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Introduzione allo Champagne. Parte seconda

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La coltivazione della vite nello Champagne è essenzialmente basata su tre vitigni:Pinot Noir e Pinot Meunier a bacca rossa,e Chardonnay a bacca bianca. Sono distribuiti nel territorio in proporzioni diverse e in diverse zone:chardonnay circa il 27%. Il resto diviso equamente fra P.M. e P.N. Esitono inoltre anche altre varietà di vitigni (pinot gris,pinot blanc,petit meslier ,arbanne),ormai residui di vecchi impianti o di reimpianti di anziani produttori i quali coprono parti infinitesimali del terroir dello Champagne. CC

 

 

In effetti con la legge del 22 luglio 1927,si autorizzava l’utilizzo solo delle diverse varietà del pinot, l’Arbanne e le petit Meslier per la produzione di Champagne

Non che non ci fosse lo chardonnay,ma forse era considerato per gli studi ampelografici del tempo

Una varietà del pinot.

Questo fatto ci porta a considerare che l’elezione dei tre vitigni oggi usati principalmente sono la naturale ottimizzazione nei vari terroir dell’allevamento della vite ideale per produrre champagne,considerando la natura del suolo del sottosuolo e del clima.

Gli studi ampelografici climatici e geologici  del ’900 sono quindi stati messi in atto con il risultato di avere dei vitigni adatti per :

1)un giusto equilibrio zucchero -acidità  che si determina con l’effervescenza

2) dare un gusto ricco e fine al tempo stesso

3)una buona capacità di spumantizzazione.

4) maturazione dell’uva rapida ma non troppo tardiva,( impedisce il rischio di una raccolta con il brutto tempo dei periodi autunnali e il conseguente problema legato alle marcescenze);

 il ciclo vegetativo dei tre vitigni essendo un po’ precoce lascia però il produttore esposto ai problemi delle sempre presenti gelate  primaverili.

Poi va anche considerato il fatto che lo CHAR. e il P.N. sono i due principali protagonisti della confinante Borgogna ,quindi è molto probabile che sia stato portato nello Champagne da altri produttori con l’intento di ricreare dei vini con la solita eleganza , finezza e aromaticità.

 

Pinot Noir

 

Ne esistono 1000 cloni circa,e è sicuramente il vitigno più difficile e instabile da coltivare,vera croce e delizia dei “vigneron” che si accingono a piantarlo.Un vitigno che più degli altri per crescere bene necessita dell’associazione clima territorio e sottosuolo.

Un vitigno che necessita delle migliori esposizioni delle colline ,al riparo dai venti freddi del Nord,ma che gode del clima secco e non umido per raggiungere la maturità.

Di pellicola non troppo spessa  e a grappolo piccolo e abbastanza spargolo vinificato dà  un colore sicuramente non impressionante per intensità ma tendente al rubino chiaro,a seconda ovviamente dell’annata.

Infatti per un buon successo viene raccolto il più possibile alla fine della sua maturazione in modo da ottenere un buon livello di zuccheri e antociani,perché a seguito di una annata umida,o fredda e anche piovosa non raggiunge la giusta acidità e il giusto livello di tannini(tanto è vero che alcuni produttori in queste annate usano aggiungere i raspi durante la fermentazione alcolica per avere piu tannini) con risultati ovviamente pessimi.

Vitigno che entra in vegetazione abbastanza precocemente,quando la temperatura media dell’atmosfera è sui 10° e che matura non troppo tardivamente,quando l’acino prende l’aspetto di una piccola prugna e i vignerons  dicano che è “figuè”come indice di buona maturazione.

La determinazione del portainnesto è ugualmente un fattore importante per la buona riuscita;di solito nello Champagne usano il 41 B  e   SO4 ,  perché equilibra la debole vigoria del pinot nero in rapporto al suolo e al microclima dei vari cru,creando i presupposti per vini maggiormente complessi e armonici.Viene coltivato maggiormente nelle zone piu ricche di gesso e calcare(e ovviamente non ama i terreni sabbiosi e argillosi )  quindi le zone dell’Alta Marna,( i comuni di Bouzy,Ambonnay,Ay, e altri) ma compare tantissimo anche nell’Aube(circa 80 %).Predonima sicuramente nei terreni a Grand Cru ,quelli che danno i vini piu blasonati,sia nell’assemblaggio con Char. e P.M.sia in purezza,e apporta ai vini lunghezza,longevità e corpo con i suoi inconfondibili aromi .

 

 

Pinot Meunier

 

 

Si estende su una superficie di 10900 ettari,risultando quindi essere il secondo vitigno per superficie nello champagne.Ha conosciuto in effetti un rapida diffusione  dal momento che le sue caratteristiche di facile adattabilità ai vari terreni e ai climi più estremi,lo ha reso utile nell’allargamento delle zone di produzione ,anche se solitamente viene pagata ai produttori meno che gli altri due tipi di uva.

Bisogna altresì riconoscere che possiede delle caratteristiche ampelografiche interessanti ,perché sicuramente deriva da una mutazione di un clone di pinot nero e quindi reca con sé qualità di resa e di vinificazione non indifferenti.

