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Food in the time

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

 

Il cibo ha simboleggiato nel tempo lo stato di benessere o malessere di una nazione. E' stato un indice per stabilire la ricchezza e la povertà delle persone in base a chi in aveva la pancia piena e la pancia vuota, soprattutto in tempo di guerra, ma purtroppo anche oggi la popolazione mondiale è divisa drasticamente da questo stesso paradigma. Ha sottolineato la differenza sociale  tra l'uomo e la donna. Si è legato all'affetto, al sentimento e addirittura è sintomatico del benessere o meno della nostra individualità diventando un mezzo per esternare il disagio di molti nella società e nella vita e l'ostentato benessere di tanti altri. Allo stesso tempo è il fantasioso mezzo per riunire le persone intorno ad una tavola dove condividere un comune momento di gioia e godimento, e per dare sfogo a una delle forme artistico-espressive dell'uomo. Per mezzo delle pratiche alimentari, della loro incessante sperimentazione, manipolando gli ingredienti si è trasformato l'atto del nutrirsi in un rito sociale e accademico, specchio della storia di ogni epoca.

Insomma l'argomento è complesso, e magari ci sarà occasione di poter parlare in maniera più approfondita di ognuno di questi aspetti.

Ecco perché, dopo avervi dato un ampio spettro di riflessione, voglio soffermarmi per esempio su due aspetti che detti in brevissime parole possono rendervi chiaro la filosofia di questo gustoso pensiero.

Innanzi tutto per uscire dai limiti della tavola e del concetto di cibo come nutrimento, è da chiarire che il cibo è padrone di tutti e cinque i sensi.

Difatti non siamo solo pancia (per fortuna) ma anche cuore e cervello, quindi il cibo si lega sia alle nostre emozioni che ai nostri pensieri.

L'appetito, la sazietà ma anche l'appetibilità e la vista di un pasto invitante condizionano il nostro stato d'animo al punto da influenzarci positivamente. Pensate infatti  quando vi alzate da una tavola, magari con gli amici, e commentate soddisfatti l'ottima mensa e l'ottimo vino uniti alla giusta compagnia....sensazioni comuni e frequenti per fortuna nostra!!!

Il momento del pasto si è rivalutato così come un momento di piacere e di pausa, dove la vista di un piatto ben guarnito, l'accostamento invitante di colori e la fragranza delle pietanze, divengono indici di gradimento e critica. 

Ma la domanda è: il paese della Cuccagna rimane un'utopia irraggiungibile come ai tempi della guerra e del lontano Medioevo, quando cioè i banchetti e i piaceri della tavola erano un'esclusiva dei ricchi, quando il vino e il pane, che oggi vantano un'attenzione e un'arte, erano un pasto da poveri oppure è proprio nell'indole umana l'utopia come ricerca di una dimensione sempre migliore di quella che ci appartiene, spesso troppo criticata e poca apprezzata???

L' avvento di una cucina “fast”,frettolosa e distratta,di pari passo con vita attuale, contraddice di fatto la ricerca di una cucina attenta e ricercata. Ci scordiamo quindi spesso, di come i cinque sensi debbano essere messi a disposizione per assaporare il gusto e rendere il pasto un toccasana per il nostro umore.

Si torna quindi a uno dei filoni della nostra rubrica: il fast food contro lo slow food.

La cucina veloce delle grandi reti di distribuzione alimentare come Mc Donalds si scontra dal 1986 con l'associazione internazionale no profit ,denominata appunto “Slowfood” fondata dal piemontese Carlo Petrini che ha scelto come logo giustamente, una lenta chicciola, e che si pone come obiettivo quello di valorizzare le cucine locali combattendo l'appiattimento del gusto dato dai fast-food.

L'attenzione alla presentazione, alla storia del territorio e alla cultura da cui nascono gli  ingredienti è il contrassegno distintivo di questa cucina concettuale che porta avanti proprio quello che qui ho cercato di far emergere. Un'attenzione all'evoluzione della cucina locale a partire dalla storia del territorio stesso e della sua gente. Nella nostra amata Toscana questo concetto  viene fortemente valorizzato, proprio per le qualità che contraddistinguono il nostro territorio,sia in tema di cibo che di vino.

Non c'è self service che tenga, ma appassionanti cene arricchite dai racconti di grandi produttori e degustatori che ci “decantano” i piatti e i vini che assaporiamo.

Ma la domanda che vi lascio aperta è questa: 

in un mondo troppo fast o troppo slow, non dovremmo come in ogni cosa, trovare un middle point??

Sarebbe più opportuno “mangiare a velocità moderata”, riuscire ad equilibrare i nostri tempi e ritmi in ogni contesto , perché la tavola sia sempre un punto d'incontro e condivisione, sia nel focolare della famiglia, sia nel caos di un locale, deliziati da uno dei piaceri più appaganti della vita, per chi come noi, ha la fortuna e la passione di vivere con lussuria la delizia del gusto.

Quindi in campana, perchè i tempi corrono e la tavola , come le persone cambia!!!!

 

p.s.

A chi interessasse il ristorante “Lo scoglietto “ e “In vernice” di Livorno organizzano periodicamente degustazioni e serate a tema proprio con il famigerato presidio Slow Food....giusto per rendervi conto di cosa tratta una cena slow, a paragone di una veloce cena e di tutta quella che è l'evoluzione culinaria....dall'Artusi allo Slow Food...sempre ottima cucina!!!!

Eleonora Garufi

 

Data di pubblicazione: 13/07/2010

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Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
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