Il paradiso ad Erbusco: la Franciacorta di Vittorio Moretti
Arrivo, quindi, in Franciacorta pieno di belle speranze e desideroso di approfondire gli aspetti di una terra che mi affascina.
Il programma della mia visita, infatti, prevede anche la scoperta delle aziende franciacortine della Moretti. Prima tappa: Erbusco, destinazione Albereta.
L'Albereta appunto... il fascino di una struttura immersa nel verde che ha nel suo staff decisamente un punto di forza. L'arrivo è tutto un programma. Dolci note si diffondono per la struttura formata da cinque edifici: la Villa Padronale con la Torre Bellavista unita alla Torre Contadi Castaldi dalla Casa Colonica con il loggiato; la nuova Torre del Lago; la Casa Leone. Le camere sono 57, una diversa dall’altra, arredate con il gusto e le scelte stilistiche di Carmen Moretti. Sono così suddivise: 9 suite, 11 junior suite, 37 camere.
Mentre ci accompagnano alla nostra stanza ho modo di intravedere la cura dei particolari e la delicata armonia che accompagna il passaggio del visitatore. Uno stile elegante, ma non opprimente, dà, fin da subito, un senso di rilassamento a chi passeggia nella struttura. Poi... la sorpresa... Arriviamo finalmente nella camera e, senza scendere troppo nei particolari, mi soffermo solo su questo: un grazioso letto a baldacchino sopra il quale riposa un cielo di stelle, nel vero senso della parola. Chi ha la fortuna di pernottare in questa camera “romantica”, ha la possibilità di aprire il tetto della stessa e sognare a cielo aperto... una bella sensazione...
La visita franciacortina continua con la tenuta Bellavista, a pochi chilometri dall'Albereta, nel cuore della terra di Vittorio Moretti. L'azienda nasce nel 1977 quando Moretti stesso decide di trasformare alcuni ettari di vigneto in una azienda vinicola che conta ad oggi 187 ettari. Nel 1978, poi, é brevettata una bottiglia che riattualizza le forme del tradizionale contenitore di vetro utilizzato per servire il vino sfuso nelle osterie. Nel 1981 l'incontro con l’enologo Mattia Vezzola che nello stesso anno entra a far parte dell’azienda. Proprio con l'arrivo di Vezzola si definisce lo stile di Bellavista, che a Terra Moretti sintetizzano nei seguenti punti:
1)Costanza qualitativa. Non basta raggiungere la qualità per essere premiati dal mercato; è necessario anche mantenerla negli anni. In Bellavista, ogni scelta è finalizzata a mantenere l’equilibrio qualitativo raggiunto.
2)Riconoscibilità tipologica. Per farsi riconoscere, un vino deve avere carattere, personalità. L’uso esclusivo di antiche presse garantisce una spremitura “dolce” e un particolareggiato frazionamento dei mosti. Da ogni vendemmia, Bellavista ottiene almeno cinquanta selezioni di vini, tutti provenienti dalle nove frazioni dei cinque comuni in cui si trovano i terreni di proprietà. Alla varietà tipologica ottenuta grazie alla differente ubicazione dei vigneti e alla interpretazione di ogni singola vendemmia, si aggiunge la variabilità determinata in cantina. Il 40% dei mosti fermenta in piccole pièce di rovere, mentre il rimanente 65% fermenta in vasche di acciaio inossidabile.
A primavera, quando si creano le cuvée, Bellavista dispone di un patrimonio di selezioni provenienti da una grandissima varietà di vendemmie, terreni e affinamenti. Ogni cuvée rimane in cantina almeno tre anni.
3)Personalità nel rispetto dei valori legati al territorio di Franciacorta. Lo studio del territorio è fondamentale per raggiungere la costanza qualitativa e la riconoscibilità tipologica. Per ogni singola parcella di terreno, Bellavista ha condotto approfonditi studi di zonazione atti a definirne la vocazionalità rispetto al vitigno utilizzato e alla tipologia di prodotto a cui questo vigneto sarà destinato.
4)Naturalità. Il rispetto dei ritmi vitali della natura, la cura interpretativa di ogni vendemmia e l’utilizzo di pratiche colturali e di cantina di grande naturalità hanno portato in evidenza un insegnamento: lo stile e la classe senza tempo coincidono sempre con la semplicità e l’attenzione artigianale al particolare. Questo insegnamento si concretizza nella identificazione del “gusto di casa Bellavista”.
La storia di Bellavista, poi, è un crescendo di momenti di grande cultura – ad esempio con la nascita, sotto l’egida di Gianni Brera, del “Premio biennale Franciacorta Bellavista”, giunto alla sua X edizione - o enoici il primo Crémant franciacortino, oggi denominato Satèn (Nel 1990 Bellavista inventa e registra il termine Satèn, successivamente ceduto al Consorzio e oggi utilizzato da tutti i produttori associati) oppure con l'acquisto dei vicini vigneti del Convento dell’Annunciata, abbazia secolare situata sul Monte Orfano. Da questi sei ettari, Bellavista produce oggi uno Chardonnay in purezza di straordinaria personalità denominato Convento della Santissima Annunciata.
