La Camera dei deputati ha approvato la legge sui piccoli comuni la palla passa ora al Senato
Quando si parla di piccoli comuni si deve intendere quelli, al di sotto dei 5000 abitanti, che non siano stati caratterizzati, negli ultimi anni, da forti processi di rafforzamento economico od insediamenti abitativi e produttivi di particolare consistenza.
Ormai è noto a tutti che i piccoli comuni rappresentano la stragrande maggioranza della realtà istituzionale e che la maggioranza di essi insista sulle aree collinari e montane. Altrettanto noto che sono un presidio fondamentale per quanto riguarda l’assetto e la tenuta del territorio, ma che la stragrande maggioranza di essi fatichi ormai a mantenere un adeguato assetto dei servizi fondamentali (come scuola, cinema, distributore, farmacia, trasporti pubblici, uffici postali). Questa particolare condizione di difficoltà è così grave, in molti casi, da comprometterne l’esistenza.
Mi sembra un dato positivo, però, la crescita attorno ad essi dell’attenzione e l’interesse per il rilancio di nuovi circuiti turistici e nuove opportunità di sviluppo.
Se prendiamo ad esempio il territorio toscano possiamo vedere con chiarezza questa contraddizione fra rischi d’involuzione e nuove opportunità di sviluppo.
Il parlamento ha lavorato tenendo presente questi problemi e per contribuire a sciogliere positivamente queste contraddizioni, con la volontà di riproporre, al centro della scena, una realtà significativa che è parte integrante dell’identità del nostro paese.
La legge affronta, nel rispetto delle varie competenze istituzionali e costituzionali, una serie di questioni, partendo dalla definizione dei servizi essenziali: il distributore del carburante; la presenza della scuola dell’obbligo; il diritto alla salute ed all’assistenza sociale, la farmacia; i nuclei di protezione civile; l’ufficio postale; le connessioni alle reti telematiche ed ai nuovi sistemi d’informazione.
Inoltre la normativa guarda agli strumenti possibili per il loro mantenimento e consolidamento: lo sviluppo dell’associazionismo fra gli enti; la semplificazione delle norme sull’apparato pubblico; la definizione di negozi e centri polifunzionali; la possibilità di affidare a poste altri servizi compreso il servizio di esattoria comunale. Tutto questo per dare impulso ad un sistema integrato che renda maggiormente sostenibili i costi per l’espletamento di vari servizi.
Un’altro importante capitolo riguarda l’uso del patrimonio dimesso da parte di altri enti.
Case Cantoniere, Stazioni ferroviarie, ex caserme della forestale - attraverso la formula del comodato d’uso – potranno essere utilizzare per favorire l’insediamento di attività imprenditoriali
- con la creazione d’incubatori d’impresa grazie a Sviluppo Italia -, oppure per attività di promozione delle produzioni tipiche, coinvolgendo Buonitalia.
Sul fronte del recupero del patrimonio storico, la legge inserisce due norme importanti.
La prima, prevede la possibilità di stipulare accordi con le realtà religiose per il recupero del patrimonio culturale ed archivistico da queste gestito; la seconda, di destinare, in misura del 30per cento, i fondi dell’8 per mille dell’IRPEF - ed in pari misura dei proventi del lotto destinati al recupero del patrimonio storico - per progetti che riguardano i piccoli comuni.
Altro elemento di rilievo, gli incentivi a sostegno dell’agroalimentare e dell’agricoltura per sostenere la multifunzionalità del settore. Alla base di questo elemento è la possibilità, per gli enti, di affidare agli imprenditori agricoli i lavori di manutenzione del territorio, fino ad un importo di 100mila euro e, nello specifico, alle società o cooperative agricole e forestali fino ad un importo di 600mila euro.
Per rafforzare la cosiddetta “filiera corta” i coltivatori potranno vendere direttamente i loro prodotti, fino ad un importa di 250mila euro.
Per contribuire al recupero dei terreni incolti ed abbandonati è stata introdotta una norma che estende i benefici di detrazione delle spese di registro per i coltivatori diretti, anche per gli imprenditori agricoli non a titolo principale.
Per essere pienamente efficace, però, tale norma ha bisogno di una correzione che spero il Senato vorrà introdurre. Questa dovrà prevedere la riduzione ad un sesto degli oneri notarili, oltre alla già prevista spesa di registro.
La legge individua, inoltre, un fondo di 25 milioni di euro, nel triennio, volto a favorire la riduzione dell’ICI in queste aree, il recupero del patrimonio edilizio, e il trasferimento sia di abitazioni da parte dei nuclei familiari sia quello di attività produttive.
Devo anche ricordare il fondo di 120 milioni di euro, nel triennio, per sostenere gli investimenti strutturali, viabilità, ambiente, recupero edifici scolastici e molto altro.
Mi sembra, in conclusione, che sia stato acceso un faro sia stato acceso e sia stata prestata attenzione.
E’ necessario partire da qui affinché questa straordinaria risorsa del paese che è rappresentata dalle piccole comunità possa essere vissuta da tutti come un motore dello sviluppo futuro.
Onorevole Claudio Franci


