Riforma Ocm e agricioltura biologica
Fin dall’inizio della discussione, in Europa, sta emergendo la contrarietà dei Paesi del Nord sul divieto allo zuccheraggio e sulla eliminazione del sostegno ai mosti. La Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, ad oggi, è orientata a mantenere fermo il divieto, ma su questo elemento è facilmente prevedibile un duro scontro. Altrettanto indubbio è che la soluzione sarà determinata dalle alleanze che ogni paese riuscirà a mettere in campo. Sono convinto però, che qualora tale divieto venisse rimosso, il complesso della riforma sarebbe in discussione.
Il confronto avviato nelle audizioni svoltesi nella commissione Agricoltura del Parlamento Italiano, non poteva che sottolineare questa forte preoccupazioni. Il mondo della vitivinicoltura italiana è infatti contrario all’uso dello zucchero per l’arricchimento alcolico dei vini. L’altro elemento di preoccupazione espresso dai rappresentanti dei produttori italiani è rappresentato dalla proposta della Commissione europea sull’indicazione in etichetta del vitigno e dell’annata nei vini da tavola, nonché la trasformazione delle denominazione di origine in denominazioni di provenienza, eliminando l’obbligo d’imbottigliamento nell’area di produzione. Entrambe le norme rappresenterebbero un ritorno indietro per le produzioni del nostro paese compromettendo il lavoro svolto in questi anni a sostegno delle denominazioni di origine e dei vini di qualità.
L’altro aspetto critico è rappresentato dalla liberalizzazione dei reimpianti a partire dal 2013, norma che appare in contraddizione con il contributo all’espianto previsto nel primo periodo della riforma. Questa misura certamente liberalizzatrice del mercato, potrebbe determinare uno stravolgimento della realtà viticola del paese. Questi mi sono sembrati i nodi sui quali si concentra l’attenzione nel nostro Paese, assieme ad una preoccupazione rispetto alla quantità di risorse destinate alla promozione ed alla presenza sui mercati. Nel campo della promozione da più parti viene sottolineata la necessità di concentrare gli impegni per promuovere una cultura del “Bere Sano” e del “Bere Bene” educando i consumatori al bere. Ritengo questo elemento fondamentale per affrontare una discussione che rischia di contrapporre due fronti indisponibili a dialogare: i proibizionisti ed i permissivismi con tutti i rischi che ne conseguono.
Il lavoro della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati si concluderà con una presa di posizione, che auspico unitaria, che aiuti da una parte il Governo Italiano nella fase negoziale con gli altri Paesi europei e dall’altra a sostenere il lavoro della commissione agricoltura del parlamento europeo che, rispetto alla bozza di proposta del Commissario Fischer Boel iniziale, era riuscita ad introdurre significativi cambiamenti, ma sui quali sembra riaprirsi una discussione generale.
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In questi giorni la nostra commissione sta esaminando il testo del disegno di legge sull’agricoltura biologica. E’ questa la fase in cui il disegno di legge può essere integrato, cambiato o modificato, qualora i nostri lettori e produttori biologici avessero modifiche da proporre possono comunicarmele al fine di esaminarle ed eventualmente inserirle nel testo. Il disegno di legge è allegato alla presente.
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La scorsa settimana è stata anche la settimana in cui la Confederazione Italiana degli Agricoltori ha accentuato il lavoro per la raccolta di firme, affinchè a partire dalla legge finanziaria si alleggeriscano le procedure burocratiche in agricoltura. Sono convinto della bontà della iniziativa ed ho apposto la mia firma a quella raccolta. Se vogliamo un paese più efficiente,moderno competitivo,non possiamo che incidere fortemente nella riforma della pubblica amministrazione e nel rapporto di questa con le imprese ed i cittadini.
Anche questa ,come ogni riforma, ha bisogno di coraggio e dell’impegno dei legislatori e di tutti i cittadini. Questo è tanto più vero in un paese come il nostro dove spesso sembra prevalere l’interesse a difendere i diritti acquisiti. La levata di scudi contro la proposta del ministro Niccolais sul ricambio generazionale nella pubblica amministrazione, per incentivare l’uscita dal lavoro degli ultra sessantenni e per assumere nuovi giovani laureati ne è testimonianza. Ogni dieci che lasciano sei entrano. A me pare una buona cosa e può migliorare l’efficienza , lo snellimento della burocrazia contribuendo a sviluppare l’uso delle nuove tecnologie. Sarebbe utile farlo.
Claudio Franci
franci_c@tiscali.it


