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You are here: Home Il marketing e il vino LE ANALISI DI MARKETING INTERNO

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LE ANALISI DI MARKETING INTERNO

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Dopo la fase analitica esterna, è necessario parlare di quella analitica interna, ossia dell'analisi di se stessi. Perchè se è vero che le analisi esterne ci dicono se esistono delle opportunità di mercato, quelle interne ci indicano se siamo in grado di coglierle.

La seconda dimensione del marketing analitico è quella interna, ossia la valutazione delle caratteristiche dell’organizzazione con l’ottica di fornire informazioni sullo stato dell’organizzazione stessa nel mercato, sottolineandone i possibili punti di forza e di debolezza. Spesso si sottovaluta questa componente delle analisi di marketing dimenticando che per sfruttare le opportunità offerte dal mercato (individuabili tramite le analisi di marketing esterno) è necessario valutare attentamente i propri comportamenti, le proprie attitudini e i risultati ottenuti per presentarsi con le “carte in regola”.

Le analisi di marketing interno possono ricondursi alla fase di controllo, impostata in senso continuativo e non occasionale, che in questo senso non sono solo un metro di giudizio per valutare il passato (cosiddetto feed-back) ma anche uno strumento per orientare il futuro (feed forward).

Esistono ovviamente varie declinazioni del processo di marketing interno, che vanno dalla valutazione di alcuni elementi che incidono profondamente sulle performance di azienda fino all’attivazione di un vero e proprio sistema informativo (marketing intelligence) o addirittura di marketing audit. È chiaro che anche in questo caso vale quanto detto a proposito delle analisi esterne, ossia che non bisogna cadere nella trappola della paralisi da analisi, né perdere di vista il beneficio delle informazioni, che di certo non deve superare il costo.

Le analisi di marketing interno devono valutare:

 

-          I risultati conseguiti: quota di mercato, fatturato, profitto, costi fissi, costi variabili, immagine, soddisfazione, etc.

-          I fattori di offerta: qualità, prezzo, linea e gamma di prodotti, distribuzione, comunicazione, etc.

-          I fattori di capacità: management, automazione, finanza, risorse umane, processo produttivo, etc.

 

Le analisi, per avere realmente efficacia e per individuare velocemente le anomalie, devono essere continuative. Se si dispone di un budget limitato è meglio allora iniziare da pochi punti critici e poi approfondire in seguito, conservando però i risultati: un controllo efficace deve verificare l’andamento delle variabili nella loro evoluzione storica.

Ad esempio, un produttore di botti destinate alla maturazione del vino dovrà controllare la quota di mercato attuale e la sua evoluzione, i margini del prezzo di vendita rispetto ai costi, quali sono e dove sono collocati i suoi clienti, se sono soddisfatti e fedeli, quanti tipi di botti ha, il processo di produzione e i suoi costi, quali sono le persone preposte alla direzione e quali risultati hanno ottenuto, l’autonomia finanziaria, la capacità di coprire il territorio da parte della rete vendita e così via. Abbiamo elencato già un discreto numero di punti, ma nulla che sia impossibile rilevare dalla contabilità aziendale e dalle analisi di marketing esterne.

Un grande limite del sistema di controllo così come interpretato “all’italiana” riguarda il fatto che esso è stato spesso visto come un controllo sulle persone più che sulle cose. Invece un sistema efficace deve controllare tutte le variabili sopra delineate perché è solo l’insieme di esse che fa scaturire forze e debolezze dell’organizzazione. Se il livello delle vendite del mercato del vino nella sua globalità è in contrazione, ad esempio, possiamo forse accusare il responsabile delle vendite di non essere stato bravo?

Naturalmente per valutare adeguatamente il sistema delle analisi di marketing interno deve prevedere:

 

-          Che sia fissato un obiettivo da controllare;

-          Che sia stato pianificato come raggiungere quell’obiettivo;

-          Che sia fissato un metro per misurare i risultati;

-          Che si accertino non solo le deviazioni dai risultati ma anche le ragioni delle stesse

-          Che si prendano le misure correttive adeguate

 

In questo senso è chiaro che il controllo non è sui risultati in sé, ma sul processo attraverso il quale si conseguono quei risultati. Ed è chiara altresì la stretta relazione che esiste da un lato con le analisi di marketing esterno di cui abbiamo parlato, dall’altra con la fase di pianificazione strategica di cui parleremo.

Per facilitare il sistema di controllo spesso si utilizzano degli indicatori espressi come margini (ossia come differenze tra un indicatore ed un altro) o come indici (ossia come rapporti tra due indicatori). La quota di mercato è un esempio di indice essendo data dal rapporto tra la quantità di prodotti venduta dalla mia azienda e la quantità totale di prodotti venduti nel mercato di riferimento. Se le quantità le moltiplico poi per i prezzi, ottengo una quota di mercato a valore (invece che a quantità come prima). Un esempio di margine è invece il margine di contribuzione dato dalla differenza tra fatturato e costi variabili, ad esempio tra vendite di vino e costi di bottiglie, etichette, capsule, etc.).

Indicatori, margini ed indici sono molto utili perché, sia che siano quantitativi (come ad esempio il grado di indebitamento) sia  che siano qualitativi (come l’indice di soddisfazione della clientela), forniscono degli strumenti utili per cercare di capire come intervenire nel processo produttivo per migliorare le performance.

Poniamo che un produttore di vino voglia aumentare il profitto, si presti attenzione a quanti indicatori può fare riferimento ad esempio nei confronti di un rapporto con la GDO:

 

-          La domanda totale e potenziale di vino

-          La frequenza di acquisto del suo vino (quante volte viene acquistato)

-          La dose di acquisto (quante bottiglie in media vengono acquistate)

-          Prezzo di listino

-          Gli sconti

-          I costi di produzione fissi (personale, macchinari, corrente elettrica, pulizia, etc.)

-          I costi di produzione variabili (tappo, bottiglia, etichetta, etc.)

-          I costi di comunicazione (fiere, brochure, promozioni, etc.)

-          I costi di trasporto

 

Si potrebbero ulteriormente sezionare ma sarebbe poco funzionale alla comprensione del concetto. Manovrando uno o più di quegli indicatori può far leva sul profitto totale: può aumentare il prezzo, certo, ma può anche può cercare di aumentare la frequenza di acquisto o la dose, può diminuire gli sconti, cercare di contenere i costi, etc. Oltre a questo deve tenere sotto controllo l’andamento di queste variabili nel tempo e nello spazio e l’effetto che il cambiamento di una o più di queste hanno sulle altre.

In conclusione, le analisi di marketing interne hanno un’importanza strategica per l’organizzazione perché individuano le forze e le debolezze. Unitamente alle analisi esterne, che invece individuano le opportunità e le minacce presenti nel mercato, forniscono le basi per cogliere quelle opportunità e/o per prendere decisioni strategiche con la maggior consapevolezza possibile. Vedremo poi come si affronta la fase strategica.

 

 

Stefano Scravaglieri

 

Data di pubblicazione: 08/04/2008
Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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