Sense of Wine 2007
Dal 30 novembre al 2 dicembre si è svolta la terza edizione del “Senseofwine”, l’appuntamento organizzato da Luca Maroni con le 300 aziende vitivinicole italiane selezionate dalla sua guida.
La location dell’evento è stata l’Auditorium Parco della Musica, una bellissima struttura progettata da Renzo Piano nelle vicinanze del centro cittadino.
Noi ci siamo andati l’ultimo giorno, la domenica, speranzosi che le
partite e il clima rigido potessero sconsigliare le persone ad uscire
da casa. Tutt’altro: alle 17 era già affollatissimo e progressivamente
si andava riempiendo sempre di più. A questo punto ci viene da pensare
che possano vacillare gli importanti numeri della seconda edizione, che
avevano visto la partecipazione di circa 500 operatori del settore e di
oltre 22.000 visitatori.
La rassegna si è svolta nei 4.500 mq messi a disposizione nell’Auditorium e sviluppati su due piani: al piano terra tutti vini del nord e parte della Toscana, mentre a quello inferiore la restante parte della Toscana e il resto del centro-Italia.
È vero che c’erano diverse case importanti a prescindere dalla rassegna, ma il contatto con il pubblico è importante come lo è il loro giudizio, soprattutto per chi come noi mette il consumatore al centro dei propri ragionamenti.
Abbiamo notato parecchie assenze, supplite da sommelier. Sovente anche poco materiale promozionale, spesso un po' confuso. Qualcuno ha rimediato con brochure fotocopiate, qualcun altro con bigliettini da visita, ma sicuramente si poteva fare di più da questo punto di vista.
Veniamo ai vini, cercando di dare spazio a quelli che ci hanno più impressionato in positivo. Abbiamo assaggiato una eccellente Barbera 2004 Sant’Emiliano dei Marchesi Incisa della Rocchetta. Un po’ meno buono il Valmorena, che è il prodotto base.
Meno interessante è risultato il Barbera Superiore delle Cantine del Nebbiolo che tuttavia ci ha presentato un Arneis molto più che discreto: l’Arneis non è un vino immediato da capire, almeno a nostro giudizio. Questo si presentava ampio al naso e alla bocca e decisamente ben riuscito.
Un prodotto che ci ha molto colpito in positivo, forse il più buono assaggiato durante la rassegna, è il Pinot Nero de La Fusina. Un uva difficilissima ma un grandissimo risultato. Sempre al nord, ci ha colpito Italo Cescon, che devo dire conoscevamo più per gli spumanti.
Invece un Raboso affascinante nei sapori, sicuramente elegante in bocca. Meno nelle nostre corde l’Amaranto ’72, un mix di Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Marzemino. Ultimo nordico ma non meno importante il Collio di Isidoro Polencic. Eravamo alla fine del giro, e quindi condizionati dalle altre degustazioni, ma ci è sembrato un prodotto veramente valido.
Scendendo un po’ più in basso un buon Nobile di Montepulciano è risultato quello di Carpineto in un banco insolitamente poco frequentato.
L’azienda Tenuta Podernovo ha catturato la nostra attenzione con due vini: il Teuto (Sangiovese e Merlot) e l’Aliotto (Sangiovese, Cabernet e Merlot).
In Umbria, sopra le righe il Sagrantino di Montefalco di Terre della Custodia.
Colpetrone era presente con un ottimo Montefalco Rosso, anche se la bocca e' restata asciutta proprio per il desiderato Sagrantino che era terminato. A Colpetrone, comunque, va l’oscar della brochure più bella e quindi gli abbiamo perdonato la mancanza del nettare.
Nelle Marche una grande figura la fa sempre Velenosi, il cui Verdicchio rimane sui soliti elevatissimi standard e di cui ho provato uno chardonnay da rivedere ma con potenzialità.
Nel Lazio oltre al sempre ottimo Baccarossa di Poggio Le Volpi, abbiamo apprezzato la conferma nelle guida ma al contempo anche la crescita della cantina nettunese I Pampini: il Coboldo (Merlot) di quest’anno è da provare: ampio e intenso al naso, fruttato e strutturato in bocca.
Di loro, ci sia consentita una piccola parentesi, conserviamo un gran ricordo del Maroso 2005 (uve Bellone) assaggiato quest’estate: uno straordinario bianco che al naso sembrava quasi un vino da meditazione mentre in bocca era giustamente secco.
In Campania abbiamo molto apprezzato il Taurasi di Cantine Russo, profumatissimo e amplissimo nel bouquet floreale al naso, e soprattutto l’Aglianico del Taburno della Fattoria La Rivolta: uno dei migliori agli anici bevuti quest’anno. Infine in Sicilia, da cui ci aspettiamo sempre molto, oltre agli eccellenti (ma conosciuti) Firriato Sant’Agostino e Planeta, abbiamo potuto assaggiare un eccellente “Ardenza” di Tenuta Cottanera.
Qualcuno per folla e per poter tornare a casa lo abbiamo dovuto necessariamente saltare, quindi prendete questa recensione con il beneficio di inventario, ma resta il fatto di un evento interessante anche se confusionario, dove speriamo sempre più le case si interessino a tutti i consumatori, non aspettando solamente il ristoratore o il proprietario di enoteca.
Stefano Scravaglieri


