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….PASQUA CON CHI VUOI

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Pasqua con la pioggia. Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Ma una piccola consolazione fa sempre bene. Piccione al pentolo (ricordo della colomba pasquale) alla maniera di Pasquino Malenotti e del suo ristorante “da Ugo”. Fosse stato Natale (con i tuoi), l’obbligo sarebbe corso ad un rosso bolgherese, ma visto che siamo a Pasqua (con chi vuoi) trovo in cantina un vino di una zona che io amo definire la Bolgheri spagnola, ovvero il Priorat.

 

Siamo a due passi da Barcellona, in una impervia zona collinare nei pressi di Tarragona, dove la vite è coltivata in maniera abbastanza eroica da un  manipolo di 85 produttori dalle idee molto chiare. I circa 1.700 ha di vigneto sono piantati su un suolo molto particolare, con una forte presenza di “llicorella”, ardesia rossonera con particelle di mica e inclusioni di quarzite che conservano il calore del sole. In superficie lo strato è composto per 50cm di ardesia sgretolata e le radici sono costrette a scendere in profondità per cercare umidità, nutrienti e minerali.

Si fa il vino da circa 800 anni, ma solo negli ultimi venti si è cominciato ad abbandonare la norma di rustici passiti per interpretare il vino in maniera attenta alla qualità ed al gusto internazionale, senza per questo perdere d’identità, grazie ad un terroir fortissimo.

Alvaro Palacios (con il mitico Clos Erasmus), Carles Pastrana di Costers del Siurana (produce il Clos de l’Obac) e René Barbier di Clos Mogador sono alcuni dei personaggi che, nel 1989, hanno dato vita a questo nuovo ciclo, introducendo accanto a  Garnacha e Cariñena le francesi Cabernet, Merlot e Syrah.

 

CLOS MOGADOR 1998 – 35% Garnacha, 35% Carnet sauvignon, 20% Syrah, 10% Cariñena.

Un colore granato intenso e profondo prelude ad un naso di forte complessità. All’inizio prevale la nota terrosa e minerale: liquirizia e grafite sottolineano i profumi di cuoio e animale. Nel sottofondo emerge anche la costola fruttata che con la sua dolcezza stempera l’austero profilo olfattivo. Con l’aerazione il naso si espande e si amalgama in ricordi balsamici.

Il palato è di grande precisione: denso corposo e fruttato, ha un tannino maturo e liscio e sapidità minerale. Vino di bell’impatto e deciso nella tensione gustativa, con un finale di buona lunghezza. Grandissimo sul piccione.

 

Ma per l’aperitivo? Visto che siamo in libertà, proviamo un vino portato in  omaggio da amici Slovacchi.

 

CHÂTEAU TOPOLČIANKY – RULANDSKE BIELE 2004 

 

Pochi chilometri ad est di Bratislava, si trova la zona vitivinicola della Nitra dove, oltre al cerne sauvignon si coltivano molte uve bianche come questo rulandské biele o pinot bianco. Il clima qui è piuttosto caldo grazie alla configurazione orografica, con la catena dei Tatra che protegge dai rigori nordici.

Il colore è giallo paglierino dorato. Probabilmente questa tonalità è dovuta ad un certo periodo di contatto con le bucce, come si percepisce anche da una accennata ruvidità tannica in bocca.

Il profumo è molto particolare e ricorda l’incenso, la cera d’api, la resina con un fondo di confettura di albicocca. 

In bocca è la componente morbida e  alcolica a prevalere, appena bilanciata dall’acidità e da una forte componente sapida. Il vino è tutto sommato ben fatto e piacevole, ma più adatto a formaggi freschi o carni bianche che alla cucina di mare.

PV

Data di pubblicazione: 06/04/2010
La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
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