La “Costa dei Bianchi dove lo chardonnay regna elegante e sovrano.
Avevamo l’appuntamento per le ore 10,00 presso la piccola azienda di Pierre Larmandier-Bernier, a Vertus, comune a premier cru nel terroir più vocato per la produzione di champagne da uve bianche: la Cote des Blancs. Si tratta di una piccola realtà la cui cantina ha sede appena fuori paese:semplice, in mattoni rossi,con annessa una saletta per degustare i vini la quale rimane esattamente sopra la cuverie, magico luogo di affinamento dei vini di Pierre. Ci riceve la moglie con fare gentile e schietto.La produzione di circa 100.000 bottiglie è per il 85% a chardonnay e per il 15 % a pinot noir,estesa sui 15 ettari di proprietà divisa nei comuni di Vertus (11 ha)Avize (1ha)Choully (1 ha) e Cramant (2 ha) per un totale di 52 parcelle e un’età media dei vigneti di 33 anni.
La conduzione agronomica prevede una densità di impianto a 7500 piante per ha,con cordone di Royat per il pinot noir, e il taglio chablis per lo chardonnay su suoli argillo calcarei e con sottosuoli tipicamente a gesso da belemnite.
La “craie” presente nella Cote des blancs è di tipo sassoso - pietroso dalla consistenza friabile, e è molto diversa da quella delle montagne di Reims dove risulta essere piu dura e formante nel sottosuolo strati profondi fino a 300 metri omogenei e compatti.
Dagli anni 90 Pierre Larmandier decide di avviare una conduzione in vigna secondo i principi biologici e di seguire una impostazione tradizionale in cantina.
Cura maniacale dei terreni,senza uso di fertilizzanti chimici,lavorazione manuale,raccolta delle uve mature ,fermentazioni con lieviti indigeni e minor intervento possibile nelle varie operazioni di cantina.
L’idea del rispetto del terroir è una fissazione di Pierre,nel senso di preservazione dell’ambiente e salvaguardia del terroir per un futuro migliore dove poter vivere.
Il suo concetto della biodinamica,(prassi agro-enologica introdotta ormai nei suoi vigneti dal 1999) non è una fissazione dettata dalla moda ma una necessità che gli viene spontanea e dal cuore.
Il rigore e la cura con cui segue la vigna gli hanno ormai evidenziato gli errori imposti da una conduzione agronomica volta all’uso degli erbicidi specifici per ogni malattia della vite:una sorta di dipendenza della pianta,e uno sviluppo continuo della capacità di resistenza dei vari parassiti,fino a formare un circuito maledetto dove causa,effetto e rimedio diventano una spirale interminabile,eterna condanna alla vita microbiologica del terreno con le conseguenze disastrose che ognuno si puo immaginare.
L’ultimo acquisto di Pierre,di cui va molto fiero,sono i 4 ettari a Vertus terreno si ben esposto e ben dotato,ma soprattutto che non hanno mai conosciuto l’uso di pesticidi e diserbanti ,vergini se si puo agronomicamente dire.
L’idea di Pierre e di dare alle sue vigne un terreno ricco di materiale organico,dove la vita microbica è fiorente e che dà alla pianta nutrimento sano e minerale.Le radici affondano bene nella crai,vigorose e potenti.
Basta vedere il colore della vegetazione dei suoi terreni per rendersi conto dello stato di salute delle sue piante.
Solamente attraverso questa via Pierre dona ai suoi vini l’idea di territorio,perché l’unicità è data dal rispetto della vita delle parcelle coltivate distinte fra loro e dotate ognuna di peculiarità specifiche.
Inoltre Pierre ha introdotto l’uso di preparati biodinamici naturali ormai su tutti i suoi vigneti,con l’aiuto di mezzi moderni come l’elicottero,che permettono una diffusione capillare e veloce.Quando si dice modernità della tradizione…
L’attenzione poi che Pierre presta per le selezioni clonali non è una cosa in sottordine:ovviamente egli rifiuta ceppi ogm e selezioni clonali reimpiantate su terreni azzerati da pratiche globalizzanti con diserbanti e concimi,ma prova la via dell’equilibrio che solo l’esperienza gli indica come selezione per il futuro.Solo dalle vigne vecchie che si sono opposte per anni alle varie malattie e hanno resistito stoicamente si puo selezionare i cloni giusti per il futuro,per avere una vigna sana e vigorosa.
