo? oppure di antico!
Domenica
1 aprile, in contemporanea nei pressi di Verona, si sono svolte le
manifestazioni “alternative” al Vinitaly: Cà Scapin 07 con Renaissance
des Appelations di Nicolas Joly e con le Triple A di Velier, e, a Villa
Favorita, la degustazione di vini naturali di VinNatur.
Biologico e
biodinamico, ma non solo: in prima linea l’impegno di utilizzare al
minimo ogni tipo di “trucco”, sia in vigna che in cantina. Inerbimenti,
lavorazioni di areazione, ma fitosanitari ridotti al minimo, lieviti
indigeni, rispetto dei tempi naturali di fermentazione e macerazione,
uso ragionato del legno o addirittura ritorno a recipienti in vetro o
in terracotta.
Bando ai concentratori, agli estratti di tannini,
ai chips, alle acidificazioni, agli estratti di lieviti, agli enzimi
estrattori, agli aromi.
Insomma, siamo di fronte al ritorno del vino
del contadino tanto deriso un tempo e tanto vilipeso dagli intenditori
della prima ora?
Ebbene i risultati delle degustazioni fanno riflettere.
Si
avverte qua e là qualche incertezza, qualche esperimento non ancora
perfettamente riuscito, ma la quantità di vini ricchi di personalità è
sorprendente. Non stupisce certo Nicolas Joly con la sua Coulée de
Serrant e neppure Nikolaihof con il suo stupendo Gruner Veltliner del
’91. Non meravigliano gli alsaziani Zind Humbrecht, Weinbach o
Ostertag, o i “sudisti” Trevaillon o Cazes. Conosciamo già le belle
produzioni dei lucchesi di Valgiano, della carmignanese Bacchereto, del
garfagnino Concori, del sassetano Daniele Mazzanti.
Ciò che mi ha
invece aperto nuovi (o vecchi) orizzonti è stato l’assaggio di vini
come quelli di Frank Cornelissen per un verso, di Emidio Pepe per un
altro.
Fragranza di frutto, freschezza, purezza, sapidità minerale,
complessità, eleganza e voglia di ripetere l’assaggio: questo il
miracolo dei vini dell’Etna, miracolo perchè “l’uomo è incapace di
capire la Natura nella sua totalità, la sua complessità, le sue
interazioni”.
Slancio e complessità, evoluzione e ancora eleganza,
pienezza leggera e succosa, austerità sorridente, invece, nei vini
teramani di Emidio Pepe.
FRANK CORNELISSEN
Via Nazionale, 281
95012 Solicchiata CT
Etna
L’azienda si trova in Solicchiata, sulle pendici nord del vulcano.
Superficie aziendale di 11 ha di cui 8ha a vigneto tutto ad alberello.
I vigneti si trovano tra i 650 ed i 1050 m slm.
Fermentazione in giare di terracotta di varie dimensioni, interrate e sospese nella pietra lavica macinata.
MUNJEBEL VENDEMMIA 2006 ANTEPRIMA
Grecanico Dorato, Coda di Volpe, Catarratto Carricante
Lunga
fermentazione sulle bucce (circa 60 giorni), pressatura e torchiatura
dopo la malolattica, decantato e messo in bottiglia. Sentori minerali,
erba secca, marmellata di cotogna. Sapido, profondo, ancora
astringente. Ricorda per molti versi il Breg di Gravner e questo
costituisce un pò il limite di questi bianchi. Saporiti e pieni,
scattanti per la loro tannicità arrotondata dal calore alcolico, ma
tendenzialmente molto simili tra di loro. Ovvero il metodo di
vinificazione prevale sul terroir.
ROSSO DEL CONTADINO 2006 ANTEPRIMA
Nerello Mascalese 70%, poi Sangiovese, Alicante, Pinella Nera.
Utilizzo di recipienti in PET enologico – Torchiato a inizio marzo.
Eccolo
qui il ritorno al vino del contadino. Di nome e di fatto se per vino
del contadino si intende l’accezione più nobile del termine, la
vinificazione corretta che lascia inalterato il frutto e la materia
assorbita dalle radici, senza difetti microbiologici e conseguenti
cattivi odori.
