VINI LUNARI E VINI TERRESTRI…MA TUTTI IN ITALIA
Emiliano è un enologo moderno, fondamentalmente un traduttore di terroir, attività che egli pone come obiettivo principale del suo lavoro, che consiste principalmente in consulenze enologiche.
Una degustazione quella faentina, realizzata in due tempi e attraverso territori differenti, talmente differenti da far esclamare a Boco una considerazione molto particolare: “Un viaggio un po’ sulla Terra, un po’ sulla Luna!”. Infatti, la prima parte dell’evento si è svolta all’insegna della scoperta del territorio maremmano, ma con ‘puntatine’ anche in Umbria e nella vulcanica Sicilia; a seguito ci si è immersi nella zona del Montefalco per un approfondimento sul Sagrantino, di cui Emiliano è autentico specialista.
A fare da ‘apripista’ alla degustazione, l’esuberante profumo del Trebbiano spoletino Adarmando 2007 Igt Umbria bianco dell’Azienda Giampaolo Tabarrini di Montefalco (Pg). Unico bianco della selezione, può essere considerato un vino della ‘terra di mezzo’. Umbro, autoctono per eccellenza e frutto di piante molto vecchie, questo vino è strettamente imparentato coi Trebbiani, ma molto vicino al Greco. Il Trebbiano spoletino matura ed affina solo in acciaio, dopo aver riposato almeno 10 mesi sulle fecce fini.
“Una varietà singolare – racconta Emiliano – un vino che offre sensazioni tropicali con una venatura minerale e un certo grado di acidità”. Dalle parole dell’enologo si evince la storia particolare del Trebbiano spoletino, un vino della tradizione casereccia, prodotto per l’utilizzo quotidiano. Dimenticato per molti anni, dal 2005 è stato recuperato per donare all’Umbria un proprio, grande, vino bianco autoctono. “I vitigni del Trebbiano spoletino crescono su piantate di aceri – spiega ancora Emiliano – tanto grandi e particolari da dover raccogliere l’uva con la scala e non prima della fine del mese di ottobre”.
Il viaggio di Emiliano attraverso l’Italia continua con l’assaggio di vini rossi, tutti ottenuti con fermentazioni naturali – non tutte biologiche, però - dal cui sapore e profumo si è potuto dedurre quanto la vicinanza o meno del mare abbia inciso sulla qualità dei vini stessi.
Il Sasso 2007 Docg Carmignano dell’Azienda Mauro Vannucci, un blend di Sangiovese, Cabernet, Sauvignon e Merlot affinato per 24 mesi in barrique attrae il palato con la sua freschezza, privo però dell’amaro che solitamente trasmette il legno.
Tra i tanti, spicca anche l’Avvoltore 2006 Igt Toscana dell’Azienda Moris Farm a Massa Marittima (Gr), un vino blend all’80% di Sangiovese e per il restante Cabernet Sauvignon e syrah. L’azienda produttrice si trova a 5 km dal mare, di conseguenza questo vino nasce in un clima caldo e i suoi vitigni crescono su un terreno argilloso e sassoso. “Un tipico vino maremmano – fa notare Emiliano – con note pepate. Un vino considerato della borghesia toscana. Con note quasi balsamiche, tipiche della macchia mediterranea”.
Accomunato all’Avvoltore è il San Lorenzo 2006 Igt Maremma Ciliegiolo dell’Azienda Sassotondo a Pitigliano (Gr). Un’azienda biologica, che si sta convertendo alla biodinamica e col merito di aver rivalorizzato il Ciliegiolo. In particolare questo San Lorenzo 2006 ottenuto da piante di oltre 50 anni ed affinato in barrique ha un sapore voluttuoso ed avvolgente, a tratti quasi piccante, venatura probabilmente data dal terreno tufaceo da cui si nutrono le piante.
Prima di passare all’approfondimento sul Sagrantino di Montefalco, un altro San Lorenzo 2006, ma Doc Etna Rosso, è rimasto particolarmente in mente. Questo vino, dell’Azienda Girolamo Russo proviene dal ‘cru’ aziendale a 800 metri di altezza sul vulcano Etna, da vigneti che hanno un’età media di 80 anni. Uve biologiche dell’autoctono Nerello Mascalese, vinificato in contenitori aperti con follature. Affinato in barrique usate per circa 12 mesi. Questo vino vulcanico è coltivato in terreni quasi lunari, da qui l’esclamazione citata di Boco. Un vino caldo e dalla dolcezza appagante della frutta. “La vendemmia di questo San Lorenzo Etna Rosso, termina intorno al 20 di ottobre – spiega l’enologo Falsini – molto glicerico, ha un’acidita naturale di 7 o 8”. Un vino che, di certo, si fa ricordare dal solo penetrante profumo.
Si giunge, infine, alla seconda parte della degustazione, interamente dedicata alla conoscenza del Sagrantino Docg di Montefalco. “Un vino – fa presente un degustatore – che sarebbe da dimenticare in cantina”. Eppure, in quest’occasione viene presentato in 5 tipologie: due del 2006 e tre del 2004.
“Una proposta – spiega Emiliano – quella di presentare questi Sagrantini in versione ‘giovane’, che nasce da una rinnovata mentalità dei produttori, che hanno deciso di tirarlo fuori dalle cantine con una tempistica diversa dal solito. Una scelta, forse data anche dal momento di crisi, che ha fatto sì che queste aziende decidessero di andare un po’ controcorrente”.
Un territorio particolare quello del Montefalco, dal quale nascono tanti vini e molto differenti tra loro.
Il Sagrantino 2006 dell’Azienda Bocale della zona di Alzatura a sud-est di Montefalco e il Sagrantino 2006 dell’Azienda Perticaia a Casale Montefalco, nella zona sud ovest, sono prodotti entrambi ad un’altitudine media di 250 metri.
Due vini dal gusto elegante, dal colore intenso, quello dell’Azienda Bocale quasi violaceo. Vini leggermente tannici, che evolvono in bottiglia.
A concludere l’approfondimento e la degustazione, una visita alla stessa azienda di cui, in apertura, si era degustato il Trebbiano spoletino Adarmando 2007, l’Azienda Giampaolo Tabarrini con il Sagrantino Colle Grimaldesco 2004 e il Sagrantino Colle alle Macchie 2004; il primo prodotto a Turrita di Montefalco, a circa 350 metri di altitudine sul versante est di Montefalco e con medesima esposizione, il secondo sul versante ovest e con esposizione a sud.
Vini coinvolgenti già dal colore, lo stesso color rubino delle due tipologie del 2006, ma questa volta molto più intenso.
Altro Sagrantino del 2004, quello dell’Azienda Villa Mongalli, il Sagrantino Villa della Cima prodotto a Madonna delle Grazie nel comune di Bevagna, a nord ovest di Montefalco. Un vino intenso, tannico, profumatissimo e persistente.
Un viaggio in Italia, dall’apertura scoppiettante e dalla chiusura emblematica, che resta nel cuore e nel palato!
Antonella Falco