Pigna a pellicola nera come il P.N. è di colore tenue,chiaro, nella resa in vino,anche se si esprime in modo un po’ più rustico che il P.N.

Il nome gli deriva dall’ aspetto delle sue foglie che sembrano coperte nella parte bassa da una polvere bianca che ricorda la farina;e da qui alla parola “mugnaio”(meunier) il passo è breve.

In effetti questa caratteristica copertura è quella che la preserva dalle gelate e dal clima freddo dello Champagne,ed è per questo che il suo sviluppo è iniziato nelle zone di Moussy,Pierry,Vinay e i paesi limitrofi della Valle di Epernay,ovvero zone più fredde dove gli altri vitigni facevano fatica a attecchire.

Senza contare i buoni quantitativi di resa per ettaro di questo vitigno,altro fattore importante per i contadini delle epoche passate.

Da queste zone geografiche l’ allargamento della coltivazione del P.Meunier,passa per Thierry e per il resto delle zone dello Champagne,sempre collocato nei terreni più estremi,quali fondovalle,zone non troppo solatie ma anzi zone gelive,dove gli altri vitigni trovano molte difficoltà di sviluppo.

Il suo sviluppo tardivo gli permette di evitare le gelate primaverili e anche la sua preferenza per i suoli argillo-silicei,suoli ricchi,plastici,quindi non necessariamente calcarei permette di lasciare i suoli tipicamente a “Craie” per la coltivazione degli altri vitigni “nobili”.

È un vitigno abbastanza vigoroso,che necessita di circa 170 giorni per il ciclo vegetativo:74 dalla vegetazione alla floragione e 96 giorni dalla floragione alla maturità,con un rendimento in vigna di circa il 15 per cento in più del pinot nero,e un’arricchimento degli zuccheri nella pigna nelle ultime 2 settimane di maturazione.

Sicuramente e un uva che apporta meno acidità ai mosti,i quali poi daranno dei vini meno fini di quelli a base P.N. e meno predisposti all’invecchiamento,ma apporta anche una vivacità e una freschezza giovanile che negli   Champagne assemblati sono qualità piacevoli.

Senza contare il suo apporto alle cuvè base in termini di gusto fruttato e floreale,che va a compensare la scarsa attitudine degli altri vitigni a queste caratteristiche.

Certamente non concorre alle costituzione delle  cuveè dei Grand Cru della zona ,ma risulta comunque interessante nella composizone di alcuni grandi vini:

Basti pensare che nella cuvè base anche Krug impiega P.Meunier,ed è tutto dire.

 

                                             

 

 Chardonnay

 

Ultimo ma non in ordine di importanza,lo chardonnay,vitigno a bacca bianca che viene coltivato su circa 9000 ettari di superficie di cui in gran parte nella Cote de Blancs ,zona straordinaria per la produzione di champagne”Blanc de Blancs” fini ed eleganti.

Comuni come Avize,Mesnil sur Oger,Cramant,Oger sono Grand Cru noti in tutto il mondo che danno vini pregiati ,carissimi e introvabili,ricercati dai moltissimi appassionati.

La vite germoglia presto,subito dopo il Pinot N.,fatto che la espone ai soliti problemi di gelate primaverili…..ma fortunatamente matura velocemente,fatto che evita alle radici della vite problemi derivanti dalle pioggie autunnali.

Le problematiche principali sono con la peronospera,l’oidio,ma soprattutto la muffa grigia.

All’avvicinarsi della maturazione ,le uve dotate di una pellicola mediamente fine,quando sussistono le condizioni di caldo umido,alcune volte “scoppiano”creando delle microfratture pellicolari che predispongono lo sviluppo della “botrytis cinerea“.Entro pochi giorni il viticoltore è costretto alla raccolta.

Altri problemi insorgono durante la floragione,legati ad alcuni insetti che veicolano alcune malattie.

Lo Chardonnay s’adatta a tutti i tipi di suoli,ma predilige quelli argillo-calacarei,quelli borgognoni per intenderci,dove sviluppa un carattere forte;ma anche sulle “Craie”della Cote de blancs  eccelle in finezza ,smorzando il carattere vigoroso del vitigno  che nel caso dei vini atti a divenire champagne è sempre positivo.

Inoltre il rendimento per ettaro è molto maggiore di quello del pinot nero (fino a 120 hl per ettaro),

E considerato che le uve spuntano il solito prezzo ,per il produttore è un guadagno maggiore.

Senza contare la facilità di allevamento dello Ch. nei confronti del P.N. e il prestigio che i Blanc de Blancs godono in questo periodo.

Le caratteristiche dello chardonnay apportano nei vini finezza,eleganza mineralità,nella loro fase giovanile,per acquisire con la maturità maggiore complessità e ampiezza.

I vini chardonnay evolvono lentamente e danno rotondità alle cuvè atte a divenire champagne.

Lo champagne in genere è la somma della ricchezza strutturale del pinot noir,con il fruttato floreale del pinot meuinier,con la freschezza elegante dello chardonnay.

 

 

                                                                                           

Data di pubblicazione: 29/02/2008
La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
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