Ha profumi molto personali con frutto rosso fragrante
accompagnato da tonalità terrose e minerali di grafite. Morbido, pieno
avvolgente con tannino ancora ruvido, ma dolce. Finale succoso di uva
macerata.
MUNJEBEL ROSSO 2005
Nerello Mascalese 100%
All’olfatto
è ancora chiuso e ridotto, con note animali. In bocca invece è succoso
fresco con frutto di ciliegia rossa matura e dolce, leggermente frenato
da un tannino di buccia ancora giovane. Finale di bello slancio e
lunghezza.
MAGMA 2004 VIGNA BASSA (700-750m slm)
Nerello Mascalese 100% selezione
Una
bella vendemmia: uve raccolte tardivamente a perfetta maturità, ma con
acidità ancora alta. Profumi che avvolgono il naso con una fresca
fragranza di frutto rosso, ciliegia, susina e lampone. In bocca si
ripete questa esplosione di frutta resa fresca e godibile da un’acidità
ben amalgamata. Il vino è saporito e accattivante e fa prevedere una
bella evoluzione verso una selvaggia eleganza.
MAGMA 2004 VIGNA ALTA (tra 750 e 1050 m slm)
Nerello Mascalese 100% selezione
Ha
lo stesso carattere fruttato del Vigna Bassa, ma accompagnato da una
punta speziata di pepe rosso, di fumo di legno e di terra. L’acidità è
molto evidente ma ben distribuita. Il vino si espande fino ad
un’esplosione finale di frutto che resta in bocca per interminabili
minuti.
EMIDIO PEPE
Torano Nuovo (TE)
L’azienda
fu fondata nel 1899 dal patriarca Emidio Pepe: si trova sulle colline
in provincia di Teramo tra collina e mare, in un ambiente
particolarmente adatto al Montepulciano ed al Trebbiano d’Abruzzo.
I
processi sono tutti rigorosamente manuali, dalla vigna alla cantina.
L’invecchiamento avviene per 10 – 20 anni in un locale interrato di
1200 mq. Le bottiglie, prima di essere immesse sul mercato, sono tutte
stappate e decantate a mano. L’azienda ha in cantina circa 250.000
bottiglie di annate dal 1967 al 2004 sempre disponibili in vendita e
garantite per ulteriori 20 anni.
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO
2002
– Rubino tendente al granata. Il panorama olfattivo è già indirizzato
su profumi terziari: sentori animali, cuoio e grafite. In bocca è
sottile ma elegante, fresco e sapido con tannino comunque maturo.
Piacevole.
2001 – Colore granata brillante e cupo. Frutto nero
dolce ancora giovane con sottofondo speziato. Attacco fresco slanciato
succoso, sembra smagrirsi al centro bocca, ma si riprende
immediatamente con un finale lungo di bel frutto.
2000 – Granata
intenso e brillante. I sentori animali e di carne cruda sono molto
evidenti e lasciano spazio a cuoio, carbone e terra. Bella pienezza
gustativa, continuo, si espande bene al centro bocca per chiudere con
un finale fresco, leggermente amaricante.
1998 – Annata piovosa,
difficile. Nonostante questo il profumo ricorda ancora la ciliegia
visciola fresca ed i piccoli frutti di bosco. In bocca è levigato teso
e saporito, morbido e succoso. Ha uno stile vagamente borgognone.
1993
– Al naso ha un impatto notevole con il frutto rosso che comincia ad
essere affiancato da note speziate con tabacco biondo. In bocca ha
notevole freschezza, un buon corpo, è elegante e profondo.
1983
– I profumi si fanno decisamente terziari e ricordano la scatola da
sigaro, il cuoio, la frutta secca. La freschezza in bocca è ancora
eccezionale, ha una buona dinamica, il tannino è dolce e maturo, il
finale profondo e lungo.
Assaggiamo anche i Trebbiano d’Abruzzo
2005, 2004 e 2001: sorprendente la loro armonia e freschezza con
frequenti richiami ad erbe aromatiche, timo, serpillo, agli agrumi
canditi, al tabacco virginia. Bocca di piena corrispondenza con
sapidità e pienezza di frutto da manuale.


