Skip to content. Skip to navigation
Personal tools
You are here: Home News Notizie del 2009 Luglio 2009 STOP ALL’AMARONE LOW COST E GLOBALIZZATO. “IL NOSTRO VINO DEVE RIMANERE RARO E CARO”. DIECI STORICHE FAMIGLIE DELLA VALPOLICELLA SI ASSOCIANO PER DIFENDERE L’IDENTITÀ DELL’ AMARONE

Pubblicità su questo sito
Document Actions

STOP ALL’AMARONE LOW COST E GLOBALIZZATO. “IL NOSTRO VINO DEVE RIMANERE RARO E CARO”. DIECI STORICHE FAMIGLIE DELLA VALPOLICELLA SI ASSOCIANO PER DIFENDERE L’IDENTITÀ DELL’ AMARONE

La crisi coinvolge le cantine italiane e le famiglie dell'Amarone rispondono raddoppiando la posta. In pieno trade down, mentre anche l'universo enologico cerca di comprimere progressivamente i prezzi (molto spesso a scapito della qualità del prodotto), dieci grandi famiglie della Valpolicella (Allegrini, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Zenato) si  difendono facendo squadra in nome dell'Amarone. 


Sul piatto, la strategia d'attacco della neonata associazione, che da sola vale il 55 per cento dell'intero valore dell'Amarone di qualità (più del 40 per cento del mercato totale): esclusività e qualità totale da difendere e promuovere per uno dei tre grandi vini rossi italiani tra i più conosciuti al mondo. 
"L'amarone deve rimanere raro e caro - è questo il must annunciato a Roma dal presidente, Sandro Boscaini, in occasione della conferenza stampa di presentazione dell'associazione - stop quindi alle logiche low cost e all'omologazione del gusto per compiacere i palati anglofoni. La fortuna e il fascino del nostro vino sta nella propria identità, una personalità che si è cementata negli anni ed è frutto della sapiente arte di produttori specializzati e storici. Oggi noi vogliamo ribadire questi valori, senza condizioni". Uno scatto d'orgoglio per difendere uno dei vini italiani che ha conquistato il mondo e sta godendo di un sorprendente apprezzamento all'estero (che assorbe il 70 per cento del mercato), con 10 aziende che vanno in controtendenza in un periodo di forte crisi di identità dei vini storici italiani.  Così, infatti,  se a Montalcino si discute da tempo se "ammorbidire" o meno il disciplinare del Brunello - e la stessa cosa accade per il Nobile di Montepulciano e per il Cirò, che alcuni vorrebbero rendere più "moderni" con una bella iniezione di vitigni internazionali - l'Amarone rilancia sulla qualità e sul carattere originario del prodotto. Obiettivo: non perdere la connotazione di vino esclusivo e necessariamente costoso, data l'originalità e l'artigianalità del delicato processo produttivo che implica un’accurata scelta delle uve, un lungo appassimento e invecchiamento in nobili legni. Per fare questo, l'associazione adotta sul piano tecnico un "disciplinare volontario", che rende ancora più selettive le maglie del regolamento: grado alcolico minimo di 15 gradi, estratto secco più elevato, immissione sul mercato dopo almeno 30 mesi dalla raccolta,  riduzioni o rinuncia unanime alla produzione nelle annate più sfortunate. Ne consegue una politica dei prezzi che, pur attenta al mercato, consideri gli alti costi richiesti da una viticoltura di qualità e dalla cura particolare che questo vino richiede. In altre parole, nessuna svendita in nome di una storia e di una qualità totale che non accetta di essere annacquata. 


Già oggi l'Amarone di largo consumo, che si può trovare sui banchi del supermercato a prezzi decisamente bassi - e a tutto svantaggio della qualità e dell'originario carattere organolettico - supera in quote di mercato l' "autentico" Amarone, rappresentato in primis dai produttori della Valpolicella che si esprimono in questa Associazione.

