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You are here: Home News Notizie 2010 Luglio 2010 BIODINAMICA NOI IL CIBO E L’ARMONIA COSMICA

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BIODINAMICA NOI IL CIBO E L’ARMONIA COSMICA

di Alessandra Rachini

Capita sempre più spesso di poter assaggiare vini biodinamici, che sono sempre più diffusi e sempre più richiesti. Come era prevedibile, dopo un lungo periodo di rodaggio, tra gli addetti ai lavori e tra quelli che vivono con grande interesse le evoluzioni pindariche dell’enologia, l’onda lunga è arrivata anche ai più. Senz’altro la biodinamica suscita grande interesse e spesso viene ammantata un certo alone di magia, dovuta alle bizzarre pratiche colturali apparentemente a metà tra  la superstizione e le innovative acquisizioni olistico- scientifiche.

I principi di questa filosofia si basano sul concetto che il complesso sistema di un’azienda agricola sia composto da: terreno, piante, animali, uomo e tutto ciò che sta intorno. Questi elementi contribuiscono attivamente ad un equilibrio che assicura la salute del sistema stesso, che viene concepito come un'unica entità vivente. Questo organismo, è influenzato nei suoi ritmi e cicli vitali da molti fattori, non ultimi quelli provenienti dalle stelle, cioè dai pianeti che ci circondano. E’ indispensabile dunque conoscere e rispettare le leggi naturali, che da sempre regolano perfettamente questo equilibrio. Le basi dell’agricoltura biodinamica si ispirano alla scienza spirituale delineata da Rudolf Steiner: “l’antroposofia”, sviluppatasi alla fine dell’800. Questa filosofia, non nasce da menti astratte, inclini allo sterile sofisma, ma al contrario nacque proprio per volontà di alcuni agricoltori che stavano constatando quanto l’utilizzo di concimi chimici e di altri composti non naturali, stesse impoverendo inesorabilmente il terreno. I principi della biodinamica sono: conservare la fertilità del terreno, contribuire al mantenimento della salute delle piante, affinché siano in grado di resistere agli attacchi di parassiti e possano reagire alle malattie senza aiuti esterni e conseguentemente produrre alimenti di qualità superiore, come afferma Rudolf Steiner. Diciamo che furono i precursori di uno stile di pensiero non certo popolare, in un’epoca, in cui lo sfruttamento delle ricchezze naturali sembrava essere la via più breve e vantaggiosa per raggiungere il tanto agognato benessere e allo stesso tempo ancora non aveva palesato le sue controindicazioni, rendendole così evidenti, come ai giorni nostri. Dire che la biodinamica è un metodo di coltivazione senza concimi chimici, né veleni risulta estremamente riduttivo. La biodinamica si propone di considerare i singoli elementi, non in maniera settoriale, ma inseriti in un contesto molto più ampio, parte di una sorta di equilibrio cosmico che risponde a delle leggi ben precise e collaudate da un tempo infinito. La chiave è inserirsi in questa armonia senza creare il caos, ma al contrario sfruttarne il naturale corso a nostro vantaggio. 