In cantina è la solita buona musica:meno interventismo possibile e raggiungimento dell’espressione del territorio e dell’annata solo tramite pratiche coscienziose e biologiche.
L’uva raccolta a mano nelle sue apposite cassette è portata alla cantina il più matura possibile,dove viene pressata con pressa orizzontale pneumatica a membrana laterale 8000 kg ,e vinificata tradizionalmente,per essere posta in cuve,o in botte o nei piccoli fusti a seconda della parcella di provenienza.
Lieviti indigeni della pruina dell’uva per innescare la prima fermentazione in modo da valorizzare il più possibile l’annata e il territorio di appartenenza .
Poi maturazione nelle cantine , con effettuazione della malolattica ,fino a primavera,periodo nel quale vengono decise le cuvèe dopo numerosi assaggi.
Quindi il vino va in bottiglia per subire la seconda fermentazione da maggio fino a vari anni a seconda della cuvèe di partenza.
Pierre ribadisce l’uso dei lieviti indigeni del territorio come un fondamento per una buona vinificazione:essi devono essere quelli dell’anno e propri della parcella di provenienza ,e non quelli dell’azienda selezionati e riutilizzati ogni anno o meno che mai quelli selezionati dall’industria enologica.
Il degorgement avviene alla mano e le bottiglie sostano ancora qualche mese in cantina prima di esere commercializzate.
Il dosage naturalmente è molto contenuto,non per moda ma per volontà di valorizzare al massimo i vari territori di appartenenza.
Il Terre de Vertus è senza dosaggio e vive del grammo residuale naturale di zucchero dell’uva,che arriva matura in cantina.
Il Brut Blanc de Blancs e il Tradition viene dosato per 5 gr litro
Il Rosè de Saignèe per 3 gr litro
Il Vieille Vigne de Cramant per 2 gr litro.
La visita ovviamente è continuata al tavolo con la degustazione dei prodotti aziendali,quelli in commercio nell’anno 2010.
Rosè de Saignèe 100% pinot noir premier cru prodotto in 8000 bottiglie,anno di riferimento il 2007.Vino estremo macerato 2 giorni ,un vino al gusto sui frutti piccoli rossi,frutti di bosco , ciliegia con un ingresso dirompente ampio e profondo con un finale sapido quasi salino.Un vino adatto a piatti di piccione o da cacciagione da piuma.
Tradition Brut per 30.000 bottiglie; riferimento annata 2007 con 40 % vino di riserva,è un assemblaggio 80%chardonnay e 20 % pinot noir.Vino tutto in finezza con leggere note affumicate,miele fiori bianchi ,tiglio,per poi virare sulla frutta secca sul pan brioche con un ingresso verticale senza sbavature e un finale dissetante acido e lungo.
Blancs de Blanc per 35.000 bottiglie da 100 % chardonnay con 40 % vino di riserva. Bolla finissima,tanto per cambiare,con sentori agrumati di lievito,di fiore bianco e di mela.Sensazioni leggermente affumicate si allunga teso e fine dal centro bocca in poi per chiudere secco e deciso.
Terre de Vertus per 20,000 bottiglie 100% chardonnay riferimento annata 2006. Ancora un sasso minerale,un vino cioè intriso di craie e di salinità,dal naso ancora chiuso,ma che in bocca entra teso e succoso.E stranamente quel residuo zuccherino leggero e naturale dell’uva matura li dona una certa rotondità nel finale che lo rende piacevole.Da aspettare in bottiglia.
Vieille Vigne de Cramant 2004 per circa 15.000 bottiglie da vigne di 70 anni Grand Cru 100% chardonnay.Naso intenso affumicato e di frutta secca,acacia,miele,oltre che avere delle piacevoli note mentolate e speziate.
Teso in bocca,sviluppa una notevole cremosità grazie alla bella presa di spuma e alla dimensione piccola della bolla.Chiusura lunghissima e acida,per ancora molti anni di vita.
Vieille Vigne de Cramant 2005 si ripete le note sopra ma con una freschezza maggiore,quasi una certa vena acerba che ripercorre il vino.Sicuramente una grande annata e un vino piu generoso del precedente,forse piu solare ma che in questa fase necessita ancora di molto tempo per essere goduto appieno.
Un ringraziamento va alla famiglia Larmandier Bernier per l’ospitalità e per la gentile visita offerta.
Claudio Corrieri