In particolare, preoccupa il costante aumento della produzione, che vedrà nel mercato 15 milioni di bottiglie nel 2011 quando l'attuale assorbimento è di circa 8 milioni. Buona parte di questo esubero di produzione proviene da aree e da operatori neoconvertiti all'Amarone al semplice scopo di prendere vantaggio dalla sua notorietà e appeal commerciale. Un danno esteso, questo, che intacca non solo il prodotto ma anche, e soprattutto, il territorio di riferimento del quale l’Amarone è simbolo e bandiera.
Per Boscaini: "Natura e tradizione hanno regalato alla Valpolicella un patrimonio unico anche in termini di marketing, grazie a una differenziazione di prodotti capace di presidiare diversi segmenti di mercato, dal semplice e beverino Valpolicella al più importante Valpolicella Classico Superiore, dal corposo Ripasso al sontuoso Amarone. Ma oggi si sta sciupando questa diversità con azioni avventate che confondono il consumatore e gettano nel discredito un intero territorio. Oggi una bottiglia di Amarone ‘da banco’  - conclude Boscaini - si può trovare perfino a 10-12 euro, mentre un Amarone della Valpolicella degno di questo nome non ne potrebbe costare meno di 25". Stop alle imitazioni da bancarelle, dunque, perché la grandezza di questo vino non consiste nella semplice adozione di una tecnica di vinificazione, ma nella capacità di esprimere un territorio e la sua storia. Non a caso, tra i requisiti richiesti per l'adesione all'associazione - che apporrà un apposito logo in etichetta - ci sono il carattere familiare dell'azienda, una storia vinicola di almeno 15 anni (e le dieci aziende associate ne sommano complessivamente più di 1600), una presenza sul mercato con più di 20 mila bottiglie e un brand conosciuto in almeno 5 Paesi.
I dieci campioni dell'Amarone sottolineano che l'Associazione è aperta ed auspicano l'allargamento alle tante famiglie che possiedono i requisiti e hanno messo a frutto nelle colline della Valpolicella il patrimonio dell'arte antica che rende unico questo vino.


I NUMERI DELLE FAMIGLIE FONDATRICI DELL’AMARONE D’ARTE

(Roma, 30 giugno 2009). Le dieci famiglie fondatrici di “Amarone d’arte” dispongono sul territorio di una superficie vitata complessiva di oltre 2.100 ettari, dei quali circa un quarto (558 ettari) destinati alla produzione di Amarone.
Nel 2008 le aziende associate hanno realizzato, per quanto riguarda il solo Amarone, un fatturato complessivo di circa 29,5 milioni di euro, con circa 2.100.000 di bottiglie vendute, delle quali 1.730.000 (circa l’80%) destinate all’estero.
Il principale Paese importatore si conferma il Canada, dove finiscono più di 350 mila bottiglie, pari a un valore di circa 4,6 mln di euro, seguito dagli Stati Uniti (300 mila bottiglie per circa 4,4 mln di euro) e Svizzera (240 mila bottiglie per 3,4 mln di euro).
Le dieci aziende associate rappresentano più del 40% del fatturato totale dell’Amarone, ma se si guarda al solo segmento di fascia alta la percentuale sale a oltre il 55%. È da notare infatti come il prezzo medio all’origine di una bottiglia di Amarone indifferenziato abbia subito un deprezzamento che lo colloca tra i  7 - 8 euro, mentre per quanto riguarda i prodotti  di fascia alta, come quelli delle aziende associate, il prezzo medio è di gran lunga superiore (oltre il doppio).
La produzione e la vendita di Amarone hanno fatto registrare una costante crescita, che ha visto triplicare i numeri nell’ultimo decennio. Nel 1999, la produzione di uve destinate alla produzione di Amarone e Recioto era infatti di circa 8 milioni di kg, mentre oggi il dato sfiora quota 26 milioni. Stessa tendenza per quanto riguarda le vendite: se nel 1999 erano state vendute 2,3 milioni di bottiglie di Amarone e Recioto, nel 2008 i volumi hanno superato quota 8,5 milioni.