Nell’azienda agricola ideale, i tipi di frutta e verdura coltivati, si scelgono in base alla loro idoneità ad un tipo di terreno e le coltivazioni sono rigorosamente di tipo organico, senza cioè l’utilizzo di artifici chimici. L’allevamento del bestiame inoltre deve essere limitato solo a quei capi che possono trovare naturalmente il foraggio necessario per la loro sopravvivenza. In un sistema biodinamico, il suolo deve essere mantenuto in uno stato vivo e produttivo, con tecniche naturali, come: il compost, il concime organico, risultato dell’allevamento degli animali, i derivati della decomposizione delle piante come fertilizzante, le rotazioni colturali, il sovescio e i pesticidi a base di composti che provengono dalle piante stesse. Il concetto non è quello di fornire sinteticamente i nutrienti alla terra, ma attivare la vita nel suolo, evitando di uccidere con i veleni quella fauna sotterranea, responsabile della trasformazione di vari componenti in humus, un fertilizzante naturale. La biodinamica come si evince dalla parola è un equilibrio tra la vita ed il movimento. La parte dinamica di questo metodo, comprende l’influenza che le forze cosmiche esercitano sulla crescita e lo sviluppo delle piante e dell’intero sistema. Gli agricoltori che adottano questa pratica, scelgono il momento della semina e  del raccolto in base alle forze cosmiche attive in quel momento. I pianeti con il loro passaggio esercitano delle forze che si ripercuotono sull’ambiente terrestre: la luna influisce sull’acqua, le maree e l’idratazione degli organismi, il sole stimola la crescita delle piante. La luna impiega 27 giorni per passare di fronte a tutte le costellazioni. Questo processo è noto con il nome di rivoluzione lunare. I dodici pianeti dello Zodiaco si raggruppano secondo quattro diversi impulsi di crescita: terra, acqua, aria e fuoco, cioè calore, che durano nove giorni ciascuno e dunque abbiamo tre impulsi ad ogni ciclo lunare. Durante questo tempo avremo: i giorni di “frutti”, che mostrano tendenza al caldo, i giorni di “foglie” in cui si verifica il massimo della piovosità, i giorni di “radici”, nei quali si riscontrerà un clima più rigido, soprattutto durante la notte, con temperature sotto lo zero ed infine nei giorni di “fiori” solitamente accompagnati da giornate con cielo limpido e soleggiato. I semi ottenuti con  influssi zodiacali diversi hanno 144 varianti diverse. Come spiegato da Maria e Matthias Thun, nel loro “Calendario delle semine” :  “La terra legata a toro, vergine e capricorno, sarà propizia per la crescita di radici  e tuberi, l’elemento acqua, legato ai segni pesci, cancro e scorpione, favorirà lo sviluppo delle foglie; l’elemento aria e luce, legato a gemelli, bilancia, acquario, agevolerà lo sviluppo dei fiori; ed infine l’elemento fuoco, legato ad ariete, leone e sagittario influenzerà positivamente la maturazione di frutti e semi”. Le combinazioni delle varie congiunzioni astrali possono causare episodi atipici, come infestazioni parassitarie oppure fenomeni di rallentamento o addirittura arresto della crescita delle piante. Queste strabilianti teorie sono state studiate e sperimentate negli anni.  C’è chi dice che i troppi interessi in ballo, da parte dell’industria di concimi e diserbanti e la non immediatezza del metodo, abbiano fatto si che la biodinamica ad oggi sia ad appannaggio di pochi.   In biodinamica, si prevede l’utilizzo di composti naturali “dinamizzati”, come nella medicina omeopatica. L’attenzione, in entrambe le discipine, non si focalizza sui sintomi più evidenti, ma sul soggetto nella sua interezza, inserendolo in un contesto più ampio, quindi: la pianta, il terreno e molto di più. Lo scopo è riequilibrare le energie dell’intero sistema, con dei prodotti potenziati. Anche il giardino di casa può essere gestito con i principi della biodinamica: niente additivi chimici, rispetto e conoscenza delle leggi che regolano il cosmo e utilizzo del compost come fertilizzante. Il compost,  è trattato con “piante officinali” e diluito, in rapporti precisi. Questa mistura può avere effetti specifici su alcune delle fasi vitali della pianta e viene applicata seguendo modalità e tempi specifici, a seconda della specifica influenza che si vuole  esercitare. Quando l'intenzione è quella di potenziare la crescita e la fruttificazione deve essere spruzzato al mattino presto; al contrario per potenziare la capacità di immagazinamento di sostanze nutritizie da parte della pianta, fase che avviene durante il periodo di maturazione, sarà indicato il tardo pomeriggio. La biodinamica è una filosofia affascinante che ha come scopo principale quello di mantenere in buona salute il sistema in cui viviamo e di cui facciamo parte, non considerandone un singolo elemento ma l’intero suo complesso equilibrio, entrando in armonia con le forze che ci circondano. Ogni singolo elemento vivente sopravvive in virtù di una sorta di simbiosi con tutto quello  che lo circonda, animali, vegetali, minerali fanno parte di una antica danza che esiste da quando esiste il mondo. 

 
Data di pubblicazione: 19/07/2010
Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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