Alcune prime riflessioni sulla riforma Ocm vino
Occorre intanto prendere
atto che la proposta che stiamo discutendo oggi ha accolto, seppur
parzialmente, gli orientamenti che il Parlamento Europeo, il mondo produttivo
ed associativo, il Parlamento ed il Governo italiano avevano assunto.
La riduzione del 50% dell’espianto dei vigneti, 200.000 ettari invece dei 400.000 previsti nella prima bozza, il divieto dello zuccheraggio per l’arricchimento alcolico dei vini, le opportunità offerte agli stati membri di gestire autonomamente le crisi di mercato, introducendo una flessibilità, utile in un sistema produttivo fortemente segmentato ed, il divieto di importare mosti per la vinificazione ed il taglio dei vini europei, sostanziano alcune indicazioni sulle quali nei mesi scorsi ci eravamo impegnati.
Molte ancora rimangono le criticità.
Sull’espianto dei vigneti, assieme alla riduzione delle quote, vengono introdotte norme di tutela nazionale: è possibile infatti bloccare l’espianto se tale azione supera il 10% del patrimonio viticolo nazionale e si introducono alcune norme per la tutela delle aree collinari - montane e per quelle particolarmente a rischio idrogeologico.
Ma l’interrogativo con il quale fare i conti è se la via dell’espianto obbligatorio rappresenti davvero la strada per affrontare una riqualificazione del patrimonio vitivinicolo e costituisca lo strumento utile per affrontare le sfide aperte nei mercati internazionali.
L’altro interrogativo è rappresentato dalla aperta contraddizione che si apre fra queste norme e la liberalizzazione delle quote e dei diritti di rimpianto previste a partire dal 2014. La liberalizzazione dei diritti di reimpianto, desta grande preoccupazione, in primo luogo per le produzioni di qualità e per ciò che potrà determinare per le aree DOC vitate nel nostro Paese. Occorre in questo caso costruire meccanismi di salvaguardia e tutela della produzioni di pregio.
Sulle distillazioni,si alternano norme che possono essere condivise,distillazione di crisi, ma occorre valutare con maggior attenzione l’eliminazione dell’obbligo alla distillazione dei sotto prodotti ed i rischi che questa comporta anche dal punto di vista ambientale,basti pensare alla dispersione delle vinacce nel territorio.
La norma che desta maggior preoccupazione, però, è rappresentata dall’indicazione del vitigno e dell’annata nei vini da tavola.
Ad una prima lettura, debole appare la normativa e la disciplina sulla produzione di qualità, e sulle DOC ,dove basterebbe la provenienza delle uve per conferire la denominazione d’origine senza tener conto del luogo di trasformazione delle uve in vino,è un’involuzione pesante e negativa.
Un altro capitolo non secondario che assume un’importanza rilevante è rappresentato dalla previsione dei fondi per la promozione, stabilite in 120 milioni di euro.
È la prima volta che vengono destinate risorse per la promozione e questo è un fatto importante, ma non possiamo non rilevare l’insufficienza di esse.
Sulle risorse destinate ai singoli paesi,l’allargamento della platea dei paesi beneficiari ed i meccanismi individuati per il riparto, determinano un rischio reale di una significativa riduzione per il nostro Paese.
Da queste prime valutazioni, appare chiaro che rispetto alle questioni aperte il negoziato che si apre sarà difficile e presuppone per l’Italia la capacità di costruire alleanze con altri paesi europei per modificare il testo ed ha bisogno di costruire attorno a sé l’unità del mondo produttivo del nostro Paese. Per quanto ci riguarda ci accingeremo a dare il nostro contributo a questo percorso.