La produzione di Bellavista è ancora oggi improntata ad una qualità elevata del prodotto con una vendemmia manuale che coinvolge circa 300 persone ed un'attenzione, passaggio dopo passaggio, quasi maniacale.
Nell'area degustazione la
collega Teresa Caniato, che ci ha accompagnato - con un blend di competenza e simpatia - nella visita
dell'azienda spiegandoci minuziosamente le fasi che portano l'uva ad essere vino, mette a conoscenza del nostro olfatto e del nostro
palato il Bellavista cuvèe brut, un vino di bella freschezza e
lunghezza olfattiva e con una bella bocca ed un Gran cuvée
2002 con un'espressione floreale olfattiva di grande intensità,
che ben si riconosce anche nel palato.
La sera momento di alta cucina al ristorante di Gualtiero Marchesi. In un relais come l'Albereta non poteva mancare anche la grande cucina. ci sediamo al tavolo di questo paradiso culinario (ma ahimé il maestro non era presente) con una certa eccitazione enogastronomica. Non mi sembra che sia necessario dilungarmi sulla figura di Marchesi: con lui la cucina è un'arte, ma è soprattutto piacere e riscoperta del gusto. La proposta è un bel menù di degustazione nei quali spiccano il riso oro e zafferano, la seppia al vapore, il filetto alla Rossini... solo per citare alcune tra le delizie delle oltre dieci portate. Ad accompagnarci in questo tour gastronomico i prodotti di terra Moretti tra cui anche un “forestiero”: Petra 2003 dell'azienda suveretana di proprietà di Moretti.
Un ottimo riposo fa da prodromo ad una bel viaggio alla scoperta di Contadi Castaldi una delle realtà più rappresentative della Franciacorta.
Un'azienda giovane che si è avvalsa del lavoro di Mario Falcetti e del suo staff che hanno fatto della ricerca della qualità il punto fermo.
L'azienda produce 500mila bottiglie annue che arrivano da 60 ettari di vigneto siti nei comuni che un tempo corrispondevano alle contee di Franciacorta, dette “contadi”, e che venivano gestiti dall’antico signore di quei luoghi, il “castaldo”.
Grazie ad un'intuizione unica nella zona l'azienda ha stretto contratti di collaborazione continuativa e pluriennale con circa 40 viticoltori conferenti, seguiti ad ogni passo dallo staff tecnico dall’impianto sino alla raccolta delle uve. In questo modo, confessano alla Contadi Castaldi, si può poter sfruttare al massimo la variabilità territoriale, consentendo di ottenere vini-base dalle caratteristiche diverse tra loro per una maggior potenzialità compositiva delle cuvée.
Sicuramente da vedere anche il sito della Contadi Castaldi che sorge nell'antica fornace Biasca di Adro, datato 1880, ideale per il risposo delle preziose bottiglie, alla scoperta del quale ci accompagna con professionalità e competenza Flavio Signoroni.
Arrivati alla sala degustazione ci colpisce l'intuizione architettonica per la quale davanti a noi si mostra un quadro naturale: una parte in vetro con una sorta di cornice dà verso i vigneti della Francicorta. In quell'occasione abbiamo modo di riassaggiare gli Zero cuvée 2002 e 2001 entrambi con una grande intensità olfattiva ed una bella persistenza aromatica nel palato che preludono al Rosè, un frutto di amarena piacevole e non stucchevole che alla prima impatto olfattivo preannuncia un vino di grande piacevolezza così come il millesimato Rosé 2003, sempre con bei sentori di amarena accompagnati da una discreta speziatura che trovano nel palato una finale importante su toni di nocciola ed una bella profondità. Nell'insieme vini molto piacevoli e con una bellissima acidità di sottofondo in entrambe le aziende.
E per finire un tuffo nella spazio benessere: l’Espace Vitalité Henri Chenot un universo di benessere affidato all’esperienza di uno dei massimi interpreti del tradizionale concetto di Spa a porvare sul campo i piacevoli rimedi di questo specialista e del suo staff: una vera giornata di duro lavoro.
Finale sulle rive del lago d'Iseo...
Sulla strada del ritorno le considerazioni finali di un bel weekend in una terra meravigliosa e viva con la compagnia di colleghi preparati e di un'azienda con la A maiuscola ed un consiglio per tutti: tuffatevi nel relax dell'Albereta con un occhio all'enogastronomia che Bellavista e Conatdi e tutta la Franciacorta sanno offrire.


