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Riflessioni sul mondo del vino toscano

Negli ultimi mesi si è molto parlato di vino toscano, non tanto per le sue qualità, quanto per vicende giudiziarie che lo hanno riguardato. Sono stati fatti dei passi avanti significativi, è stato scongiurato il blocco delle esportazioni del Nobile di Montepulciano verso gli Stati Uniti e, dopo mesi di dibattiti, anche la vicenda del Brunello sembra trovare degli sbocchi positivi con la discussione all'interno dell'assemblea dei soci produttori che ha dato un segnale preciso per la conferma del disciplinare di produzione, e forse ha avviato anche una discussione che guarda oltre.

Direi, dunque, che si è già ripartiti. Lo hanno fatto i produttori e lo hanno fatto, vorrei sottolinearlo, tutti i livelli istituzionali, nessuno escluso. Però non possiamo fare finta che non sia successo niente in questi mesi e che tutto sia già risolto. Io ritengo che una discussione seria e critica sia necessaria. Noi, in questa splendida terra, non siamo gli unici depositari della grande qualità. Qui si è scommesso, grazie all'intelligenza di alcuni produttori, su un legame fortissimo fra qualità, peculiarità e territorio. Ne è scaturito un risultato straordinario in termini qualitativi e quantitativi, ma questa straordinaria combinazione, di fronte ad errori, può diventare un domino che schiaccia tutto: qualità e territorio. Penso che le crisi possano essere anche salutari ed aiutarci a compiere passi avanti significativi. Le energie per farlo ci sono, le occasioni anche.   


Dobbiamo, per tanto, continuare a scommettere sulla qualità, investire sulla trasparenza verso il consumatore, ma anche provare a mettere in campo qualche nuova sfida senza paura. Durante l'estate ho letto di tutto sui giornali circa i rischi di "espianto" dei vigneti e quant'altro in relazione alla nuova Organizzazione comune del mercato del  vino. Abbiamo idea di cosa sia la nostra produzione di vino? in Toscana il 60 per cento del vino è a denominazione, siamo il 12 per cento della produzione nazionale di qualità e, fuori da queste somme, ci sono vini come il Sassicaia. Siena e Firenze hanno un posto di primo piano in questi numeri.

La qualità e i risultati ci consegnano prestigio, ma anche responsabilità nel non abbassare la guardia, nel garantire serietà, nel guardare avanti. Mi piacerebbe, insomma, che fossero i nostri grandi vini e i nostri produttori ad avviare una riflessione sui decenni che ci attendono, magari con i grandi produttori delle Langhe, del Veneto, della Sicilia. I mercati, la qualità, le nuove etichettature, i consumi, la ricerca, i prezzi, potrei fare una lunga lista di argomenti sui quali, produttori, istituzioni, consorzi potrebbero utilmente rimettersi attorno a tavoli 'opportuni'.

Vorrei lanciare una sfida, come stimolo, rivolta a tutti coloro che gravitano intorno al mondo del vino: facciamo della nostra terra un avamposto e un modello della produzione di qualità, cerchiamo delle soluzioni comuni che ci permettano, da un lato, di essere leader del mercato e dall'altro, di continuare a produrre nel solco della tradizione e della storia che contraddistingue la produzione vinicola senese. Insomma, quanto accaduto in questi mesi può e deve dare il via ad un processo di rinnovamento e di rilancio dei nostri vini, che hanno un grande radicamento nel territorio. 


Un altro aspetto importante è quello che riguarda il disciplinare e la volontà, da parte dei produttori di Brunello, di non modificarlo. E’ una scelta che mi limito ad osservare e che non giudico. Le regole vengono scelte, non imposte e, una volta approvate, vanno rispettate. Il consorzio ha scelto con alte percentuali di consenso, quindi c'è una forte unità dei produttori. E' interessante, però, che non si escludano novità in futuro e che si continui, da un lato a difendere una forte e solida tradizione, dall'altro ad indagare e ricercare novità utili per il mercato.

Vorrei, però, ricordare che in questi mesi di difficoltà, con indagini che vanno rispettate, e invece attacchi, spesso fomentati da informazioni false e da scoop giornalistici assai discutibili, le Istituzioni, a partire dal Sindaco di Montalcino, Roberto Buffi, sono state compatte nel sostenere la serietà dei nostri produttori e la qualità dei vini, ma non è possibile pensare di coinvolgerle solo in caso di emergenza. Occorre lavorare insieme sempre per creare quell'integrazione necessaria a vincere la sfida del mercato e garantire la massima tutela dei consumatori.

Per quanto mi riguarda in questo percorso, dal luogo in cui mi trovo ad operare, sarò al fianco di produttori ed amministratori.

2008/11/10 18:45:00 GMT+1 ---

IL VINO DI BOLGHERI DI NUOVO PROTAGONISTA DEL PALCOSCENICO ROMANO AL ROMA VINO EXCELLENCE & MERANO WINE FESTIVAL
Si chiama Roma Vino Excellence la prestigiosa manifestazione ideata e realizzata da Ian D’Agata, famoso giornalista italo-americano (International Wine Cellars) in collaborazione con Helmut Köcher, presidente del Merano Wine Festival, andata in scena nella capitale dal 12 al 14 febbraio. Tre giornate centrate su altrettanti seminari internazionali,rispettivamente su Sangiovese, Cabernet Franc e Riesling e costellate di degustazioni guidate di altissimo livello, interventi di giornalisti e produttori internazionali e completata da un banco di assaggio delle eccellenze italiane. Di particolare interesse per Bolgheri il seminario “The Rome International Focus on Cabernet Franc” e le due degustazioni verticali di Sassicaia e di Paleo.

Oggi parliamo del più famoso e al contempo famigerato degli elementi dell'offerta: il prezzo. Famoso perchè è quello sul quale si pensa (erroneamente) che si basino buona parte delle prederenze del consumatore, famigerato perchè proprio per il motivo precedente si preferisce agire su quello piuttosto che sulle altre componenti. Il prezzo, anche se molti non lo sanno, è uno strumento di marketing: lo è perchè è destinato ad incidere nel rapporto tra azienda e consumatore e quindi rientra nella sfera di competenza del marketing. Proprio per questo le decisioni che lo riguardano vanno prese con cognizione di causa e avendo ben presente le ripercussioni che possono avere.

Proprio entrando in Paese dalla Porta Merlata sulla destra si affaccia un Ristorante fuori dall’ordinario, Le Nuvole. Questo simpatico e caratteristico Locale è di proprietà di una bella giovane coppia, lo Chef Timothy Magee e sua moglie Cristina De Nigris. Timothy è nato nel 1972 a Reno nel Nord Nevada negli Stati Uniti d’America, per gli Americani la più grande piccola Città del mondo, famosa, per la velocità con cui vi si può divorziare; dopo aver fatto tutti i cicli scolastici si iscrive all’Università di Reno dove si laurea nel 1995 in Letteratura Inglese. La sua Famiglia ha origini Toscane, i genitori di sua mamma Lina Quirici, venivano dall’Italia, precisamente da Lucca, Timothy è cresciuto con due grandi passioni la buona cucina Italiana e il ciclismo, per la prima si doveva accontentare a lavorare part/time come pizzaiolo, per la seconda ha fatto per qualche anno anche il semiprofessionista con un certo successo.
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