Nuove tecniche in Olivicoltura
L'Italia risulta in ritardo nell'applicazione di nuove tecnologie impiegate ormai da tempo dai maggiori paesi nel mondo dell'olivicoltura. Impianti superintensivi permettono infatti, di porre in filari un numero di piante che, per ettaro, supera le 1.600-2.000 unità.
In Italia attualmente esistono pochi oliveti superintensivi, di piccole dimensioni, da 1 massimo 3 ettari, recentemente costituiti in Toscana, Veneto, Friuli, Marche, Lazio e Sicilia. La dimensione complessiva degli attuali oliveti superintensivi in tutto il mondo è stimata intorno a 35.000 ettari dei quali 20.000 soltanto in Spagna, mentre in Italia, non arrivano a 130-150 ettari.
“L’applicazione di questa tecnica – ha spiegato Filiberto Loreti, dell’Università di Pisa, in una Lettura all’Accademia dei Georgofili – comporta numerosi vantaggi e rende molto più competitive le produzioni olivicole. Gli impianti ad alta densità, con olivi posti in filari, come le viti, consentono la meccanizzazione completa della raccolta, attraverso l’uso delle stesse macchine scavallatrici che vengono impiegate per la vendemmia. La notevole riduzione della manodopera per la raccolta, che incide per oltre il 50% sul costo di produzione dell’olio, consente prezzi molto più competitivi”.
Le varietà più idonee alla costituzione di oliveti superintensivii, quelle utilizzate in Spagna, entrano in produzione dopo due-tre anni. Ma hanno caratteristiche molto diverse dal tradizionale olio italiano prodotto in zone che, per di più, non si presterebbero ad essere impiegate con le nuove tecniche superintensive. Non è facile trovare varietà idonee ad essere impiegate con queste nuove tecniche, anche se le ricerche stanno proseguendo.
“Il tempo però stringe – ha sottolineato Loreti - mentre molti Paesi si stanno mobilitando verso l’ammodernamento della olivicoltura esistente e soprattutto verso l’investimento di ragguardevoli superfici con nuovi impianti impostati sul modello superintensivo, in Italia si assiste ad una totale staticità del settore olivicolo. I motivi sono vari, compresi quelli derivanti dalle vigenti disposizioni legislative in materia di conservazione del paesaggio agricolo. E’ presumibile pertanto che nel giro di pochi anni i nostri supermercati saranno invasi da oli provenienti dall’area mediterranea e d’oltre oceano e saranno venduti a prezzi sensibilmente più bassi dei nostri. La migliore qualità del nostro olio potrebbe non essere più sufficiente per competere sul mercato”.
di Samanta Marinai