Le Famiglie dell’Amarone d’arte relativamente alle dieci Aziende fondatrici
FATTURATO 2008     DATI
DATO COMPLESSIVO
SOLO AMARONE     141.000.000     EURO
  29.500.000     EURO
BOTTIGLIE DI AMARONE VENDUTE     2.100.000 (DI CUI1.730.000 ALL’ESTERO)
ETTARI SUPERFICIE VITATA AMARONE    558,41 ETTARI

EXPORT - LE MIGLIORI PERFORMANCE     BOTTIGLIE    EURO
CANADA    350.000    4,6 MILIONI DI EURO
USA     300.000    4,4 MILIONI DI EURO
SVIZZERA    240.000    3,4 MILIONI DI EURO
Fonte: Indagine interna “Le Famiglie dell’Amarone d’Arte”
segue



TENDENZA  1999-2008    1999     2008
PRODUZIONE UVE PER AMARONE E RECIOTO    8 MILIONI (KG)    26 MILIONI (KG)
VENDITE AMARONE E RECIOTO (BOTTIGLIE)    2,3 MILIONI     8,5 MILIONI
Fonte: Camera di Commercio di Verona






Punti qualificanti del Regolamento



Requisiti soggettivi
I soci consorziati devono possedere i seguenti requisiti soggettivi:
a)    essere piccole o medie aziende;
b)    ciascuna azienda associata deve essere gestita dal nucleo famigliare;
c)     i soci devono svolgere anche attività di viticoltura, devono avere una storia di produzione del vino "Amarone" di almeno 15 anni e il vino "Amarone" deve costituire un interesse primario il cui fatturato deve rappresentare una percentuale significativa sul fatturato totale dell’azienda;
d)    la commercializzazione del vino "Amarone" deve raggiungere un  minimo quantitativo di n. 20.000 bottiglie/anno;
e)    il vino "Amarone" di ogni singolo associato deve essere presente e commercializzato in almeno 5 paesi oltre all'Italia.


Disciplinare del prodotto consortile
I soci consorziati si obbligano a  rispettare il seguente disciplinare nella produzione del vino "Amarone":
•    l'immissione sul mercato deve avvenire dopo almeno 30 mesi a decorrere dal 1° dicembre dell'annata di produzione, e comunque 6 mesi dopo la data stabilita dal disciplinare di produzione;
•    il grado alcolico del "Amarone" deve essere di almeno il 15%;
•    l'estratto secco deve essere come minimo pari a 30 grammi/litro;
•    prezzi “ex cellar” minimi saranno correlati agli alti costi conseguenti a una viticoltura di qualità, alla pratica rigorosa di selezione e a all’impegnativo processo di appassimento, vinificazione e maturazione in legno;
•    in caso di condizioni climatiche particolarmente sfavorevoli tali da compromettere la produzione del vino "Amarone" e tali da non garantire una buona qualità del medesimo i soci consorziati potranno con decisione unanime:
    ridurre percentualmente la cernita
    rinunciare alla produzione dell’annata
del vino "Amarone" per mantenere inalterata la qualità del prodotto e la sua rinomanza a livello internazionale.



ALLEGRINI    2
BRIGALDARA.    3
MASI AGRICOLA SPA    4
AGRICOLA MUSELLA S.S    5
SOC. AGR. NICOLIS ANGELO E FIGLI     6
SPERI VITICOLTORI .    7
AGRICOLA F.LLI TEDESCHI    8
TENUTA SANT’ANTONIO    9
TOMMASI VITICOLTORI     10
ZENATO AZIENDA VITIVINICOLA SRL    11

Data di pubblicazione: 06/07/2009
La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
Scegli Pr-Vino per la tua consulenza nel settore VINO!

Htt consulting - Emmeci program

 
     

This site conforms to the following standards: