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Una "risoluzione" parlamentare per l'aceto balsamico

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La XIII COMMISSIONE



Premesso che:

Nel 2004 i tre consorzi di produttori – Comitato Produttori Indipendenti Aceto Balsamico di Modena, Comitato Produttori Indipendenti Aceto Balsamico di Modena, Consorzio Produzione Certificata Aceto Balsamico Modenese – hanno inviato alla Commissione Europea la domanda di registrazione del marchio Igp per l’aceto balsamico di Modena (di seguito Abm) accompagnata da un disciplinare  sottoscritto e condiviso da tutti. In quel disciplinare era indicato “l’impiego di mosti ottenuti da uve coltivate nella regione Emilia Romagna”.

Nell’ottobre 2006 la Commissione Europea fa sapere ufficialmente  che quella indicazione non può essere accolta, sostanzialmente perché non viene dimostrato per quale motivo solo i mosti dell’Emilia Romagna sarebbero adatti per produrre Abm.

La Provincia di Modena e la Regione Emilia Romagna – da sempre impegnate, insieme ai produttori, a supporto del raggiungimento di un obbiettivo importante per la qualificazione di un prodotto del territorio assieme al Ministero delle Politiche Agricole hanno lavorato per ricercare una soluzione possibile richiedendo una nuova audizione che si è svolta con i rappresentanti dei 3 consorzi davanti alla Commissione Europea, la quale ha nuovamente espresso l’impossibilità di procedere sulla strada indicata (mosti dell’Emilia Romagna).

 In seguito ad ulteriori approfondimenti si è giunti, il giorno 27 novembre 2006 presso la sede della Provincia di Modena, alla firma di un documento  che prevede la seguente modifica del disciplinare presentato nel 2004 alla Commissione Europea: indicazione di 7 vitigni (lambruschi, sangiovese, trebbiani, albana, ancellotta, fortana, montuni) , oltre a due parametri riguardanti l’acidità totale minima e l’estratto secco minimo dei mosti, come da indicazioni della Commissione Europea.

Su questa soluzione si sono pronunciate favorevolmente la Provincia di Modena,  la Regione Emilia Romagna ed il ministero. Tale proposta è stata sottoscritta da tutti e 3 i consorzi:   (Consorzio produzione Certificata), (Consorzio ABM) e  (Consorzio produttori indipendenti).
Qualche tempo dopo, tuttavia, in seguito a questioni interne alla vita di uno dei citati consorzi, Consorzio produzione certificata, con l’avvicendamento del Presidente,è ritornato sopra alle decisioni unitariamente assunte ed a seguire, il Consorzio Abm ha ritirato il proprio assenso, seguito dal Comitato Produttori Indipendenti.

 Il 20 giugno 2007 i 3 consorzi hanno presentato al ministero ulteriori tre proposte di modifica  del disciplinare . Di queste tre proposte  due fanno  riferimento alla regione Emilia Romagna confliggendo con  la posizione espressa dalla Commissione Europea , mentre la terza propone  “mosti prodotti con uve senza indicazioni di territorio oro-geografico”, vale a dire la deregulation totale: mosti liberi.

A fronte di queste proposte – due delle quali tornavano su un argomento già “bocciato” dalla Commissione, la terza annullava ogni possibile legame con il territorio -  il ministero ha ritenuto di procedere con la soluzione che era stata condivisa e sottoscritta da tutti  e 3 i consorzi, quella cioè con i 7 vitigni e i parametri di acidità-estratto secco.  

Il 6 luglio 2007 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale UE la domanda di concessione del marchio IGP e il disciplinare del 2004 con l’unica modifica  dei 7 vitigni e i parametri di acidità-estratto secco.
 Non sono state introdotte modifiche per quanto riguarda il processo produttivo che avrebbero nuociuto al raggiungimento della IGP.
L’imbottigliamento in zona, infatti, non è previsto per i prodotti IGP, e  non risultava essere parte dell’accordo del 2004 con i 3 consorzi .

