Una serata in compagnia del grande Barolo ”Giacomo Fenocchio”.
Un servizio attento e professionale è stato svolto dal Sommelier Claudio Tata, titolare del ristorante insieme al la sua famiglia, che propone una carta dei vini degna di nota per qualità delle proposte e per disponibilità di etichette anche poco comuni e talvolta quasi introvabili. Professionista con esperienza e grande disponibilità nei suggerimenti competenti sui vini proposti e sui loro opportuni abbinamenti. I prezzi piuttosto onesti. In questa piacevole atmosfera, scaldati al fuoco del caminetto acceso si è potuto gedere di una serata il cui protagonista è stato il Barolo dell’azienda “Giacomo Fenocchio” di Monforte d’Alba. La cantina, nata nel 1864, ha una lunga storia di famiglia e di tradizioni mai modificate nel tempo. Ancora oggi si produce il vino in maniera tradizionale con uve provenienti esclusivamente dai propri vigneti impiantati nella zona tipica del Barolo. Claudio Fenocchio segue amorevolmente, con la sua famiglia, l’azienda vitivinicola che da cinque generazioni si tramanda gli usi e i costumi di un lavoro fatto nel rispetto della tradizione e della memoria del passato. Claudio ama raccontarci di come loro tutti hanno imparato dal Nonno a preservare uno stile di lavorazione, in vigna e in cantina, rispettoso dei metodi tramandati e della tipicità di un’uva che la natura gli consegna con le peculiarità dei terreni e delle annate diversi tra loro e, proprio per questo così unici. E come usava dire suo Nonno: “Il vino va fatto come va fatto” a sottolineare la convinzione radicata che non può essere che fatto con lo stesso metodo che da sempre viene utilizzato e non esiste un modo migliore o alternativo per ottenerlo. La fermentazione è assolutatamente naturale, ottenuta ad opera di lieviti indigeni, senza alcuna aggiunta. La temperatura è mantenuta costante esclusivamente attraverso i rimontaggi, ripetuti giornalmente, che permettono anche un naturale arricchimento di estratti e tannini che vanno a formare la complessità ritrovata nel vino stesso. Si è poi passati alla fase di vera e propria di analisi sensoriale.
Le degustazioni sono state guidate da esperti Sommelier che hanno illustrato le caratteristiche dei vini, riferiti ai territori specifici delle sottozone delle Langhe, con particolare attenzione agli abbinamenti proposti. E’ sempre tanto incredibile prendere coscienza di come uno stesso vitigno, trattato nello stesso modo sia in produzione che in fase di vinificazione, possa dare vita a vini tanto diversi che sono figli dei terreni che hanno generato la loro uva. Vediamo com’è andata.
Langhe Nebbiolo 2008: sposa il piatto degli affettati accompagnato da bruschette e formaggi medi con lodevole disinvoltura, sostenendo con onore il suo lavoro. Ai commensali meno allenati risulta essere stato, poi, il vino più gradevole in quanto più equilibrato, più semplice da degustare.
Barolo CANNUBI 2005: In apertura con Strangozzi Rossi ai Funghi Porcini, sorprende per la grazia dell’abbinamento, sullo stesso piatto va in prova anche il
Barolo VILLERO 2005, sorprendentemente agile e fresco malgrado la significativa massa polifenolica. La lunghezza del finale duetta con l’aromaticità dei Porcini proponendo piacevoli e reciproci rilanci di sapore e profumi. Interessante sfida tra un vino austero ed un piatto di carattere. Una riflessione sulle nette diffenze che il terreno ha prodotto sui due vini sorge istintiva. Esattamente oppost: del tutto divergenti nelle morbidezze e nel carattere.
Barolo BUSSIA2005: L’azzardato abbinamento con Faraona al Cartoccio di allevamento rustico, è risultato essere assolutamente legittimo. Percepibile l’imponenza del vino. Un lieve assottigliamento del gusto in centro-bocca concede il ritorno dei sapori del piatto per poi avvolgerli ed esaltarli in un finale mentolato davvero unico e che regala leggerezza al pur articolato piatto. Finissima e vellutata la tannicità. Un vino più in equilibrio rispetto ai caratteri contrastanti degli altri due “Cru”.
Lievemente più “complesso” e ai limiti del complicato il Barolo BUSSIA Riserva 2004, in grado di regalare ai degustatori più esperti e attenti emozioni di prim’ordine, le sue curve aromatiche guidano invece i meno esperti verso un percorso tutto da scoprire. Notevole l’acidità che svolge quasi in sordina il gravoso lavoro di sostegno della massa.
Questi vini resteranno nel cuore di chi li ha potuti degustare.
Esperienza indimenticabile!!!
Antonella Avantaggiato.


