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L'opinione su Anteprima 2006

Non vi aspettate da me un pignolo reportage, vino per vino, sulla degustazione delle anteprime 2005 dei vini della costa che si e' tenuta a Lucca. L'appuntamento e' ormai divenuto un classico primaverile e del quale i produttori, capitanati dalla energica e leggiadra presidentessa Ginevra Venerosi Pesciolini, vanno giustamente fieri. di Paolo Valdastri


Ho gia' espresso piu' volte il mio pensiero in merito.
La presentazione dei vini “en Primeur” che viene fatta ogni anno a marzo a Bordeaux, oltre a poter contare su qualche centinaio di anni di esperienza, ha finalita' completamente diverse da quelle della nostra Anteprima.
La' il mercato e' strutturato in maniera completamente diversa dalla nostra: i vini vengono presentati alla stampa, ma soprattutto ai negociants, con il fine primario di determinare i prezzi di vendita. Una volta concluse le vendite, il produttore ha terminato il suo lavoro e si dedica esclusivamente alle pubbliche relazioni, mentre sono i negociants, con la loro organizzata e fitta rete di distribuzione ad occuparsi del commerciale.

Ma c'e' un'altra differenza sostanziale.

Il disciplinare dei vini bordolesi ha maglie piu' larghe rispetto ai nostri, soprattutto in fatto di uvaggio e affinamento in legno: questo perche' la storia dei vini bordolesi “moderni” affonda le origini ai tempi di Eleonora d'Aquitania (1154) e dopo secoli di esperienze, prove e riprove, si sa valutare ormai ragionevolmente bene quale sara' il taglio finale piu' opportuno in funzione dell'annata e dei prodotti contenuti nelle varie barriques. Si e' imparato, insomma, a preparare dei “prototipi” molto vicini a quello che sara' il vino definitivo dopo un paio d'anni di affinamento. Magari predisponendo due o tre barriques particolari, con le uve giuste, malolattica svolta, chiarifiche e via enologando.

Da noi tutto questo non avviene e le condizioni sono molto lontane dall'essere codificate in maniera definitiva. I nostri disciplinari sono aperti a tutti gli stili, salvo poi determinare le percentuali e gli affinamenti in maniera rigida e senza possibilita' di adattamento all'andamento dell'annata. A Bordeaux, come in altre zone storiche della Francia, nessuno si sogna di fare esperimenti con vitigni non usuali. Immaginate un syrah a Pauillac o un cabernet a Chambertin? Sulla nostra costa passiamo invece dai cabernet bolgheresi ai sangiovese grossetani, con intrusioni di ciliegiolo, alicante, syrah, continua, continua. Bene.

Le tradizioni di qualita' della nostra costa nascono non prima di sessanta anni fa, e questo, collegato alle differenze stilistiche dei vari vitigni impiegati, si riflette in una serie di diverse esperienze necessarie per predisporre un campione che sia significativo per rappresentare quel particolare vino nel futuro. Ho esperienza di sangiovese presentato in anteprima da produttori che non fanno uso di barrique. Ebbene ho l'impressione che in questo caso il campione sia generalmente piu' facile da preparare e da capire, soprattutto nel momento in cui lo ricolleghiamo con lo stile dei vini di quel produttore.
Nel caso invece dei vini che necessitano di lunghi affinamenti in legno piccolo, abbiamo una duplice difficolta'.


La prima consiste nel fatto che sono pochi coloro che sanno o vogliono prepare dei campioni ben fatti. Molto spesso anche nomi altisonanti hanno commesso errori grossolani, presentando vini maleodoranti di zolfo o completamente ossidati. In altri casi alcune aziende presentano dei campioni corretti, grazie ovviamente alla bravura dell'enologo, quello stesso che, per altre aziende, si rifiuta di presentare l'anteprima.

La seconda riguarda i degustatori. Il poter giudicare un vino in questa fase e' gia' di per se' un esercizio difficile riservato a pochi palati molto allenati. Sommando tutte le difficolta' relative alla differenza dei terroirs, alla diversita' degli stili, alle capacita' dei produttori di preparare i campioni, questo esercizio si rivela veramente ai limiti del possibile. Eppure alcuni degustatori si sono cimentati su puntuali giudizi vino per vino, con tanto di presunti e complicati riconoscimenti olfattivi, e molto spesso hanno preso delle tremende cantonate.

Secondo me questo e' un atteggiamento leggermente presuntuoso che fa solo del male all'iniziativa “Anteprima”, falsandone completamente gli scopi e le finalita'.

Che cosa dobbiamo quindi cercare di ricavare dalla degustazione del vino prelevato dalla botte e quali conclusioni possiamo trarre da questa serie discretamente lunga di assaggi?


Secondo il mio modesto parere, semplicemente un giudizio complessivo sull'annata, suddividendo, questa volta si', puntualmente le varie tipologie ed i vari uvaggi. La finezza del tannino, lo stato di assorbimento del legno, la concentrazione, la finezza, le premesse per un equilibrio finale del vino, queste sono le caratteristiche da cui ricavare un'impressione generale di comportamento di ogni zona.
Vediamo di mettere in pratica il concetto.

Il 2005 e' stata un'annata mediamente piu' fresca della media, con piovosita' piu' distribuita,  soprattutto in vicinanza della vendemmia. Questo ha dato luogo a vini generalmente meno concentrati degli anni precedenti, con ottimo sviluppo degli aromi, grazie proprio a questo particolare clima, maturazioni piu' lente, ma complete, e possibilmente dotati di buona finezza ed eleganza. Nella media, ripeto, perche' le eccezioni, come sempre, sono presenti con i soliti vini alla ricerca dell'iperconentrazione ed ipermaturazione, stancanti e stucchevoli.

