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Il Distretto del Prosecco è anticrisi

Il Distretto? Ricetta anticrisi. E’ quanto emerge dai dati economici del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, recentemente riconosciuto DOCG. Il 12 dicembre il Consorzio di Tutela Prosecco ha presentato l’annuale rapporto dedicato a tutti i numeri di questo fenomeno Made in Italy.

Tra il 2003 e il 2008 la produzione è cresciuta di oltre il 40%, grazie ai nuovi impianti, molti dei quali hanno riguardato il recupero di aree di alta collina, un tempo dedicate alla viticoltura, difficili da coltivare quanto qualitative. Parallelamente alla crescita in volume, la denominazione è cresciuta in fatturato, passando da un giro di affari di 250.000.000 a 370.000.000 di euro. L’incremento è confermato dalla crescita dello spumante, tipologia a maggiore valore aggiunto, che ha raggiunto l’86% della produzione totale. 

In un momento difficile come l’attuale, il prosecco di Conegliano Valdobbiadene dimostra anche nel 2008 di mantenere le posizioni, grazie all’export, rappresentato oggi da oltre 50 paesi, e al rafforzamento delle posizioni sul mercato nazionale. Come dimostra l’anteprima dati 2009 nel canale GDO, presentati da Giancarlo Gramatica, commercial planning & control IRI Infoscan, il prosecco è lo spumante più venduto in assoluto, con una crescita di fatturato annua superiore al 14%. Vende 5 volte di più del Pinot, supera l’intera tipologia del “Classico”, e fattura più dell’intero comparto degli Champagne. Tutto positivo, dunque?  Certamente non mancano le criticità, perché l’ottenimento della DOCG, risultato tanto importante per il territorio, coincide con la più grave crisi dei consumi del secondo dopoguerra, come evidenziato da Enrico Finzi, Presidente di Astraricerche. Una realtà con la quale fare i conti. La crisi, soprattutto nell’alta gamma, è profonda, perché il consumatore non è più disposto a pagare un prezzo troppo elevato solo per uno status symbol. E questa nuova tendenza non sarà limitata al periodo di crisi: non si tornerà più, anche una volta superato il momento di criticità, alla situazione degli “anni d’oro”.  Il consumatore però non rinuncia alla qualità, anzi, ritiene che la denominazione di origine e il consorzio di tutela siano elementi di garanzia imprescindibili. Chi sa offrire qualità e garanzia è quindi vincente a condizione che i prezzi si mantengano equilibrati. I produttori, quindi, devono stare attenti ai rincari. Già nel 2008, d’altro canto, iniziavano i primi segnali. Dopo anni di crescita a due cifre, nell’ultimo anno si è registrata una stasi e nel 2009 la leggera crescita vi era stata solo sui prodotti con prezzi stabili o leggermente in discesa. Un segnale importante, quindi, che i produttori di Conegliano Valdobbiadene dovranno saper leggere. Se il loro vino ha in questi anni registrato un crescente successo è grazie anche al corretto rapporto valore e qualità. I produttori, avverte il Consorzio di Tutela, dovranno quindi evitare l’automatismo DOCG = maggiore prezzo. Per mantenere l’equilibrio un ruolo importante sarà giocato proprio dal Distretto come sistema territoriale capace di definire progetti di lungo termine e strategia condivisa, come affermato da Mario Volpe, docente di Economia Politica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Un altro strumento per promuovere la DOCG sarà poi fare conoscere il territorio. In questo senso il turismo sarà strategico, come evidenziato da Mara Manente, direttrice del Ciset. Se fino ad oggi il vino è stato attrazione turistica, nel futuro la prospettiva potrà essere ribaltata, ovvero il turismo potrà divenire elemento di conoscenza del nostro vino. In quest’ottica si inserisce anche il progetto per il riconoscimento delle colline di Conegliano Valdobbiadene a Patrimonio Unesco che, proprio qualche giorno fa, ha fatto un nuovo e importante passo avanti con un parere positivo da parte della Regione Veneto  e con l’interessamento ministeriale per questo progetto. 

E se il turismo può essere un utile strumento di promozione della DOCG, il primo passo sarà creare un linguaggio comune a tutti i produttori. “Abbiamo definito una strategia di comunicazione grazie ad una delle più importanti agenzie di comunicazione, Robilant & associati. Ora il lavoro maggiore  sarà interpretare questa strategia attraverso la sensibilità di ogni produttore. -  Afferma il presidente Franco Adami  - Per questo abbiamo scelto di organizzare a partire da inizio anno una serie di incontri per informare i diretti interessati perché, per comunicare la nuova identità DOCG, il primo passo sarà adottare da parte di tutti i produttori una comunicazione condivisa nel messaggio”. 

 

 

 

TUTTI I NUMERI DEL DISTRETTO

 

Nel rapporto annuale presentato il 12 dicembre si evidenzia una denominazione in buono stato di salute che, nonostante il momento congiunturale difficile, conserva le proprie posizioni. I volumi sono stati pari a 57,4 milioni di bottiglie per un valore complessivo al consumo di oltre 370 milioni di euro. La suddivisione del mercato vede per lo spumante il mercato nazionale al 69,1% e l’export al 30,9%, mentre per il frizzante il mercato nazionale rappresenta il 72,4% e l’estero è al 27,6% con il mercato europeo, che rimane comunque il principale sbocco (76,6%). Nell’ambito dei mercati extra europei, aumenta la quota di spumante con un’incidenza pari al 23,4% dei volumi in bottiglia e risulta il significativo incremento del Nord America con il 15,8% delle esportazioni totali. 

Con riferimento alla condotta delle imprese sul mercato interno dello spumante si evidenzia un aumento del peso delle vendite verso il Nord Ovest (+2,3%), mentre nel Nord Est si riscontra una crescita per il Superiore di Cartizze (+8,3%). Diminuisce invece, in termini relativi, il ruolo delle vendite della denominazione verso le regioni centro-meridionali del Paese. Dall’analisi dei canali di sbocco in Italia, si rileva la generale crescita della Grande Distribuzione Organizzata, che si attesta al di sopra dei 3 punti percentuali per gli spumanti e assume un peso rilevante per il frizzante (+13%). Il canale Ho.Re.Ca, tuttavia, si conferma come canale di riferimento del mix delle versioni a Denominazione, con un ruolo prevalente nel caso dello spumante (34,9% delle vendite). Le vendite al pubblico si rafforzano per tutte le tipologie, con un’interessante crescita per il Superiore di Cartizze (+1,3%), che sfiora i 10 punti percentuali delle vendite sul mercato domestico. 

 

In termini di volumi esportati, si conferma il ruolo della Germania come mercato driver delle vendite  rispetto a tutte le tipologie della denominazione, con il 37,5%. Per lo spumante, va segnalato anche l’aumento significativo delle vendite destinate a Svizzera e Regno Unito, corrispondenti rispettivamente al 18,7% e al 6,2% dei volumi commercializzati sui mercati internazionali. Sulla scia di questi cambiamenti, si assiste alla forte crescita dei mercati extra europei (+9,2%), che vedono l’interessante crescita delle quote esportate verso il mercato nordamericano, che raggiungono il 15,7%. In quest’ambito gli Stati Uniti detengono la maggioranza del market share con il 9,6%.

 
Data di pubblicazione: 21/12/2009
Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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