Per rafforzare  e rafforzare la denominazione e l’immagine sui mercati la Provincia di Modena, la Regione Emilia Romagna e il Ministero delle politiche agricole ed alimentari hanno deciso di avviare parallelamente un percorso per arrivare alla stipula di accordi di filiera dell’ABM, in grado di legare in maniera ancor più stretta la produzione  di mosti alla produzione di ABM.

Tale accordo di massima è stato sottoscritto l’8 ottobre 2007 a Modena, alla presenza del ministro De Castro, dai responsabili regionali di Confagricoltura, Cia, Copagri, Fedagri-Confcooperative, Legacoop agroalimentare e Consorzio Produzione certificata aceto balsamico modenese, dalla Provincia di Modena e dalla Regione Emilia .
Il lavoro svolto fino ad oggi fa ritenere che sia possibile  ottenere il marchio IGP per l’aceto balsamico di Modena e che potrebbe essere compromesso di fronte a nuovi cambiamenti,  e modifiche,
Nulla vieta che una volta ottenuto il riconoscimento in sede comunitaria, eventuali modifiche migliorative del disciplinare possono essere introdotte ,
impegna il Governo
 ad adoperarsi nell’ambito delle iniziative finora svolte per l’ottenimento del riconoscimento dell’IGP aceto Balsamico di Modena, sulla base delle intese fino ad oggi raggiunte fra i vari soggetti istituzionali e della rappresentanza.

Franci, Brandolini, Zucchi, Miglioli



Data di pubblicazione: 06/11/2007
Verticale storica di Lupicaia
Correva l’anno 1994. La Strada del Vino Costa degli Etruschi veniva inaugurata nella sua prima versione curata dalla Provincia di Livorno. Ad aprile organizzammo la presentazione ufficiale alla stampa e Gian Annibale Rossi di Medelana fu magnifico ospite della brigata dei giornalisti nella sua immensa tenuta del Terriccio. Ci accompagnò personalmente in un avventuroso tour in fuoristrada rimasto nella memoria di molti. Per l’aperitivo fu servito un fresco bianchetto ed uno spumante che costituivano le produzioni “vecchia maniera” dell’azienda. Per assaggiare il Lupicaia abbiamo dovuto attendere ancora qualche mese. All’inizio del ’95, io e l’amico Ernesto Gentili fummo invitati ad un primo assaggio di ricognizione, in presenza di un giovanissimo Carlo Ferrini. Inutile dire che ci accorgemmo immediatamente di essere di fronte ad un grande evento: la nascita di un vino che sarebbe entrato prepotentemente nella storia enoica della costa toscana.

Cari amici buongustai, scusate il ritardo di questa settimana,ma l'estate ha colpito anche me e il caldo, tanto agognato, si fa sentire. Come vi avevo detto oggi filosofeggeremo velocemente su come il rapporto con il cibo e il significato della tavola siano cambiati profondamente nel tempo. Si perché, quello che oggi è un momento abituale della nostra giornata, ha segnato e segna uno dei più grandi specchi d'analisi nel rapporto evolutivo tra i cambiamenti della società, della cultura , e quindi dell'uomo nel tempo. Il nutrimento è la base della sopravvivenza dell'uomo dal principio della sua esistenza, perciò il rapporto con questo e con il rito della cucina e della tavola si è evoluto nel tempo come tutto ciò che ci caratterizza come uomini sociali.

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e sua moglie Annie Féolde : un Ristorante che, a livello mondiale, fa onore all’Enogastronomia Italiana. Giorgio è nato a Monzone di Pavullo, in Provincia di Modena, da una Famiglia di agricoltori, a Firenze si trasferisce nel 1955, quando sua madre entra a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno ai grandi vini. Nel 1966, dopo la devastante alluvione che colpì la Città, compra una copia, sopravvissuta, della Guida Bolaffi dei Vini del Mondo di Luigi Veronelli, e, forte di questo manuale, si avventura, nel suo primo viaggio, nelle zone vitivinicole più importanti della Francia. Da questo momento in poi sarà un crescendo, sia per la sua passione che per la sua collezione privata.
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