GROSSETO

La sorpresa piu' piacevole proviene dalla DOC Montecucco. Pressoche' tutti i campioni presentano una materia prima notevole, frutto molto presente e succoso, tannini gia' ben risolti. Sorpresa, perche' siamo in una zona alta, ma che si e' giovata del particolare andamento climatico.
Bene anche i Morellino DOC: Mantellassi in gran forma e Poggio Argentiera che costituisce la solita sicurezza.
Molto piacevoli e gia' godibili i due ciliegiolo, il San Lorenzo di Sassotondo, a Sovana, dalla piacevole speziatura ed il Poggio Cavalluccio della Tenuta Roccaccia.
Tra i vari IGT, discreti i merlot, mentre dai cabernet mi sarei aspettato qualcosa di piu', in termini di finezza.

LIVORNO

Nei vini destinati alla DOC Bolgheri Rosso, continua a manifestarsi, come nei due ultimi anni, una certa discontinuita'. Guarda caso, andando a confrontare le note di degustazione con le aziende, i risultati migliori vengono da vigne gia' rodate, Satta e Tringali, ad esempio, mentre per gli altri i sentori un po' verdi e leggermente scomposti continuano a predominare.
Per gli “atti a divenire Bolgheri Superiore” e nonostante la mancanza di nomi come Sassicaia e Ornellaia, il panorama appare davvero confortante. Molti i campioni dotati di buona freschezza e slancio, con tannini dolci, gia' piacevolemte godibili. Argentiera, Castello di Bolgheri, Arnione di Campo alla Sughera, Paleo de Le Macchiole sono tra questi, mentre il buon Grattamacco e' il classico vino di cui occorre conoscere vita morte e miracoli. Scontroso e chiuso, un po' terroso in questa fase, si trasforma, con opportuno affinamento, in un grintoso e caratteriale grande vino da abbinare a preparazioni importanti.
Pochi i produttori della Val di cornia e dell'Elba, ma quei pochi sembrano avere le idee molto chiare: interessante I'rennero di Gualdo del Re, molto bene il nuovo Okenio di Terradonna', bella la materia del Petra e succoso e speziato l'elbano syrah Oglasa di Cecilia.

LUCCA


Due vini al di sopra di ogni sospetto: un gran Tenuta di Valgiano, con bel tannino setoso, preciso ed elegante, concentrato ma fresco e succoso. Poi un raffinato ed intellettuale Cercatoja Rosso del Buonamico che nasce da vigne con diversi anni sulle spalle. Per il resto e' un po' difficile farsi un'idea precisa: i Montecarlo, tutti rigorosamente IGT (ma che fine ha fatto la DOC?), ancora ruvidi e poco delineati, anche se di buona concentrazione e frutto che si intravede dietro tannini scontrosi.
I Colline Lucchesi, sia DOC che IGT, hanno dimostarto, in genere, una materia molto sottile, andando in alcuni casi verso l'eleganza (Niffo di Terre del Sillabo, Nero della spinosa di Colleverde o l'eroico garfagnino Melograno di Podere Concori), in altri verso una certa mancanza di equilibrio e poca compostezza. Il terroir e' fresco e, certamente, un millesimo come il 2005 risulta meno completo del 2003 o il 2004. Alcuni campioni di queste annate, presentati nelle sale sotterranee di Villa Bottini, hanno dimostrato uno stile piu' definito e preciso, con alcune punte di eccellenza.

MASSA


Solo due le aziende presenti, ma con positivi risultati. Buono il Rotonda dei Cipressi di Ivan Giuliani, che unisce ad una buona concentrazione una finezza ed un equilibrio gia' invidiabili, nonostante il numero di bottiglie prodotte stia notevolmente aumentando. Piacevolmente meno muscolare del solito, succoso e dal bel frutto il Montervo di Cima. Due bei merlot, un'ulteriore dimostrazione che il 2005 ha dato belle performance con questo vitigno.

PISA


Territorio molto variegato di non facile interpretazione. Ed anche qui: la DOC? chi era costei?  Si sente dire di voci su una istituenda IGT Costa Etrusca. Non sarebbe piuttosto il caso di fare una seria riflessione sull'uso e il disuso delle DOC?
Montescudaio esce con una buona prestazione: alcuni esemplari molto ben realizzati, tannini maturi e dolci, nerbo acido a dare freschezza e finale di discreta lunghezza. La Regola, Casalvecchio di Pagani de Marchi e Febo di Sorbaiano degni di nota.
Per le Colline Pisane, invece, ho incontarto il piu' alto tasso di campioni mal preparati e non giudicabili. A volte il problema era di una singola bottiglia ed il riassaggio ha chiarito le idee, ma in molti altri casi l'intero lotto di campioni aveva lo stesso inconveniente. Detto questo, l'impressione generale e' stata quella di vinificazioni non impeccabili, tannini mal gestiti, equilibri che chissa' se si raggiungeranno mai. Ripeto: in questa fase e' facile sbagliarsi e speriamo che i fatti mi diano torto in futuro. Per ora mi limito ad apprezzare, e molto, il Nambrot di Ghizzano, ancora molto vanigliato, ma dai sentori freschi e balsamici e buona continuita' al palato. Bene Dulcamara de I Giusti e Zanza, Teuto di Podernovo, e, letto in prospettiva, A Sirio di San Gervasio.


 
Luogo:
Villa Bottini Lucca

Data e ora:

 

2006/05/27 

 

Data di pubblicazione: 22/02/2008

Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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