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Il valore del cliente

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Un tema conosciuto ed ampiamente dibattuto a livello di gestione aziendale (qualunque sia l’azienda) è quello del valore del cliente.
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Tradizionalmente in azienda esistono due tipologie di personaggi: quelli che credono che il prodotto sia tutto e quelli che ritengono che il cliente sia tutto. Io mi colloco nella seconda categoria, poiché non solo penso che sia importante e necessario ascoltare il cliente, capirne e soddisfarne le esigenze, addestrarlo ove necessario ad utilizzare meglio il prodotto e il servizio. Penso anche che un prodotto, per quanto buono non si vende mai da solo e comunque non lo può fare per sempre. E penso infine che il vero valore su cui può contare un’azienda non sono gli stabilimenti, o i macchinari, o i prodotti in magazzino o i brevetti. Il vero valore sono i clienti e il personale addestrato e acculturato ad ascoltarlo e comprenderlo.

Chi è che compra i nostri prodotti, permettendo al flusso finanziario (che nasce dall’investimento aziendale) di chiudersi con i ricavi? Chi è che con le sue scelte, verso di noi o verso la concorrenza o verso nessuno, ci indica l’andamento del mercato? Chi è che per acquistare un nostro prodotto o servizio si priva di una disponibilità economica (grande o piccola che sia) compiendo quello che si chiama un “atto doloroso”? La risposta a tutte queste domande è una solo: il cliente.

Da ciò emerge come sia importante e necessario non solo essere customer oriented, ma anche ricercare la soddisfazione e soprattutto la lealtà del cliente. E questo per i seguenti motivi:

-         Il cliente soddisfatto potrà non ricomprare ma non può nuocere

-         Il cliente insoddisfatto non solo non ricompra, ma parla anche male di noi

-         Il cliente fedele mi fa risparmiare sugli investimenti per acquisire nuovi clienti

-         Il cliente fedele mi fa guadagnare di più, potendomi permettere anche operazioni di cross selling o pagando un prezzo premium per un mio prodotto/servizio

 

Un cliente, se fedele, non ha un valore che si ferma al momento dell’acquisto, ma si estende per tutta la durata della sua vita. Ad esempio: se un mio cliente fedele acquista solitamente almeno venti bottiglie l’anno di mio vino da 10 €, quel cliente non vale 200 € l’anno, ma 20 € moltiplicato per tutti gli anni che continuerà ad acquistare. Se per ipotesi questi anni sono 10, questo cliente vale 2.000 €. E così via per tutti i miei clienti fedeli. Ciò vale, si badi bene, non solo per i clienti finali ma anche per quelli intermedi (enoteche, Ho.Re.Ca, GDO). Quando si rapporta il valore del cliente in riferimento al tempo, si parla di Customer Life Time Value.

Non è raro sentire che l’80% delle vendite deriva dal 20% dei clienti. È logico che non è pensabile fidelizzare tutti, specie nei settori dove il turnover è molto elevato, come quello del vino. È importante però saperlo fare e imparare a farlo. È evidente, da quanto detto, che ciò che si fa costa, ma fidelizzare e quindi mantenere un cliente costa di meno che acquisirne uno nuovo.

Se siete titolari di un’azienda provate a fare un semplice calcolo: considerate il vostro cliente più fedele e i costi che avete sostenuto per acquisirlo (tra cui pubblicità, forza vendita, p.r., fiere di settore, etc.). Ora calcolate i profitti generati da questo cliente per il numero di anni che vi è stato fedele e da questa cifra sottraete la precedente. Se il risultato è positivo (profitti > costi) allora il cliente è stato profittevole e continuerà ad esserlo sempre più col trascorrere del tempo, essendo ormai i costi di acquisizione già scontati al primo anno. Senza contare gli altri tipi di vantaggi: il cliente soddisfatto avrà parlato bene di noi e magari ci avrà facilitato incontri con altri clienti, ci avrà dato delle indicazioni su come migliorare la nostra gestione, etc. Per questo si parla di Customer Life Time Value.

 È pertanto questo il motivo per il quale è necessario soddisfare ma soprattutto fidelizzare il cliente, con tutti i diversi strumenti di marketing che abbiamo visto o che vedremo nel prosieguo di questi nostri appuntamenti sul Corriere del Vino. Tra gli altri vanno citati la comunicazione, la qualità e il branding.

 Stefano Scravaglieri

 

 

 

 

 

La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
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